Successo per Prima edizione della Serata di Amicizia e Solidarietà con il Benin a Rivotorto

Il ricavato della serata è destinato a sostenere la costruzione del centro professionale in Benin.

Successo per Prima edizione della Serata di Amicizia e Solidarietà con il Benin a Rivotorto

Successo per Prima edizione della Serata di Amicizia e Solidarietà con il Benin a Rivotorto. E’ stata una bellissima festa all’insegna della musica internazionale, la serata organizzata a Rivotorto dal Cedro Onlus assieme alla Proloco, venerdì 2 settembre.

Sul palco sono saliti due gruppi musicali: i Piano & Voices di Vicenza e il piccolo coro degli Amici del Benin. Quest’ultimo è composto da sei cantanti: quattro Assisani e due Africani che hanno saputo con le loro interpretazioni di canti africani con percussioni e chitarra riscaldare l’ambiente e coinvolgere il pubblico dai piccoli ai grandi.

A loro volta, i Piano & Voices, venuti in comitiva dal Veneto con parenti e familiari, hanno spaziato tra vari generi musicali; dalla musica leggera internazionale a canti religiosi italiani.

Nel mezzo della serata, il presidente del Cedro, il prof. Jean-Baptiste Sourou ha illustrato con padronanza e in modo molto coinvolgente la missione dell’associazione che consiste «nel creare un ponte tra l’Europa e l’Africa, l’Italia e il Benin con lo scopo di facilitare la mutua conoscenza, la stima e la solidarietà tra i popoli». Per realizzare tale missione, il Cedro lavora su due fronti: in Italia e in Benin. «In Italia, essa interviene nelle scuole o istituzioni di formazione per presentare la vera identità dell’Africa, le sue ricchezze, culture, potenzialità e problemi lontano dagli stereotipi, in modo scientifico e documentato». «L’Africa non è soltanto guerre, problemi, miserie e migranti. E’ questo che cerchiamo di spiegare», ha fortemente ribadito Sourou.

Egli ha poi condiviso con il pubblico molto interessato, la recente missione di sei settimane compiuta in Benin. Percorrendo circa 2 500 km, incontrando centinai di giovani, ha discusso con loro i rischi dell’immigrazione clandestina e il loro futuro in terra africana. «Troppo spesso questi ragazzi sembrano non avere guide, modelli, persone capaci di aiutarli ad affrontare i problemi seri della loro età perciò credono facilmente che l’avventura europea sia la soluzione a tutti i loro problemi finanziari e professionali», ha ancora raccontato Sourou. Molti di loro sono delusi dalla politica. Di fronte a questa situazione, il Cedro sta cercando di offrire ai ragazzi delle opportunità o alternative serie all’immigrazione selvaggia.

« I ragazzi non sanno più guardarsi attorno in Africa, nonostante le possibilità di impiego che esistono», ha lamentato. Ecco allora che il Cedro sta lavorando per creare un centro di educazione e formazione professionale per i giovani del Benin. Costituito di aule di apprendimento di mestieri, il centro avrà una biblioteca, una sala conferenza, una foresteria e un mensa. «Ma più che qualcosa di fisico deve nascere un movimento, bisogna rinforzare nei ragazzi la consapevolezza che è possibile sognare ancora sulle loro terre», sostiene con forza Sourou.

Il diritto ad abitare la propria terra, è stato anche il cuore del breve intervento di Padre Stefano Albanesi, vice parroco di S. Maria degli Angeli e responsabile della Caritas interparrocchiale in Assisi. Basandosi sul suo vissuto da missionario in Congo, egli ha spiegato quanto il Progetto del Cedro sia in legame profondo con le aspirazioni dei ragazzi africani: «rimanere e sognare sulla propria terra. Ma questo, noi Occidentali per primi, glielo neghiamo con la nostra avidità e sete di impadronirci di tutto». Allora i ragazzi fuggono e finiscono nella delusione e la disperazione totale, perché l’Europa non può nemmeno offrire loro il miraggio che fa vedere loro nei media. «Immigrare è un diritto come lo è rimanere nella propria terra» ha concluso citando Papa Benedetto XVI.

Il ricavato della serata è destinato a sostenere la costruzione del centro professionale in Benin.
L’evento è anche un bell’esempio di collaborazione tra realtà territoriali di volontariato e fa già pensare ad una seconda edizione.

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