Assisi, Padre Mauro Gambetti: “Qui per pace, non in cerca gloria”

Custode: "Il valore profetico dell'incontro che oggi si conclude dipende da ciò che farà ciascuno di noi domani"

Padre Gambetti, Sete di Pace Assisi, semplicemente grazie

Assisi, Padre Mauro Gambetti: “Qui per pace, non in cerca gloria”. “Il mondo conoscerà una fase di sviluppo se chi è qui non è in cerca di gloria, non si ritiene migliore degli altri e non considera la propria religione, il proprio gruppo di appartenenza o la propria cultura superiore alle altre”. Lo ha detto il Custode del Sacro Convento, padre Mauro Gambetti aggiungendo: “Chi è venuto qui, più o meno consapevolmente, è un uomo pronto a morire per la pace”. “Il valore profetico dell’incontro che oggi si conclude dipende da ciò che farà ciascuno di noi domani”, ha concluso Gambetti.

Il discorso completo di Padre Mauro Gambetti Custode Generale del Sacro Convento di Assisi

Dialogo e preghiera sono i capisaldi di questo incontro, organizzato con il desiderio di promuovere tra le genti una convivenza mite, riconciliata, libera. Volevamo offrire al mondo intero un messaggio di misericordia e di pace condiviso dalle religioni e dagli uomini di buona volontà. Non so se ci siamo riusciti. La storia darà il suo giudizio, in termini di sviluppo o di declino dell’umanità.
Tuttavia, possiamo azzardare una lettura “profetica” a partire dall’esperienza di frate Francesco piccolino, che nel 1219 a Damietta incontrò il sultano Malik al-Kamil.
Dialogo. Umile nel contegno, più umile nel sentimento, umilissimo nella propria stima… (2Cel 140: FF 724): questo l’uomo, come è descritto dal Celano, che si reca a Damietta. L’umiltà consente di trasmettere e di percepire l’Infinito, l’Assoluto, l’Eterno, dinanzi al quale tutti siamo nulla, un soffio, di pari dignità. Gli umili si rispettano, si apprezzano, si valorizzano vicendevolmente.
Preghiera. Ancora il primo biografo scrive di Francesco che egli era non tanto un uomo che prega, quanto piuttosto egli stesso tutto trasformato in preghiera (2Cel 95: FF 682). Chi attinge continuamente alla vita spirituale ha cuore per accogliere gli altri, i diversi, perché li riconosce così simili a sé nelle profondità misteriose dell’essere da sentirsi una cosa sola con loro.
A questo punto, è semplice la profezia. Il mondo conoscerà una fase di sviluppo se chi è qui non è in cerca di gloria, non si ritiene migliore degli altri e non considera la propria religione, il proprio gruppo di appartenenza o la propria cultura superiore alle altre. Chi mi sta di fronte ha sempre qualcosa più di me, qualcosa che io non possiedo. Senza umiltà il confronto tra noi, quello di oggi e quello di domani, è solo un compromesso per mantenere l’uno il potere sull’altro.
Infine, chi è venuto qui, più o meno consapevolmente è un uomo pronto a morire per la pace. Lo sono gli amici che garantiscono la sicurezza per tutti noi. Grazie! Sono pronti a morire per la pace anche coloro che sono qui in servizio a diverso titolo, come puregli invitati e quanti sono venuti di spontanea volontà. Grazie a tutti!
Ma quando si passa dall’essere pronti all’atto di morire per la pace? Credo che senza la preghiera non possa avvenire questo passaggio. Chi si abbevera alle sorgenti dello spirito vede scomparire dal cuore la paura della morte e sa rinunciare alle proprie ragioni, aprirsi al perdono, fare del bene a chi gli fa del male, sottomettersi a tutti per amore.
Il valore profetico dell’incontro che oggi si conclude dipende da ciò che farà ciascuno di noi domani.
Il Signore vi dia pace.

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