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Lettera aperta al sindaco di Assisi, Charlie è anche un po’ figlio nostro

Quel tenero bambino di 10 mesi deve morire senza nemmeno le possibilità di portarlo nella sua casa

Lettera aperta al sindaco di Assisi, Charlie è anche un po’ figlio nostro

Lettera aperta al sindaco di Assisi, Charlie è anche un po’ figlio nostro

Da Claudio Iacono – Popolo della Famiglia
ASSISI – Gentile sindaco Stefania Proietti, le scrivo perché queste ore saranno decisive per la vita del piccolo Charlie Gard. Come saprà, contro il parere dei genitori, i giudici inglesi e la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo hanno deciso che quel tenero bambino di 10 mesi deve morire senza nemmeno le possibilità di portarlo nella sua casa. Le chiedo pertanto un atto di coraggio: concedere la cittadinanza onoraria della città di Assisi a Charlie e alla sua famiglia.

Quale città al mondo se non Assisi può dare un segnale concreto di rifiuto della civiltà di morte divenendo città che accoglie anche la vita più fragile. Che senso ha battersi per la custodia del creato se non ci facciamo custodi di chi è l’essenza di tutto ciò che è stato creato: l’uomo! Vi rivolgo a lei perché penso che San Francesco lo avrebbe fatto.

Avrebbe bussato alle porta del Podestà per ottenere quanto possibile per di salvare questa vita. Riunisca la Giunta con urgenza (è questione di ore!) e deliberate di concedere la cittadinanza onoraria a questa famiglia. Si può fare in pochi minuti. Avrete l’orgoglio di aver fatti tutto il possibile per Charlie e per una volta vi sarete riuniti non per deliberare spese e contributi ma per salvare una vita. Quante cittadinanze sono state date nel periodo 1940 – 1945 per salvare la vita a migliaia di bambini e famiglie in tutta Europa.

Assisi è la città da dove iniziare una catena di solidarietà che porterà Charlie ad essere concittadino di tutti noi perché, in fondo, Charlie è anche un po’ figlio nostro. Non pensi a cosa possa servire o se sia sensato perché anch’io non so rispondere a questi interrogativi ma una cosa la so: non voglio avere il rammarico di non aver fatto nulla per Charlie e la sua famiglia. Per questo ho scritto al Presidente della Repubblica, sono andato all’ambasciata britannica a Roma per questo le scrivo.

Sarà un piccola cosa? Un piccola goccia nell’oceano? Forse vale la pena ricordare quello che diceva Santa Madre Teresa di Calcutta: “Quello che noi facciamo è solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia in meno”

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8 Commenti su Lettera aperta al sindaco di Assisi, Charlie è anche un po’ figlio nostro

  1. La posizione di Iacono è seria ed intelligente. Un gesto di solidarietà vera, per dare un messaggio di umanità e solidarietà. Spero che il Sindaco accolga in fretta questa richiesta.

  2. Purtroppo, viste le condizioni del bambino, nemmeno la cittadinanza onoraria potrà alleviare le sue grandi sofferenze. La morte prospettata non credo che sia un capriccio degli uomini, ma rientra in quel delicato aspetto molto attuale sulla scelta dell’individuo di disporre del suo destino, soprattutto quando questo è solo sofferenza senza fine. In questo caso il bambino non può decidere e quindi spetta ad altri. La decisione dei medici non è altro che un atto che ricalca la storia di Eluana Englaro, Piergiorgio Welby, Luca Coscioni. La famiglia vuole che muoia in casa, dov’è la differenza.

  3. @solo pietà

    Le illustro la faccenda: i genitori stanno lottando contro le leggi inglesi per farlo trasferire in ospedali americani dove possano tentare altre cure. Se lei avesse un figlio non tenterebbe tutte le strade per farlo vivere? Qua uno stato ha deciso, e questa è la questione, che non si deve tentare il tutto per tutto. Uno stato ha deciso che la speranza è morta. Uno stato ha deciso che una vita vale x Euro (o se preferisce x Pound).

    • @ allen
      Ma lei crede che i medici inglesi siano spietati e senza cuore, non credo. Così come non esistono (a detta degli esperti) per questo tipo di malattia cure valide, ma che non permettono nemmeno di alleviare il dolore atroce. Lo stato interviene quando è necessario in situazioni di gravi mancanze sotto il profilo della difesa dei più deboli. Basta vedere quando questi diritti sono stati rifiutati da appartenenti a sette religiose di vario genere che purtroppo agiscono anche dalle nostre parti. Per quanto riguarda la mia personale visione del problema, forse essa, contrariamente a quanto lei pensa, può essere dettata da qualcosa di simile, dove la sofferenza è incommendurabile. Non faccia facile dietrologia e si tenga l’ipotesi della cittadinanza, ottimo gesto, ma solo dal punto di vista mediatico.

      • @solo pietà
        La CEDU ha respinto il ricorso della famiglia affinchè potessero essere tentate cure sperimentali in USA. Se le cure sperimentali siano efficaci o meno è per l’appunto tutto da vedere. Il punto sta proprio qua. Per lei la difesa del più debole è non farlo soffrire perchè tanto morirebbe per me è provarle tutte per farlo vivere.

        Concludo con una provocazione: visto che i bambini piangono per le punture secondo lei non dovremmo vaccinarli. E potrei continaure con provocazioni e dilemmi simili.

        • @ Allen
          Estremizzare il problema come fa lei con affermazioni gratuite sui vaccini, verso i quali sono assolutamente favorevole, mi fa capire che la sua è una presa di posizione parziale, volutamente provocatoria e priva di ogni senso logico, per cui non le risponderò più. Saluti

          • @Solo pietà,
            La provocazione sui vaccini era una provocazione che voleva farla riflettere sul fatto che il criterio esclusivo dell’evitare la sofferenza è una soluzione estrema e controproducente.

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