Maurizio e Laura in memoria di Ezio Mancini, eran quasi ottantanove

grazie a te, molti hanno avuto la fortuna di conoscere Padre Antonino e questo è, secondo me, il tuo più grande merito

Maurizio e Laura in memoria di Ezio Mancini, eran quasi ottantanove

Maurizio e Laura in memoria di Ezio Mancini, eran quasi ottantanove

Mancava solo una settimana al tuo tanto atteso ottantanovesimo compleanno.
Dice Rabridanat Tagore “ E’ giunta l’ora della mia partenza: amici auguratemi buona fortuna!….Non chiedetemi cosa porto con me. Parto pel mio viaggio a mani vuote e con il cuore pieno di speranza…..e anche se vi sono pericoli per via, non ho paura.

E’ un caldo, tiepido ed inconsueto pomeriggio d’autunno mentre attendiamo le tue ceneri in quel meraviglioso cimitero di Assisi, l’ultima casa terrena scelta da te che guarda la  valle ed il tramonto. Lo sguardo si volge ora alle pendici del Subasio, a quel bosco fitto di alberi dove altre forme di vita si muovono, si posa ora sulla campagna sonnolenta e, più oltre, sulle colline addormentate che la foschia sta lentamente inghiottendo.

E intorno intorno tutto è silenzio e a tratti, giunge l’eco di voci lontane o l’abbaiar dei cani che sembrano si chiamino l’un l’altro, dai casolari qua e la, e poi tutto torna nuovamente in silenzio.

E in questo stato che la mente, grazie alla memoria, annulla tempo e spazio, perché ora, all’improvviso s’è fatto freddo. E’ inverno, quello passato, ed è di sera e siamo seduti tu io e Laura, in una stanza di ospedale a Perugia. Ascoltiamo la tua storia: “Questa mattina mentre mi radevo ho sentito un forte dolore al petto” e poi come hai chiamato il medico, la corsa all’ospedale, senza perdere tempo prezioso nonostante ci fossero lavori nelle gallerie che causavano ritardi nel traffico. Ma hai aggiunto “Come per miracolo la strada era stranamente libera”.

Ti dirò allora, citando le parole di Visnusmirti “Non si muore prima che il tempo sia venuto, anche se si è stati trafitti da centinaia di frecce. Non si vive quando è giunto il momento, anche se si è stati solamente sfiorati da un filo d’erba.”

Passi ed un parlar sommesso di due donne in visita ai loro cari, interrompono per un attimo il ricordo che subito, però, ritorna, ed ora l’aria è già più tiepida, in quel sabato di  Giugno a Passignano, nella Casa di cura in mezzo ad un giardino, con altri alberi vestiti di nuove foglioline verdi, con l’erba dove sono spuntati i primi fiori tutti colorati.
Questa volta ti ricorderò più semplicemente le parole del Corano “Cosi sta scritto. Significa che ancora non è venuto il tuo tempo”. E questa volta insieme abbiamo riso.

Ora di nuovo lo scricchiolio di passi perché sei arrivato tu, in una piccola urna ed il guardiano del cimitero si appresta a chiudere il loculo. Proprio in quel momento che alla mente tornano le parole del nostro comune amico Padre Antonino: “Quando chiuderò gli occhi nel sonno della morte” (Pensieri per la meditazione giornaliera) “Dove andrò allora? Non sarà né un andare né un venire……Non sarò qui o la ma dovunque” – mantram “Morire, nascere, morire ancora e rinascere son fatti che appartengono al corpo, non all’anima……..” .

Sono appunto queste parole che alleviano la tristezza;  il sapere che ci possiamo incontrare sempre e quando vogliamo e non sarà più necessario prendere l’auto e venire ad Assisi.

Sono certo che andrai a organizzare e dirigere un più grande albergo dove al posto delle stanze ci sono le stelle ed una di queste la lascerai per ospitare il nostro dolce amico  che ci parò al cuore. Così questa sera, quando è giunta l’ora “ca naviganti intenerisce il core” se conterò le stelle nel cielo sono sicuro che ce ne sarà una di più.
Poi mi addormenterò consolandomi con il pensiero che ci incontreremo nuovamente, anche se volta con altro nama rupa (nome e forma).

Altro non c’è da dire; le parole diventano superflue e a nulla varrebbe una erudita commemorazione  che resterebbe solo una mera speculazione.
Invece basta solo ricordare che, grazie a te, molti hanno avuto la fortuna di conoscere Padre Antonino e questo è, secondo me, il tuo più grande merito.
Maurizio e Laura

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