Matarangolo, quell’ordinanza non è solo inutile, ma anche incostituzionale

La mozione di Matarangolo ha scatenato reazioni di ogni tenore

Ballottaggio Assisi, per Matarangolo non c'è vergogna
FRANCO MATARANGOLO

Matarangolo, quell’ordinanza non è solo inutile, ma anche incostituzionale. Da Franco Matarangolo (Consigliere) – La mia mozione per chiedere la revoca dell’ordinanza del 2008 che vieta l’elemosina sul territorio comunale, ha scatenato reazioni di ogni tenore, spesso allo scopo di parlare alla pancia della gente, sollecitare reazioni emotive, piuttosto che ragionare nel merito del provvedimento.

Di fronte a boutades come quelle di Tonino Lunghi, che offre quotidianamente alla nostra meditazione perle di vangelo e poi sostiene, come un qualsiasi leghista, che quell’ordinanza serve a combattere i terroristi dell’ISIS, si dovrebbe rispondere come faceva Antonio De Curtis, in arte Totò, con un “mi faccia il piacere”, seguito da una sonora pernacchia.

Al consigliere Fabrizio Leggio, che evidentemente intende gratificare i tanti elettori di destra che alle ultime elezioni hanno votato M5S, consiglio di leggere bene le carte prima di esporsi con giudizi definitivi. Ciò detto, quell’ordinanza è non solo inutile, ma anche illegittima e incostituzionale. Quando è stata adottata i sindaci non avevano competenza nella materia della sicurezza urbana. Già allora avevo sollevato il problema.

Ricci e la sua maggioranza volevano buttare fumo negli occhi degli elettori, dimostrando di avere a cuore la loro sicurezza messa – a suo dire – in pericolo da orde di mendicanti, schiavi di racket ben attrezzati. In realtà la mendicità “invasiva”, cioè quella gestita da organizzazioni criminali (racket) è punita dal codice penale con la reclusione fino a tre anni. Non c’è bisogno di nessuna delibera del sindaco. Chi sostiene, quindi, che i vigili urbani o le altre forze dell’ordine non avrebbero gli strumenti per reprimere questi fenomeni non è nel vero.

L’associazione “Comunità Papa Giovanni XXIII”, Ente Ecclesiastico di Diritto Pontificio, ha presentato ricorso al TAR della Lombardia contro il Comune di Crema, che aveva adottato un’ordinanza simile a quella di Assisi.

Il TAR ha bollato l’ordinanza come illegittima e contraria ai principi costituzionali, perché eversiva della gerarchia delle fonti normative, che consente solo alla legge e agli atti equipollenti di incidere sulla sfera giuridica di libertà del cittadino. Ancora: il TAR del Veneto su ricorso dell’associazione “Razzismo Stop”, ha inviato questione simile a quella di Assisi alla Corte costituzionale.

I supremi giudici hanno operato una distinzione tra ordinanze ordinarie e ordinanze contingibili e urgenti. Quest’ultimo è uno strumento straordinario, da utilizzare per eventi eccezionali, solo per un limitato periodo di tempo e deve sempre rispettare i principi generali dell’ordinamento giuridico.

La Consulta con sentenza n. 115 del 7 aprile 2011, ha quindi dichiarato in contrasto con alcuni articoli della costituzione l’art. 54 c. 4° del T.U. riformato, che consentiva ai sindaci di adottare provvedimenti di ordinaria amministrazione a tutela di esigenze di incolumità pubblica e sicurezza urbana.

Ne consegue che l’ordinanza del 24 aprile 2008 di Ricci non sta in piedi, non solo sul piano dei principi di solidarietà, che dovrebbero pervadere l’opera di un amministratore figlio della città di Francesco, ma anche sul piano più squisitamente giuridico, come si è cercato di dimostrare. E’ evidente, tuttavia, che altre sono le strade per dare sollievo alle crescenti situazioni di povertà. L’amministrazione guidata da Stefania Proietti intende da subito dare sostanza ai programmi elettorali, che hanno posto al centro dell’azione amministrativa la cura delle persone, soprattutto di quelle più svantaggiate.

Sono altre le sfide che ci aspettano, dettate dai tempi sempre più cupi che viviamo, ed è su quel terreno, in pieno accordo con il Prefetto (rappresentante del governo nazionale), che vanno esercitati i poteri di emanazione di ordinanze contingibili e urgenti, che salvaguardino l’incolumità delle persone e garantiscano la sicurezza dei siti sensibili, che sono la vera sostanza della sicurezza urbana. Lasciamo perdere chi chiede elemosina.

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