Assisi, l’arte in mostra al Cambio Festival, dal 26 al 29 luglio

Da sempre, il desiderio di Cambio Festival è offrire occasioni d’incontro, divertimento e, insieme, di crescita culturale

Assisi, l’arte in mostra al Cambio Festival, dal 26 al 29 luglio

BASTIA UMBRA – Giunto alla 18ª edizione, Cambio Festival torna dal 26 al 29 luglio con un programma musicale all’insegna del divertimento, nell’incantevole cornice del Castello medievale di Palazzo di Assisi. Un appuntamento divenuto ormai imperdibile per gli amanti della buona musica e per i tanti affezionati che ogni anno partecipano anche da fuori regione.

Da sempre, il desiderio di Cambio Festival è offrire occasioni d’incontro, divertimento e, insieme, di crescita culturale nella convinzione che questa sia la via intrapresa da quell’arte contemporanea che vuole comunicare con il pubblico. La via è quella della contaminazione tra generi musicali diversi e tra forme di espressione artistica differenti: una fusione creativa di esperienze, modalità espressive, tradizioni culturali in una felice dimensione di scambio e incontro.

Come ogni anno, l’ascolto di buona musica sarà accompagnato da esposizioni artistiche lungo i vicoli del Castello, per l’occasione impreziositi da opere pittoriche, fotografiche e installazioni animate da improvvisazioni musicali. Focus sulle esposizioni in mostra al Cambio Festival 2017

Brajo Fuso

In esposizione tre opere dell’eclettico artista umbro definito da Carlo Giulio Argan come uno dei maggiori artisti europei del Novecento (su gentile concessione, collezione privata).

 Andrea Cova Tierra y Libertad

Una galleria di foto scattate in anni recenti in Perù racconta la durezza della vita dei braccianti nella terra andina, fatta di violenze e paura. Qui da sempre la terra, con le persone che l’hanno lavorata e la lavorano, rappresenta il luogo della fame e dello sfruttamento, ma anche della lotta e del riscatto.

La fatica segna gli animi e i volti di rughe, di sudore salato. Senza sosta e senza rispetto per la stagionalità, poche persone sopravvissute agli anni, possono ancora raccontare cosa significa poter avere la propria terra, coltivarla e ricavarne un sostegno economico sia pure modesto per la famiglia.

Gian Luca Bianco e Gian Domenico TroianoImbilico: perpetua motus terra

Esposizione fotografica. Sulla terra, le case innalzate dalle mani crollano e si frantumano, ritornano alla terra. Una terra che respira, dona la vita e che sa anche distruggere in pochi attimi l’operato umano, annientando tracce materiali ed emotive del suo quotidiano: edifici pubblici, storici, case, mobili e oggetti che accumuliamo nelle nostre abitazioni, andando a creare lo spazio e il luogo delle nostre vite, architetture perciò ‘Imbilico’. L’atto documentale dei due fotografi sulle distruzioni causate dai terremoti del 2016 in Umbria e nelle Marche subisce una profonda trasformazione dopo la stampa delle fotografie: la fotografia che documenta la distruzione, diviene a sua volta oggetto da distruggere per reagire e poi ricomporre dalle macerie. L’improvvisazione musicale di Max Bernacchia fa eco con una geometria ulteriore, quella delle emozioni e dell’intangibile.

Jacopo Cassi – Onirico

Giovane artista perugino, le sue opere sono influenzate dall’ambiente della sua città e ispirate dall’onirico ancestrale: ‘È fantasia che non chiede interpretazione’. Lavora con tempera e acrilico su tela e tavola.

Angelo Dottori – La Cornice del Silenzio

Il titolo del progetto nasce da una frase di Miles Davis: ‘La musica più bella è il silenzio, le note non sono altro che la cornice del silenzio’.

L’artista di Bastia Umbra espone una serie di quadri dedicati al tema della musica, da sempre, sua grande passione. L’attenzione è posta sulle mani che corrono sullo strumento dando magicamente vita all’idea compositiva. Il rosso, a contrasto con il bianco e nero, è la rappresentazione della passione pura.

Annalaura Vinti – Voulez-vous jouer avec moâ

Testo francese futurista di Marcel Archard, tradotto insieme a Mariella Viticci, diviene dapprima uno spettacolo, poi opera scenografica. Il circo francese e la poetica felliniana si coniano in una serie di oggetti e immagini che ricordano i colori di un vecchio circo di strada. Il titolo del “sogno” è a sua volta il titolo del testo originale, e il “moâ” non è un errore ma un cambio futurista di suoni, di cui anche il testo è carico e ne richiama la particolarità. Da qui il progetto che si apre tra felliniana teatralità e futuristica scenografia.

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