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Assisi, la fine di un amore e l’inizio di un’ossessione, divieto di avvicinarci alla ex

Furto di cachemire a Rivotorto di Assisi, fuggono in auto
Commissario Capo Francesca D. Di Luca

L’ennesima relazione sentimentale culminata con un matrimonio arrivato al capolinea dopo 10 anni e la nascita di ben tre figlie è finita nelle minacce, nelle persecuzioni e nell’incapacità ossessiva di accettare una nuova vita.

La segnalazione giunge prima di Natale agli agenti del Commissariato di Polizia di Assisi i quali grazie all’attenzione costante e puntuale, garantita attraverso anche l’operatività preventiva e di controllo del territorio della Squadra Volante del Commissariato, hanno assicurato il monitoraggio degli spostamenti dell’uomo scoprendo veri e propri atti persecutori da lui posti in essere quotidianamente e continuativamente nei confronti della ex moglie che per disperazione era stata costretta a lasciare la sua abitazione per trasferirsi con le figlie dai propri genitori.

Letteralmente presidiata la sua nuova abitazione, sotto la quale ogni notte l’uomo sostava all’interno della propria autovettura nascosta sotto gli alberi in modo da non essere visibile.

Pedinamenti continui, inseguimenti, appostamenti nei luoghi da lei frequentati, nell’ossessiva convinzione di beccarla in castagna e avere così finalmente la conferma patologicamente consolatoria dei suoi tradimenti e dunque della sua ragione.

L’uomo aveva addirittura inscenato una finta partenza fuori Regione per poter controllare meglio i movimenti e le frequentazioni della ex moglie convinta così di poter agire in piena libertà.

Ogni leva emotiva è stata utilizzata dall’uomo.

Dal presunto malore inscenato per impietosirla e ingenerare in lei sensi di colpa, al ricordo nostalgico dei momenti più belli nelle ricorrenze particolari come San Valentino durante il quale gli atti persecutori si sono riacutizzati.

Centinaia gli sms inviati convulsivamente dall’uomo che, alternando speranza e amore a rancore e sconforto più assoluto, a volte implorandola, a volte minacciandola, pretendeva che la stessa tornasse sui suoi passi.

Numerose ed inquietanti le telefonate minatorie effettuate anche nei confronti di uomini additati da lui come suoi presunti amanti ritenendoli la vera causa della fine del loro matrimonio e l’ostacolo ad una loro riappacificazione. “Se continui ti strappo il cuore”, questa sarebbe stata la fine se non avessero desistito dai loro intenti.

I primi accertamenti e le prime dichiarazioni raccolte dagli agenti del Commissariato di Assisi, diretto dal Commissario Capo Francesca D. Di Luca, hanno fatto scattare l’immediata denuncia per violenza privata e minaccia grave nei confronti della ex moglie e di un suo presunto amante e l’attivazione di un piano di monitoraggio e controllo di sicurezza sull’evolversi degli eventi, convinti che l’uomo non avrebbe desistito dai suoi comportanti.

E infatti neanche la consapevolezza di un procedimento penale a suo carico e l’alta probabilità di una sua condanna, hanno ostacolato il suo proposito.

E infatti non solo la libertà di movimento della donna era stata dunque assolutamente condizionata e di fatto limitata, ma anche di comunicazione. I suoi profili su social network violati, controllati gli accessi, lette le comunicazioni. Il mondo virtuale, secondo l’uomo, era stato il luogo dove era iniziato tutto, l’occasione di incontri e la fuga dalla realtà domestica e routinaria.

Gli incontri con la moglie, dovuti solo per motivi di gestione delle figlie, erano diventati oramai fonte di comprovato pericolo.

In un’occasione, dopo aver preteso un ultimo incontro chiarificatore, l’uomo mostrava alla donna un suo manoscritto, e ne leggeva il contenuto ovvero i due diversi opposti epiloghi che la loro storia avrebbe potuto avere. La riappacificazione e la fine degli atti persecutori o la prospettazione di un finale diverso, più inquietante, facendo ventilare la possibilità che andasse a finire male per tutti. A lei soltanto la scelta e la responsabilità.

Spaventata la moglie, sostenuta e incoraggiata dagli agenti, si decideva a denunciare tutti gli atti persecutori posti in essere nei mesi precedenti dal marito, ormai certa e convinta che l’uomo fosse mosso da una gelosia patologica, da un convincimento ossessivo e paranoico circa l’infedeltà della moglie verso la quale nutriva un sentimento di amore possessivo a che a tratti lasciava spazio al rancore per aver distrutto la loro famiglia.

La Polizia che non aveva mai smesso di monitorare la situazione, assicurando sempre e costantemente un’attività di controllo e prevenzione, di ascolto e sostegno della vittima, aveva avuto dunque la conferma che si trovasse di fronte ad un soggetto altamente pericoloso perché con tenacia dimostrava di voler perseguire il proprio intento criminoso mai desistendo nei mesi dai suoi propositi.

La reiterazione delle sue condotte incidevano in modo determinante sul perdurante e grave stato di paura ingenerato nella moglie e nei suoi familiari e facevano ritenere fondato il timore che fosse messa a repentaglio l’incolumità della moglie e di qualunque persona fosse a lei legata sentimentalmente.

Per tali motivi, pochi giorni fa, il GIP presso il Tribunale di Perugia emanava nei confronti dell’uomo la misura cautelare del divieto di avvicinamento di cui all’art. 282 ter c.p.p. e dunque gli prescriveva di non avvicinarsi ad una distanza minore dei 500 metri alla moglie, alla sua abitazione e a tutti i luoghi abitualmente da lei frequentati e faceva inoltre divieto all’uomo di comunicare con la ex moglie con qualsiasi mezzo.

La Polizia continua a vigilare sul rispetto della misura che se non rispettata potrebbe far aprire all’uomo le porte del carcere

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