Consiglio Assisi, Bartolini attacca le nomine di Stefania Proietti

Il consigliere Giorgio Bartolini ha attaccato il sindaco per le sue scelte

Consiglio Assisi, Bartolini attacca le nomine di Stefania Proietti. L’elettorato ci ha voluto all’opposizione. Ed è quello che faremo: un controllo corretto, ma determinato sui provvedimenti della maggioranza. Noi intendiamo lavorare nell’interesse vero del “bene comune”, senza abusare, come troppo spesso è accaduto ultimamente da parte di alcuni di queste due parole. In quanto liberi da ogni condizionamento, non abbiamo interessi privati da difendere di alcun genere.

Lei sindaco ha ripetutamente affermato che ha un progetto civico. Se per progetto intendiamo concrete proposte programmatiche, oggi, al momento del suo insediamento, speravamo che ce l’avesse mostrato o quanto meno descritto per sommi capi. Viceversa abbiamo sentito sole parole senza nessuna utilità. Aspettiamo che ce lo mostri a breve, altrimenti si deve pensare che si tratta della solita propaganda.

Se invece pensiamo che progetto civico si riferisca all’aggregazione elettorale che l’ha sostenuta, allora, nessuno può smentirci che di civico c’è proprio poco, come dimostra anche la Giunta che lei ora ci ha presentato. In realtà si è trattato di un progetto politico bell’e buono, realizzato da un partito che proprio nuovo non è: il PD, erede diretto del Partito Comunista.

Un progetto politico mascherato da progetto civico, nella consapevolezza che mai ad Assisi la sinistra avrebbe vinto le elezioni, se si fosse presentata con il suo vero volto. Da qui il vecchio trucco di trovare un candidato moderato per ingannare gli elettori. Comunque, lei non si illuda, non sarà libera per la presenza massiccia di consiglieri comunali del PD (sei su dieci) che al momento del bilancio faranno sentire la loro voce.

Veniamo alla giunta da lei nominata. Non intendo esprimermi sulle qualità delle persone. Solo mi permetto di segnalare, a livello puramente politico, l’ennesima capriola di una consigliera eletta nell’opposizione, che questa volta non ha aspettato nemmeno il primo consiglio per fare l’ennesimo salto della quaglia, entrando addirittura in giunta quale ricompensa del suo ennesimo tradimento del mandato dei cittadini. La sua incoerenza, che lei sindaco ha chiamato coraggio, è davanti agli occhi di tutti. Infatti cinque anni fa era con il PD di Cianetti, appena eletta è passata con il centrodestra Ricci/Lunghi con la quale ha approvato con voto determinante il bilancio. Un mese fa è stata candidata a consigliere in appoggio a Lunghi ed ora assessore con il Pd.

E veniamo alle deleghe. Questa giunta rappresenta davvero qualcosa di strano, in particolare per le deleghe assegnate, o meglio non assegnate.
Ma procediamo per gradi, intanto non si capisce il ruolo degli illustri personaggi da lei scelti come “consiglieri del sindaco”. Che cosa significa? Avranno un compito istituzionale preciso e retribuito come consulenti? Se sì, ci si chiede quante volte verranno ad Assisi ogni settimana e quale conoscenza hanno del nostro territorio? Uno vive a Bologna, uno a Roma e una è addirittura sottosegretario del governo in carica. Se invece si tratta solo di consiglieri di facciata, aveva davvero senso dichiararne la collaborazione contestualmente a un atto formale e importante come la nomina della giunta? Sarebbe bene tenere distinte la propaganda e l’amministrazione.

Ci sorge il dubbio che il sindaco ritenga che nel suo gruppo consigliare non ci siano le competenze necessarie per fare una giunta decente e per questo si serva di questo “consiglio ristretto” di facciata. Paradossalmente l’unica delega seria, quella della scuola e ai servizi sociali, è stata assegnata a una consigliera eletta con l’opposizione!

Che le cose stiano proprio così lo dimostra la distribuzione delle deleghe: in pratica fanno capo a lei sindaco tutte le materie di reale competenza ed importanza del comune, mentre agli assessori restano deleghe come marketing, trasparenza e partecipazione, frazioni, politiche giovanili, social media … devo andare avanti? Insomma aria fritta, mentre tutto il resto sarà gestito da lei che già ci ha tranquillizzato comunicando che lavorerà venti ore su ventiquattro.

Turismo e cultura sono invece affidati ad un imprenditore di Perugia, che in campagna elettorale le aveva dato il suo appoggio. Davvero all’interno del nostro comune non c’era nessuno all’altezza del compito? Lei con questa nomina offende tutta la cittadinanza, anche coloro che l’hanno votata e più ancora quanti hanno avuto l’ingenuità di candidarsi nelle sue liste e, che pur risultando eletti, non sono stati meritevoli della sua fiducia. Davvero un bel colpo!

Lei ha ragione quando dice che il comune deve essere la trasparente casa di tutti. Ma non basta una diretta streaming, che esiste da anni in tanti consigli comunali per evitare la corruzione. Esistono le leggi sulla trasparenza che devono essere applicate correttamente, altrimenti agisce la magistratura. Se proprio vuole farci entrare nelle segrete stanze, ci faccia vedere in diretta le sedute della giunta comunale, a cui realmente spettano compiti esecutivi.

Dopo le elezioni ci sono state polemiche. Personalmente penso che quando si perde non sia colpa dell’elettorato. Nel nostro caso la colpa è nostra, del centrodestra che si è presentato diviso con più candidati sindaci. Ma quello che è emerso curiosamente e forse caso unico in Italia, un’invadenza propagandistica che è apparsa certamente inopportuna di certi enti che tutti vorrebbero imparziali e che invece hanno mosso una vera e propria macchina da guerra elettorale come non si vedeva dai primi anni di lotta tra comunisti e democristiani.

La cosa curiosa però è che mentre allora per loro il nemico era il Partito Comunista, nel 2016 questo spiegamento di forze è andato a vantaggio dei suoi eredi del PD. La città-simbolo della Cristianità è stata consegnata a un partito che pochi mesi fa ha approvato la legge Cirinnà, che con la scusa di regolamentare le unioni civili omosessuali, questione giusta, ha invece spalancato le porte all’adozione di bambini da parte delle coppie gay ed anche di fatto all’utero in affitto. Forse anche a causa di questa legge poco amata dagli italiani, ovunque il PD ha preso batoste elettorali ma non ad Assisi, dove invece i cattolici sono stati mobilitati contro le forze politiche che quella legge hanno combattuto in parlamento.

Non ci si scandalizza più di tanto. Ma quello che dà fastidio è che sembra che ora tutti vogliano tenersi lontano da questa verità, negando una cosa che è sotto gli occhi di tutti. Ad onor del vero solo un frate di Santa Maria degli Angeli ha pubblicamente dichiarato via internet la propria soddisfazione per la nomina dell’attuale sindaco.

Prendiamo atto che a guidare Assisi, sarà la maggioranza del PD con un sindaco che dovrà con i fatti dimostrare la propria indipendenza. Sono tante le pressioni che riceverà dal PD regionale, che presenterà il conto alla nostra città con continue ingerenze, basti pensare al depotenziamento dell’ospedale, ma anche da chi ha sostenuto in maniera “occulta” (nemmeno tanto in verità!) la sua candidatura.

Un primo banco di prova per dimostrare questa indipendenza di azione può essere la questione con la quale concludo questo intervento e che può spiegare certi comportamenti elettorali. Per spirito di collaborazione, oggi stesso intendo mettere al corrente l’attuale maggioranza nell’interesse preminente pubblico su quello privato, che c’è una pratica che la passata amministrazione ha tenuto sotto naftalina per cinque anni. Trattasi del mancato atto di cessione notarile da parte di una comunità religiosa al Comune delle opere di urbanizzazione. Si tratta di ben 124 posti auto del parcheggio compreso tra l’albergo Domus Pacis e via Los Angeles, costruito con i finanziamenti giubilari dello Stato, cessione obbligatoria prevista dalla convenzione firmata, ripeto firmata nel 1998 dai frati e dal comune di Assisi. Nonostante l’obbligo contrattuale e le lettere di sollecito dell’amministrazione comunale ai frati del 2008, 2009 e 2010 tutto è rimasto lettera morta con grave CONNIVENTE INATTIVITÀ dell’amministrazione Ricci-Lunghi.

Mi chiedo se gli stessi amministratori avrebbero agito in egual modo nei confronti di un povero diavolo di cittadino! Se c’è qualcuno che ha interesse a favorire i privati, lo faccia in proprio, perché i beni ed i soldi pubblici sono inviolabili. Speriamo che questa amministrazione vorrà fare finalmente gli interessi pubblici poiché il caso potrebbe configurare l’omissione d’atti d’ufficio in quanto la mancata intestazione di un bene di proprietà del comune è configurabile come pregiudizio per lo stesso. A fine mese farò un’interpellanza sull’argomento, così come quelle che presentai già per ben tre volte tra il 2011 e il 2012, a cui hanno seguito “stranamente” risposte dilatorie. Ma anche la pazienza ha un limite! Auguriamo a tutti, maggioranza e minoranza, di lavorare insieme per il bene della città.

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