Ruba collana in negozio ad Assisi, 40enne arrestata

La donna è stata arrestata, ma questa volta condotta in carcere

Ruba collana in negozio ad Assisi, 40enne arrestata

Ruba collana in negozio ad Assisi, 40enne arrestata

Giovedì la quarantenne pluripregiudicata, arrestata pochi giorni prima perché resasi responsabile del reato di evasione, è tornata a colpire. Nel primo pomeriggio gli agenti della Squadra Volante del Commissariato P.S. Assisi, diretto dal Vice Questore Agg. Francesca D. DI LUCA, hanno effettuato un controllo nell’abitazione della donna per controllare il rispetto della misura cautelare degli arresti domiciliari ai quali la donna era sottoposta: accertavano la sua assenza. A quel punto per rintracciarla decidevano di perlustrare la zona e i luoghi da lei abitualmente frequentati.
Nel frattempo la Sala Operativa del Commissariato li avvisava di un furto consumato all’interno di una gioielleria in pieno centro ad Assisi ad opera di una donna corrispondente alle sue descrizioni. Portatisi prontamente in negozio, gli agenti visionavano le immagini del sistema di videosorveglianza trovando conferma a quella che fino a quel momento sembrava essere una semplice intuizione.

La commessa, si era insospettita per i comportamenti della cliente e si era recata a chiudere a chiave la vetrina contenente gli oggetti di maggior valore. La donna approfittando di questi brevi secondi di distrazione, con destrezza si appropriava di una collana in argento esposta sul bancone. La ladra, dopo aver nascosto la refurtiva del valore di circa 150 euro all’interno della tasca dei pantaloni, con una scusa usciva dal negozio. Gli agenti del Commissariato a quel punto, intuendo cosa fosse successo, si recavano nuovamente nella sua abitazione, ove nel frattempo era rientrata con indosso proprio la collanina poco prima rubata.

A quel punto i poliziotti la traevano in arresto in flagranza di reato per il reato di evasione anche di quello di furto aggravato. Nel corso del rito direttissimo, dopo la convalida il giudice, valutata l’evidente radicata insofferenza della donna alle prescrizioni e la personalità trasgressiva della stessa, ritenendo non più idonea la misura cautelare degli arresti domiciliari applicava la sua sostituzione con la custodia cautelare in carcere dove veniva immediatamente tradotta dai poliziotti.

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