Assisi, Ezio Mancini se ne andato, chi si ricorda di lui?

A modo suo era uno Zeffirelli o un Dario Fo'

Assisi, Ezio Mancini se ne andato, chi si ricorda di lui?

Assisi, Ezio Mancini se ne andato, chi si ricorda di lui?

Da Gianni Lippi

ASSISI – Ezio Mancini se ne andato, il decano del turismo eroico e romantico, il condottiero Romano che conquistava intere legioni di turisti che avrebbero reso grande l’Assisi degli anni 60/70/80 ci ha lasciato. Una Assisi distratta dimentica chi era e chi fosse, a modo suo era uno Zeffirelli o un Dario Fo’, Artista e mecenate che ha portato migliaia di persone in Città, ed i loro figli ancora vengono a soggiornare da noi, mentre i figli di Assisi non sanno nemmeno chi fosse questo Anziano che ci ha lasciato…Siamo una Città che merita poco perché sa dare anche meno di niente del molto che riceve…


IL SINDACO, STEFANIA PROIETTI
Continua a sorriderci dal cielo, con la sua positività e la fiducia nei giovani e nel futuro. La stima nei suoi confronti nasce per me da lontano, da quel racconto umile e prezioso, che con Giuseppe dovevamo quasi estorcergli, delle tante imprese fatte per portare visitatori nella nostra Città, per farla conoscere ed amare in tutto il mondo.
Lo ascoltavo ammirata, anni fa, mai pensando che un giorno avrei ricoperto un ruolo di decisore politico in cui avrei potuto ricalcare le sue orme, per far sì che Assisi riacquistasse quell’appeal per quello che oggi si definisce turismo organizzato incoming. Era un vero signore, il Dottor Mancini, anche per la sua, non comune, fiducia sincera nei giovani, nelle donne….ed anche in me.
Ho inviato questo telegramma alla sua agenzia, ai suoi cari: “Le più sentite condoglianze e la più stretta vicinanza mia personale, della Giunta, dell’Amministrazione comunale e di tutta la Città di Assisi a un grande Maestro per il servizio che oggi siamo chiamati a ricoprire. Il dottor Mancini è stato, per noi, persona di riferimento nella sua visione strategica capace di futuro, nel far conoscere la Città di San Francesco e le sue meraviglie, nel portare  sempre più pellegrini, turisti, visitatori, amici ad Assisi, da ogni parte del mondo. Ha saputo creare ponti e nuove vie anche laddove non esistevano.
Ha avuto una visione positiva del futuro di una comunità, portandola avanti con coraggio, abnegazione e, sempre, con il sorriso. Per questo non lo dimenticheremo e ci impegneremo, ogni giorno di più, a far fruttare i talenti che ha donato alla Città Serafica.
Grazie Dottor Mancini!
Grazie dalla Tua Assisi!!!”
Ma mai come in questo momento, sento vivo e presente il Dottor Mancini con la sua esperienza e la sua positività, con il suo esempio prezioso da seguire oggi più che mai!
Per far ritornare Assisi a splendere nel firmamento delle destinazioni più ambite dai grandi tour operator mondiali. Per far si che chiunque giunga ad Assisi, riparta da qui già con la nostalgia della Città di San Francesco, e trasmetta l’esperienza di Assisi come quella di un viaggio ‘che non ti puoi perdere per niente al mondo’! Perché il Dottor Mancini, con la sua esperienza di vita e di lavoro, ci ha insegnato che essere di Assisi, vivere in Assisi e  spendere le proprie energie e la propria creatività per Assisi sono un privilegio e una gioia immensi!
Grazie Dott. Mancini!
Continua a seguirmi dal cielo!
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4 Commenti

  1. Ti ho molto apprezzato e ammirato, grazie per il tuo grande impegno a favore della nostra Assisi. Buon viaggio verso la meta agognata. RIP

  2. Grande Ezio, sei stato un vero sincero amico, indimenticabili i tempi in cui abbiamo collaborato con successo. Sei stato per tutti un esempio per l’amore verso Assisi, per la laboriosità, per l’altruismo, per la generosità. RIP.
    Geo

  3. In memoria di Ezio Mancini

    Mancava solo una settimana al tuo tanto atteso ottantanovesimo compleanno.
    Dice Rabridanat Tagore “ E’ giunta l’ora della mia partenza: amici auguratemi buona fortuna!….Non chiedetemi cosa porto con me. Parto pel mio viaggio a mani vuote e con il cuore pieno di speranza…..e anche se vi sono pericoli per via, non ho paura.”

    E’ un caldo, tiepido ed inconsueto pomeriggio d’autunno mentre attendiamo le tue ceneri in quel meraviglioso cimitero di Assisi, l’ultima casa terrena scelta da te che guarda la valle ed il tramonto. Lo sguardo si volge ora alle pendici del Subasio, a quel bosco fitto di alberi dove altre forme di vita si muovono, si posa ora sulla campagna sonnolenta e, più oltre, sulle colline addormentate che la foschia sta lentamente inghiottendo.

    E intorno intorno tutto è silenzio e a tratti, giunge l’eco di voci lontane o l’abbaiar dei cani che sembrano si chiamino l’un l’altro, dai casolari qua e la, e poi tutto torna nuovamente in silenzio.
    E in questo stato che la mente, grazie alla memoria, annulla tempo e spazio, perché ora, all’improvviso s’è fatto freddo. E’ inverno, quello passato, ed è di sera e siamo seduti tu io e Laura, in una stanza di ospedale a Perugia.
    Ascoltiamo la tua storia: “Questa mattina mentre mi radevo ho sentito un forte dolore al petto” e poi come hai chiamato il medico, la corsa all’ospedale, senza perdere tempo prezioso nonostante ci fossero lavori nelle gallerie che causavano ritardi nel traffico. Ma hai aggiunto “Come per miracolo la strada era stranamente libera”.
    Ti dirò allora, citando le parole di Visnusmirti “Non si muore prima che il tempo sia venuto, anche se si è stati trafitti da centinaia di frecce. Non si vive quando è giunto il momento, anche se si è stati solamente sfiorati da un filo d’erba.”

    Passi ed un parlar sommesso di due donne in visita ai loro cari, interrompono per un attimo il ricordo che subito, però, ritorna, ed ora l’aria è già più tiepida, in quel sabato di Giugno a Passignano, nella Casa di cura in mezzo ad un giardino, con altri alberi vestiti di nuove foglioline verdi, con l’erba dove sono spuntati i primi fiori tutti colorati.
    Questa volta ti ricorderò più semplicemente le parole del Corano “Cosi sta scritto. Significa che ancora non è venuto il tuo tempo”. E questa volta insieme abbiamo riso.

    Ora di nuovo lo scricchiolio di passi perché sei arrivato tu, in una piccola urna ed il guardiano del cimitero si appresta a chiudere il loculo. Proprio in quel momento che alla mente tornano le parole del nostro comune amico Padre Antonino: “Quando chiuderò gli occhi nel sonno della morte” (Pensieri per la meditazione giornaliera) “Dove andrò allora? Non sarà né un andare né un venire……Non sarò qui o la ma dovunque” – mantram “Morire, nascere, morire ancora e rinascere son fatti che appartengono al corpo, non all’anima……..” .

    Sono appunto queste parole che alleviano la tristezza; il sapere che ci possiamo incontrare sempre e quando vogliamo e non sarà più necessario prendere l’auto e venire ad Assisi.

    Sono certo che andrai a organizzare e dirigere un più grande albergo dove al posto delle stanze ci sono le stelle ed una di queste la lascerai per ospitare il nostro dolce amico che ci parò al cuore.
    Così questa sera, quando è giunta l’ora “ca naviganti intenerisce il core” se conterò le stelle nel cielo sono sicuro che ce ne sarà una di più.
    Poi mi addormenterò consolandomi con il pensiero che ci incontreremo nuovamente, anche se volta con altro nama rupa (nome e forma).

    Altro non c’è da dire; le parole diventano superflue e a nulla varrebbe una erudita commemorazione che resterebbe solo una mera speculazione.
    Invece basta solo ricordare che, grazie a te, molti hanno avuto la fortuna di conoscere Padre Antonino e questo è, secondo me, il tuo più grande merito.
    Maurizio e Laura

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