Assemblea diocesana di Assisi e consegna piano pastorale

Assemblea diocesana di Assisi e consegna piano pastorale

Assemblea diocesana di Assisi e consegna piano pastorale

ASSISI – Il senso della liturgia, il suo valore storico e spirituale, l’importanza della domenica e della celebrazione eucaristica sono stati al centro di due importanti momenti vissuti, sabato 23 e domenica 24 settembre, dalla diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino con l’assemblea diocesana che ha visto la partecipazione del vescovo di Tortona monsignor Vittorio Viola e la consegna della lettera pastorale dal titolo “Adorate in spirito e verità”, avvenuta al termine della celebrazione nella cattedrale di San Rufino. Durante la stessa c’è stata anche l’ordinazione di quattro diaconi (Francesco Brenci, Fabrizio Cerasa, Simone Petrosino e Dario Tofi) e l’inizio del triennio dedicato appunto alla liturgia.

“La domenica è il primo non l’ultimo giorno della settimana – ha sottolineato il vescovo della diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, monsignor Domenico Sorrentino, nella sua relazione esposta durante l’assemblea diocesana e messo in evidenza nella stessa lettera pastorale.

La traduzione secolare della domenica – il week end, appunto – non manca di valori (riposo, distensione, festa) che possono essere ben coniugati con il senso del ‘giorno del Signore’, ma diventa un tradimento se smarrisce il senso proprio della fede.

Nella nostra assemblea diocesana – sottolinea il vescovo – si è lamentato, a tal proposito, non solo la difficoltà derivante da quanto avviene in ambito commerciale, con l’apertura festiva di tutti gli esercizi, ma anche ciò che si verifica sempre di più nel mondo giovanile, per l’organizzazione di attività sportive in orari che impediscono la partecipazione all’Eucaristia domenicale. Occorre una più acuta coscienza, anche sociale, dell’importanza di questo giorno.

Se anche noi cristiani ce lo lasciamo “scippare” da una cultura mercantile che non conosce riposo, se non facciamo resistenza a questo appiattimento del tempo, che corrode il nostro spirito e i nostri rapporti- aggiunge ancora monsignor Sorrentino – siamo responsabili non solo di un grande decadimento della fede, ma anche di un grande declino dell’umano e della civiltà.

Difendendo la domenica, noi operiamo a vantaggio di tutti, per una società più umana, capace di superare il meccanismo della pura funzionalità per aprire spazi di spiritualità, di “vivibilità”, di relazioni fraterne. Alcuni lavori, certo sono indispensabili anche di domenica. Ma è necessario che si ricrei un clima generale che sappia restituire valore alla famiglia, alla distensione, persino al gioco, dando a tutto un senso profondo”.

Nel corso dell’assemblea di sabato monsignor Sorrentino aveva invece spiegato le varie fasi che hanno preceduto e sono seguite al Concilio Vaticano II per far comprendere il processo di rinnovamento avviato in diocesi. “Si è passati – ha affermato – da una fase pre-conciliare che si può schematizzare in un prete e un popolo dove c’era il parroco unitamente ad una comunità parrocchiale formata da una rete di famiglie naturali solide e si respirava una elevata religiosità popolare. Dal concilio Vaticano II fino dagli anni ’90 la chiesa è il popolo di Dio.

La parrocchia si è caratterizzata da una nuova soggettività laicale con ampia partecipazione e senso comunitario che hanno prevalso. Anche se c’erano i prodromi della crisi sociale c’era ancora una famiglia che reggeva.

Questa fase è durata fino alla fase di internet quando invece è iniziata la disgregazione sociale”. Come far fronte a questa situazione? Secondo il vescovo attraverso un nuovo schema che rappresenta la fase B della fase post conciliare. Dai tre pilastri formati da catechesi, liturgia e carità bisogna passare allo schema pastorale a quattro pilastri costituiti da Parola, liturgia, Comunità famiglie e carità-missione-testimonianza con al centro parroco, ministri istituiti,  consigli, movimenti e famiglie spirituali.

La nuova fase si basa quindi sul rinnovamento parrocchiale costituito dalle Comunità Maria Famiglie del Vangelo, ovvero piccoli gruppi che stanno insieme, si organizzano, e fanno rete nella parrocchia stessa e nella diocesi. “La nostra sfida – ha detto – ha trovato la formula della parrocchia ‘famiglia di famiglie’.

Sfruttiamo questo tempo di grazia che vede ancora la presenza dei parroci a presidiare le nostre comunità per organizzarci al meglio in vista di un futuro prossimo quando non ci saranno più abbastanza sacerdoti”.  L’intervento del vescovo si è basato sulla approfondita relazione che monsignor Viola ha fatto spiegando il valore, il senso di Gesù incarnato.

Riscoprire la celebrazione, come momento di comunione con Dio, cercando di evitare abitudine, sentimentalismo e inadeguatezza sono alcuni dei punti toccati dal vescovo di Tortona. “L’abitudine è questa monotonia del nostro celebrare che a volte si manifesta in maniera evidente in parole affrettate, in gesti che dichiarano che siamo altrove.

A volte si avverte questa monotonia, a volte ci sono chiacchiere inutili anche tra noi concelebranti. Ciò che noi celebriamo ha a che fare con la nostra vita, con ogni istante della nostra vita.

La sua Pasqua ci raggiunge in un istante puntuale della nostra vita. Ci siamo fatti portar via la domenica – ha poi aggiunto il vescovo -, e non ce ne siamo accorti. Possiamo recuperare solo se rimettiamo al centro la famiglia, le relazioni umane. Il secondo impedimento è il sentimentalismo.

Una comprensione superficiale, un modello egocentrico. Attenzione a favorire una partecipazione che punta solo su questo. Non c’è bisogno di nessuna fantasia, il rito è quello che ti consegna la chiesa. Per vincere il sentimentalismo – ha proseguito -, dobbiamo puntare sulla celebrazione”. Per quanto riguarda il terzo pericolo monsignor Viola ha avvertito: “Attenti a non far diventare questa inadeguatezza un impedimento alla celebrazione, a farlo diventare il nostro peccato”.

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