Assisi, Luigino Ciotti: “Le elezioni 2016 ed il suo futuro”

@ sinistra da lista elettorale si trasformerà in associazione per perseguire e proseguire il programma politico

Comitato Assisi-Bastia Umbra, il nostro contributo al NO al Referendum

Assisi, Luigino Ciotti: “Le elezioni 2016 ed il suo futuro”. Da Luigino Ciotti ex candidato sindaco lista @ sinistra – Lontano dalle passioni del momento elettorale possiamo esaminare il voto delle comunali di Assisi e le sue conseguenze con lucida razionalità. Ad Assisi si è giocata una partita non solo locale, ma regionale, di sperimentazione di una formula politica centrista che facesse da apripista per gli scenari delle regionali del 2020 ed anche per il controllo del PD ed i suoi destini da subito. Dentro una formula nuova ed apparenti cambiamenti ha in realtà vinto l’Ancien Régime, cioè quello che prefigura di farci morire democristiani, compresi coloro che si dicono di sinistra, che non lo vorrebbero, ma che con le loro scelte hanno avallato e contribuito a costruire questo risultato.

In poche parole ha vinto il sistema di potere e di relazioni sociali bocciandemocristiano tanto che il sottosegretario del governo si è  impegnato, in prima persona, anche nella fase delle trattative, smentite a parole ma esistenti nei fatti, con la coalizione centrista-democristiana il cui leader Antonio Lunghi era stato il primo obiettivo del progetto politico di conquista e governo della città.

Cambia nominalmente il governo e cambiano gli uomini (anzi forse è il caso di dire le donne)  tanto che il vecchio ceto politico (e non classe dirigente non avendone le capacità) è stato letteralmente spazzato via quasi tutto e ciò è l’unico vero pregio del voto, ma non cambiano le politiche al di là della facciata.

Va bene l’eliminare i privilegi come il parcheggio sulla piazza Chiesa Nuova, va bene aderire alla Marcia della Pace, a progetti di legalità, modificare il traffico, ma quello che conta è ciò fa sostanza e non il contorno.

Nel progetto politico civico sostenuto dal PD non c’è alcun elemento di sovversione dell’ordine esistente, come in tanti hanno creduto.

Il cambiamento si misura da quanto si pratica una abissale distanza dai detentori del potere che ad Assisi sono: 1) soggetti e professionisti del settore che ruotano intorno agli interessi urbanistici (PRG, cementificazioni, compravendita di aree, lavori pubblici ecc…); 2) interessi del clero non spirituali e di preghiera; 3) alcuni soggetti legati al turismo ed il tutto condito da una spruzzatina di massoneria.

Questi sono i poteri forti della città, che l’hanno governata e che si sono scontrati sul suo futuro.

La presa di distanza da questi è la condizione per un Nouveau Régime.

Non è così però ed infatti la vera natura del governo attuale si è subito disvelata.

L’approccio di subalternità al clero già dimostrata in breve tempo in vari modi, Festa del Voto, nella variazione di bilancio con più soldi per le attività dei religiosi, la non eliminazione della delibera Ricci del 2008 sui mendicanti a cui allora il PD si oppose, l’immobilismo sul PUC di S. Maria degli Angeli e sulla fideiussione in caso di mancata esecuzione, la capacità di programmare da subito un progetto sul turismo che tenga conto dell’insieme del territorio valorizzandolo e contrastando i piccoli interessi di bottega.

Ma come siamo arrivati a questo?

La crisi del centrodestra assisano che ha fatto sfiorare il commissariamento della città evidenziatasi con 5 candidati sindaco, di cui ben 3 imprenditori, è la fine di un ciclo economico nel nostro territorio, quello della ricostruzione post-terremoto, che ha visto scendere, in pochi anni, da 140 a 39 milioni i soldi a disposizione dell’Amministrazione Comunale.

Senza “lilleri non si lallera” dice un proverbio ed in assenza dei soldi e di un’idea di città, i litigi ed i personalismi, a destra, hanno avuto il sopravvento perché la torta non era sufficiente ad accontentare tutti e produrre quel vasto consenso politico di cui hanno goduto le forze e gli uomini di centrodestra succedutesi per un ventennio dal 1997 al 2016.

Le divisioni nel centrodestra suggerivano immediatamente come risposta un’alternativa di contenuti e metodi che si è fermata però al periodo elettorale.

Infatti il marketing che tira in questa fase storica italiana che predilige come candidato donne giovani, brillanti, professioniste, dell’università, fuori dalla politica ha superato ogni barriera, con l’aiuto di tanti vecchi personaggi, esperti, smaliziati e cinici ed il look ha scalzato etica, coerenza e programmi.

Comunque analizzando già i numeri elettorali il risultato è meno brillante di quanto appare e dovrebbe suscitare domande e prudenza.

Innanzitutto ad Assisi al primo turno solo 16.065 sono stati i votanti e cioè il 70,20% (ed un ulteriore calo di 2.515 al ballottaggio) evidenziando che quasi un terzo dei cittadini non si riconosce in alcuna formazione politica e questo è un problema serio per la democrazia.

Inoltre la neo-sindaca Proietti ha ottenuto 7.033 voti su 22.884 elettori e cioè ha avuto il consenso di appena il 30,73% degli aventi diritto e quindi rappresenta così meno di un terzo di loro. La vera rappresentatività, da un punto di vista politico, è però quella del I° turno quando si vota il progetto politico, le idee, confrontandole con più soggettività e progettualità.

Da questo punto di vista i voti ottenuti dalla Proietti sono stati 4.089 il 26,32 di quelli espressi e dalle sue liste 3.847 il 26,24%, ma in realtà sono il 17,87% del totale degli aventi diritto al voto.

La legge dà diritto di governare a chi ha più voti ma chi governa dovrebbe capire il reale consenso che ha e tener conto anche delle ragioni dei tanti (in questo caso la stragrande maggioranza degli abitanti di Assisi) che non hanno espresso un consenso a chi ha vinto e quindi vanno conquistati con la buona amministrazione che noi, del resto, ci auguriamo per il bene di tutti.

Il ballottaggio ad Assisi, come quasi sempre accade, è stato un voto contro, in questo caso Giorgio Bartolini ed il centrodestra diviso e conflittuale e non un’ entusiastica adesione al programma del vincitore.

Il no a Bartolini nasceva da almeno tre fattori:

1) l’età anagrafica, 2) il ritenere più che esaurito il ruolo di Bartolini dopo 10 anni di sindacatura, 5 da vice, 5 all’opposizione ed altri da consigliere e da assessore alla fine degli anni ’60, 3) la contrarietà degli assisani ad un primo cittadino angelano accusato di aver impoverito il centro storico trasferendo vari uffici e sedi a S. Maria degli Angeli (ad Assisi Bartolini ha avuto 471 voti in meno della Proietti – 1.026 contro 1.497 – e il 40,66% contro la media comunale del 46,2%. Numeri alla mano si può dire che la sconfitta di Bartolini è stata determinata da questa differenza).

Se a tutto questo aggiungiamo il ruolo della Chiesa, voluto o no, dichiarato o no, palese o no, ma sicuramente reale ed influente il risultato era scontato.

Del resto nelle liste della Proietti, che contenevano tutto ed il contrario di tutto, c’erano membri attivi delle parrocchie di S. Maria degli Angeli, Castelnuovo, Rivotorto, Petrignano ed erano quindi naturalmente predisposte ad accogliere i voti dei cattolici che una volta tolto di mezzo Lunghi (con il venir meno delle sue speranze nonostante contasse i tanti campioni di preferenza, ma che visibilmente rappresentavano la vecchia politica e la casta) al II° turno non potevano non nuotare nell’acqua di casa.

In una città di poteri forti, da sempre culturalmente di centrodestra e senza lotte sociali era difficile modificare in profondità equilibri e risultati elettorali e quindi la presenza della lista @ sinistra, costruita in pochi mesi recuperando nel patrimonio di idee e forze delle precedenti esperienze elettorali de La Mongolfiera e Buongiorno Assisi, senza però una parte finita nel PD, era destinata solo a garantire un’identità e mantenere, insieme alla memoria storica ed energie culturali e politiche, aperta una speranza per il futuro.

I 624 voti ed il 4% nel comune (ma con il 6,56% ad Assisi, il 7,6% a Sterpeto, il 4,8% a Petrignano), se pur non è sufficiente ad entrare in consiglio comunale, sono una realtà che permette alla sinistra di Assisi di verificare esistenza ed un consenso che è anche superiore a quello di tante città come Torino, Milano (di grande tradizione di centrosinistra) ecc..in cui si è votato nello stesso giorno.

Per questo @ sinistra da lista elettorale si trasformerà in associazione per perseguire e proseguire il programma politico diffuso durante le elezioni, anche perché se la nuova amministrazione è quella che abbiamo visto al primo consiglio comunale viene spontaneo dire che “gli atti non son belli” e che “se il buongiorno si vede dal mattino” la nostra presenza sarà utile e necessaria ed i tanti che hanno abboccato alla campagna del PD sul voto utile si ricrederanno.

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1 Commento su Assisi, Luigino Ciotti: “Le elezioni 2016 ed il suo futuro”

  1. Bella ed interessante l’analisi di Luigino Ciotti ma incompleta. Non so fare i conti ma mi piacerebbe sapere a quanto corrispondono i 624 voti e il 4% ottenuto dalla lista Ciotti nel totale degli aventi diritto al voto. Così, giusto per sapere, se sono davvero una realtà da cui ripartire, come afferma Luigino Ciotti, o solo un atto di presenza per dire che ci sono anche io.

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