Assisi, celebrata la Giornata europea dei Giusti, il racconto di un’ebrea salvata VIDEO

Gianpiero Bocci: “Grazie al vescovo Sorrentino per l’esempio di questa Chiesa in uscita”

Assisi, celebrata la Giornata europea dei Giusti, il racconto di un’ebrea salvata

Assisi, celebrata la Giornata europea dei Giusti, il racconto di un’ebrea salvata ASSISI – Attualizzare la “Memoria” per far sì che ciò che è accaduto non avvenga più. E’ questo il messaggio lanciato all’unisono dai relatori dell’incontro, tenutosi lunedì 6 marzo nella sala della Spogliazione del Vescovado di Assisi, per celebrare la Giornata europea dei Giusti, a cui ha preso parte anche il sottosegretario agli Interni Gianpiero Bocci. Un incontro che ha posto in forte parallelismo il periodo buio della Shoah con le tragedie dell’epoca odierna, soprattutto nei confronti dei migranti.

Solidarietà e accoglienza verso questi fratelli, è una necessità che si presenta sempre con maggiore evidenza e che fa pensare al gesto che, anni or sono, i Giusti hanno fatto spontaneamente nei confronti degli ebrei. Dopo il preambolo sulla recente istituzione del Santuario della Spogliazione il vescovo della diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, monsignor Domenico Sorrentino, ha affermato che “Assisi ha il dono dei valori e dell’accoglienza. Abbiamo bisogno di un mondo che faccia spazio perché c’è un altro mondo che preme per avere dignità. Tali popoli – ha aggiunto – vengono oggi a chiederci un briciolo di quello che gli appartiene.

Questo della Spogliazione è un luogo-verità dove Francesco ha voluto dire a suo padre che l’idolo dei soldi gli stava avvelenando il cuore. Non possiamo, pertanto, stare in questo luogo senza essere coinvolti, senza fare una scelta valoriale. Dobbiamo svestirci di quello che ci è stato messo addosso dalla società e che non ha nulla di evangelico”.  Il vescovo ha poi parlato del suo recente incontro con Papa Francesco a cui ha presentato il progetto sul Santuario della Spogliazione, ricordandogli quanto sia stata importante la sua visita in questo luogo il 4 ottobre 2013. Sulla stessa scia si è pronunciato il sindaco di Assisi, Stefania Proietti: “questa luce del bene che vince il male è attualissimo – ha sottolineato -.

Se proviamo a traslare quello che avviene oggi possiamo paragonare le camere a gas al nostro Mediterraneo. L’iniquità, l’ingiustizia globale – ha aggiunto – porta oggi ad una situazione che non è tanto lontana dall’olocausto. Per fare sì che l’esempio dei Giusti sia un fulgido richiamo dobbiamo agire ciascuno nella propria posizione”. Prima della visita al “Giardino dei Giusti” Maria Luciana Buseghin, presidente dell’associazione Italia-Israele ha spiegato come il Giardino di Assisi sia in Umbria il primo Giardino dei Giusti ed ha sottolineato la “necessità di far diventare questa Memoria un progetto attuale”. La direttrice dell’Opera Casa Papa Giovanni, Daniela Fanelli, ha poi letto la lettera inviata da Gabriele Missim, fondatore del Gariwo.

“Assisi ha il primato di avere ben sette Giusti  – ha affermato Marina Rosati, curatrice del Museo della Memoria che ha condotto l’incontro – . Questa memoria si arricchisce ogni anno di più, perché questi momenti di ricordo e commemorazione, ci hanno permesso di scoprire altri luoghi e persone che salvarono i perseguitati”. Rosati ha poi letto la testimonianza di Mirjam Viterbi, ebrea salvata in Assisi attualmente residente in Israele, che racconta due episodi della sua esperienza di alunna inserita in una classe completamente cattolica dopo la Liberazione quando, la famiglia, rimase a vivere alcuni anni nella città serafica. Nello scritto viene messo in evidenza il senso di grande accoglienza e reciproca accettazione ricevuti da compagni e professori.

Le conclusioni sono state affidate all’onorevole Bocci che ha sottolineato “la responsabilità di tutti proprio alla luce degli esempi di ieri”. Il sottosegretario ha poi ringraziato il vescovo per il “cammino in uscita” che la Chiesa sta facendo e per l’esempio di accoglienza che lui stesso sta dimostrando ospitando alcune profughe nigeriane in Vescovado.

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