Cagliari, Di Maolo alla settimana Sociale cattolici italiani, un progetto per l’Italia!

In Italia abbiamo un grande bisogno di salute e rispondere a questo bisogno

Cagliari, Di Maolo alla settimana Sociale cattolici italiani, un progetto per l'Italia!

Cagliari, Di Maolo alla settimana Sociale cattolici italiani, un progetto per l’Italia!

Un progetto per l’Italia! Si è chiusa a Cagliari la 48esima Settimana Sociale dei cattolici italiani. Si è parlato del Lavoro che Vogliamo: libero creativo, partecipativo e solidale.
È stata una straordinaria esperienza di Chiesa, unita, determinata, consapevole e capace di avere una progettualità ben definita sul futuro del nostro Paese. Il successo della Settimana e’ dovuto prima di tutto al lavoro del comitato organizzatore, che prima di mettere in campo il proprio sapere, e con grande umiltà, si è messo in ascolto del territorio e della vita, innescando una grande partecipazione delle Diocesi con il progetto “cercatori di lavoro”, all’interno del quale gli animatori di comunita’ del Policoro e i vari uffici di pastorale sociale hanno iniziato a riversare le buone pratiche di lavoro, pubbliche e private, e la narrazione di imprese virtuose. Un comitato organizzatore che ha saputo dimostrare quanto possa essere grande la progettualità quando la competenza e’ espressa da persone in cui batte un cuore cristiano.

È stata la settimana sociale dei volti dei lavoratori. In ogni riflessione abbiamo portato con noi i volti di quanti sono morti per il lavoro, dei disoccupati, degli inattivi e di quanti sono usciti dal mercato del lavoro. L’urgenza di una Settimana Sociale su questi temi e’ la necessità di un lavoro degno per tutti. Il lavoro e’ degno quando rispetta la vita delle persone, l’ambiente, la legalità. Il lavoro e’ degno quando non umilia le persone per renderle parte di un tutto, co-costruttori del mondo.

Papa Francesco nel video messaggio alle Settimane Sociali ha ricordato che “Senza lavoro non c’è dignità”. La sua denuncia si è rivolta soprattutto nei confronti di lavori che non possono definirsi tali perché non degni e umilianti la persona. Anche il precariato genera angoscia di perdere il lavoro: “È immorale – ha concluso – uccide la dignità, la salute, la famiglia e la società. Il lavoro nero e il lavoro precario uccidono”.’ Questo è il lavoro che non vogliamo.

A Cagliari il sociologo Mauro Magatti ha delineato un quadro molto puntuale del contesto sociale attuale. La generazione dei nostri padri ha lavorato con passione creando ricchezza anche per i propri figli. Poi siamo arrivati noi, i baby boom, nati insieme al consumismo e al benessere. Questa generazione, protagonista della globalizzazione “lascia pochi figli e molti debiti”. Il lavoro viene investito dalla velocità, dalla robotica. Siamo alle soglie di una trasformazione profonda. Nonostante tanti lavori stiano scomparendo, sono convinta profondamente di quanto sostenuto a Cagliari: “dopo l’inverno torna sempre la primavera”.

Nel corso della ricerca delle buone pratiche all’interno del territorio della diocesi di Assisi, GualdoTadino e Nocera Umbra, ci siamo imbattuti nelle crisi di tante fabbriche che un tempo erano il simbolo della stabilità e della occupazione, ma abbiamo colto anche tante novità che ci danno speranza. C’è una nuova idea di impresa e di lavoro che si sta facendo strada ed emerge: la diffusione della fabbrica digitale, l’economia della condivisione, i sistemi intelligenti di reti di imprese, ma anche distretti industriali popolati da ricercatori, sturtupper, progettisti, sviluppatori, freelance che si muovono in una nuova dimensione agile e in continua evoluzione.

La primavera è già iniziata, “ma non è l’estate , il tempo del raccolto e dell’attesa, e’ piuttosto il tempo della semina, cioè della speranza, dell’audacia, dell’impegno. Di chi sa credere senza vedere ancora i frutti”. Occorre competenza per affrontare le sfide della trasformazione. Nel corso di questa settimana ho maturato la certezza che sia necessario ripartire dai valori e dalla consapevolezza che nel lavoro si gioca la nostra dignità, la nostra libertà, la nostra democrazia.

Mettere al centro il lavoro significa mettere al centro l’uomo è prendersi cura dell’umano. Su questa consapevolezza la Chiesa si è ritrovata unita. Da dove partire allora e cosa seminare?

Innanzi tutto dobbiamo curare il nostro futuro: i giovani. Il 40% di disoccupazione giovanile non è frutto del ciclo economico ma del mismatch tra domanda è offerta di lavoro”. È’ urgente investire sull’orientamento e investire di più sulla filiera Istruzione e formazione professionale (Ifp), istruzione tecnica (Its) e apprendistato”. È’ importante realizzare un’alternanza scuola-lavoro di qualità.

Molte le proposte concrete consegnate alla politiche, tra le quali vorrei ricordare quelle individuate per la creazione del buon lavoro : 1) ridurre gli ostacoli alla creazione del lavoro con la riduzione del cuneo fiscale, la riduzione dei tempi della giustizia, la facilitazione dell’accesso al credito, il sostegno alle piccole imprese; 2) invertire la rotta della corsa al ribasso sui costi di lavoro; 3) ridare dignità agli esclusi favorendo il loro reinserimento nel mondo del lavoro.

E’ necessario, inoltre, abitare il nuovo spazio determinato dalle attuali tecnologie e dalla ricerca scientifica. Il lavoro non è dato, il lavoro si crea. Questa convinzione deve portarci ad ascoltare attentamente i bisogni espressi dalle persone. L’economia e’ per l’uomo, per la sua felicità e cresce intorno ai bisogni della persona.

A Cagliari si è fortemente richiesto alla politica di eliminare gli ostacoli alla creazione del lavoro e alla promozione delle imprese. Sono fermamente convinta che i germogli che si intravedono nella ripresa dell’Italia non possano essere ostacolati dalla politica! Mi viene spontaneo, per il settore di lavoro in cui opero professionalmente, allargare la riflessione al lavoro di cura nell’ambito socio sanitario.

E’ il lavoro del prendersi cura, lavoriamo PER qualcuno, un qualcuno che rimane nei nostri cuori anche quando abbiamo timbrato il cartellino in uscita. Si tratta di una tipologia di lavoro che non è stata travolta dalla velocità. L’azienda 4.0 e’ lontana nel lavoro del prendersi cura in cui occorre rallentare il tempo fino a sapersi fermare. E’ il lavoro della difesa e della custodia della vita, in cui scoprire la reciprocità e il dono.

In questo ambito le opportunità di lavoro sono in forte crescita e non solo perché la vita media si allunga. È lo stesso sistema economico che genera nuove forme di malattia e disagio. La crisi economica, la mancanza di lavoro, l’aumento della povertà e della disoccupazione stanno determinando un peggioramento significativo dello stato di salute delle persone e in ogni Paese. L’Oms ha lanciato l’allarme depressione. Nel 2020 soffriranno di depressione 322 milioni di persone. C’è poi la condizione giovanile. Tra i giovani il suicidio è la prima causa di morte dopo l’incidente stradale. Ci sono poi le dipendenze.

In Italia abbiamo un grande bisogno di salute e rispondere a questo bisogno sarebbe prima di tutto una risposta concreta e diretta verso la persona fragile, verso la famiglia, ma sarebbe poi anche un modo per liberare lavoro. Ma il lavoro in ambito socio sanitario e’ forse quello che soffre più di tutti della burocrazia, dei tempi dell’immobilita’ politica e di una sussidiarietà incompiuta in cui il pubblico molto spesso non è solo l’unico garante di questo settore, ma anche l’unico erogatore .
Dobbiamo incidere sulla cultura.

Marco Biagi nel 2001 aveva già colto in modo profetico non solo la dimensione e gli effetti della quarta rivoluzione industriale, ma il contesto ideologico e culturale italiano di invincibile conservazione, autentico nemico del lavoro.

Occorre però essere consapevoli che “la conversione culturale” potrà attivarsi solo partendo dalla riscoperta del senso del lavoro come lo ha vissuto, nelle sue forme migliori, il cattolicesimo democratico e popolare in dialogo con le altre visioni della vita presenti nel Paese (mons. Santoro). Rimettere al centro il lavoro significa ricostruire un ecosistema favorevole a chi lo crea e a chi lo esercita.

Le settimane sociali hanno segnato un nuovo passo della Chiesa, capace di raccogliere le sfide della modernità con il metodo della comunione. Chiudo queste mie riflessioni con un pensiero che ci ha affidato l’economista Luigino Bruni: “Ci sono milioni di persone, ricche e povere, imprenditori e casalinghe, che riescono a dare sostanza e felicità alla propria vita semplicemente lavorando. Che vincono ogni giorno la morte e la vanitas riordinando una stanza, preparando un pranzo, riparando un’auto, facendo una lezione. Ci sono certamente felicità più alte di queste nella nostra vita, ma non siamo capaci di raggiungerle se non impariamo a trovare la semplice felicità nella fatica ordinaria di ogni giorno. Ci salviamo solo lavorando”.
#illavorochevogliamo

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