Onirica Assisi 2054, Nona puntata, scritture e letture: parole appese

A quel tempo, si amava questa forma d’arte detta Poesia, con cui si decorava la città, spingendo i presenti a divenire lettori e alcuni di loro scrittori, termini desueti nel 2054

Onirica Assisi 2054, Nona puntata, scritture e letture: parole appese

Onirica Assisi 2054, Nona puntata, scritture e letture: parole appese
Di Enrico Sciamanna
ASSISI – Ci fermammo ad osservare, penzolante da un tronco, un cartiglio malridotto in cui si potevano decifrare, grazie ad un lettore universale iniettato nella sclera i seguenti lemmi:La poesia
ho infilato al ramo.
Sbatte,
non cede al vento

Misterioso il senso, inusuali le parole, soprattutto la prima “poesia”. Capimmo che si trattava di un esercizio mentale ancora per poco in voga nei primi decenni del secolo che consisteva nel far rappresentare, sentimenti, emozioni, sensazioni civili e umanità dalle parole. Una tradizione antichissima che aveva visto qualche eccellenza proprio nella città (alla faccia del De Sanctis). Dopo questa prima, appesa al ramo del monumento, se ne rinvennero altre, tutte di difficile interpretazione, nonostante gli accessori tecnologici che, non solo leggevano, ma proponevano un retroterra interpretativo, alla luce del presente, grazie allo strumento si poté attribuire a tale Evgenij Evtušenko il lacerto.
Su un vecchio autobus, così si definivano i rudimentali e ingombranti mezzi di trasporto, messo, promemoria, ad un lato della piazza, ne trovammo altri, disposti qua e là, uno decisamente singolare:
ma ch’ha fatto ‘sto sol che nun tramonta
e pare che stracina ‘na catena?
proprio di fronte all’ingresso, così che lo si potesse leggere e avere una sorta di certificato delle intenzioni della città. Però! E le scritte continuavano sopra un macchinario detto obliteratore, termine incomprensibile anche ai contemporanei e mentre il precedente testo era anonimo (significava che non si poteva attribuire ad alcuno), l’altro:

Sorbisco lentamente

Un gelato alla piadina

Il calore dell’atmosfera

Me lo fa colare

Il calore lo fa colare

Pare come un

Ineluttabile destino

Un cerchio che si chiude

La piadina che ritorna

Nelle mani che l’hanno impastata

e io invece di leccarla via

per motivi di rima

è questo che fa di un testo

una poesia

penso nelle mani rimani

aveva un nome, un cognome e una professione Amilcare Fortini geometra.

La scoperta suggeriva una caccia al tesoro perché su muri e appositi supporti, all’aperto e all’interno di edifici pubblici ed esercizi commerciali, ce n’erano altri logori come oggetti che avevano avuto una gloria, ma che erano stati abbandonati per superati limiti d’importanza, come:

già fin nel fosco del secolo morente

nell’orizzonte tetro e desolato

già spunta l’alba minacciosamente

del dì fatato.

Luigi Molinari anarchico diceva Allpedia prontamente consultata con un esercizio di retro pensiero automatico. Questo doveva essere un poeta laureato, in quanto ospitato in un ufficio pubblico, per di più presentava un ritmo musicale.

Incalzatrice della storia Freno del tempo Tu Bomba
Giocattolo dell’universo Massima rapinatrice di cieli Non posso odiarti
Forse che l’odio il fulmine scaltro la mascella di un asino
La mazza nodosa di Un Milione di A. C. la clava il flagello l’ascia
Catapulta Da Vinci tomahawk Cochise acciarino Kidd pugnale Rathbone
Ah e la triste disperata pistola Verlaine Puskin Dillinger Bogart
E non ha S. Michele una spada infuocata S. Giorgio una lancia Davide una fionda
cancellato illeggibile

Io ti canto Bomba Prodigalità della Morte Giubileo della Morte
Gemma dell’azzurro supremo della Morte

in mare e nella notte per l’uomo nero
cancellato illeggibile

E morti impensabili come Harpo Marx le ragazze sulla copertina di Vogue la mia
Proprio non so quanto sia terribile la MortePerBomba Posso solo immaginarlo

  1. Corso era l’estensore, della Corsica, una regione sul mare.

C’era da entusiasmarsi di fronte a questa archeologia.

Un’altra ridotta ai minimi termini dal tempo così recitava: M’illumino d’immenso tutto quello che restava di una composizione sicuramente estesa, però significativamente posizionata verso la pianura nebbiosa.

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I condotti elttrooculari cominciavano ad affaticarsi, ma ormai avevamo capito, ce lo spiegò bene Poolans, a quel tempo, invece dei drammi olografici o le finzioni quantistiche nell’iperspazio, si amava questa forma d’arte detta Poesia, con cui si decorava la città, spingendo i presenti a divenire lettori e alcuni di loro scrittori, termini desueti nel 2054.

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