Assisi, “Nel Nome Di Lea”, a teatro Metastasio, racconto città che sconfigge nazismo

E’ una pagina bella e poco nota della recente storia italiana quella che affiora dallo spettacolo teatrale Nel Nome di Lea, scritto da Paolo Mirti ed interpretato da Sara Armentano per la regia di Graziano Lazzari con il commento musicale di Massimiliano Dragoni,che andrà in scena venerdì 17 febbraio alle ore 21,00 al Teatro Metastasio su iniziativa dell’Associazione Resonars e del Comune di Assisi. E’la storia dei 300 ebrei rifugiati in Assisi che tra il 1943 e il 1944 riuscirono a scampare alla deportazione nazista grazie all’opera di un comitato clandestino formato da persone di diverse convinzioni politiche e religiose.

“Noi Ebrei rifugiati in Assisi non ci dimenticheremo mai di ciò che è stato fatto per la nostra salvezza. Perché in una persecuzione che annientò sei milioni di Ebrei, ad Assisi nessuno di noi è stato toccato”. Così Il Prof. Emilio Viterbi, docente all’Università di Padova, raccontò la sua esperienza di rifugiato ebreo in Assisi. Assieme a lui molti furono gli ebrei che, a partire dall’autunno 1943, cercarono rifugio ad Assisi ,cercando di confondersi con le centinaia di sfollati che arrivarono nella città di San Francesco. Nacque così in città una vera e propria organizzazione clandestina di soccorso agli ebrei, coordinata dal Vescovo Monsignor Giuseppe Placido Nicolini e dal giovane Sacerdote Don Aldo Brunacci, nella quale erano attivi anche Padre Rufino Niccacci, Padre guardiano di S. Damiano, ed i tipografi comunisti assisani Luigi e Trento Brizi . L’opera teatrale che viene presentato al Metastasio dopo il successo ottenuto nella rappresentazione allestita nel teatro le Muse di Ancona è il racconto di quei fatti realmente accaduti visti con gli occhi di una donna, Lea, giovane ebrea rifugiata ad Assisi all’epoca dei fatti ed oggi anziana signora impegnata in un’unica missione: non far dimenticare questa storia.

La protagonista dell’opera è ispirata alla figura di Graziella Viterbi, sul cui racconto è basato il testo. La stessa Graziella Viterbi, invitata dall’Amministrazione Comunale di Assisi, verrà ad Assisi per assistere allo spettacolo del 17 gennaio legato alla sua storia. La famiglia Viterbi arrivò ad Assisi dopo l’8 settembre 1943. Emilio Viterbi, professore universitario padovano espulso a seguito dell’emanazione delle leggi razziali, aveva due figlie, Grazia di 14 anni e Mirjam di qualche anno più piccola. Questo è anche il racconto della tragedia che colpì la loro come le altre famiglie ebree italiane dopo l’emanazione delle leggi razziali.

Una lenta ma inarrestabile discesa verso gli inferi. I principali artefici della salvezza degli ebrei ad Assisi sono stati riconosciuti “ Giusti tra le Nazioni” ed i loro nomi compaiono nel Giardino dei Giusti allo Yad Vashem di Gerusalemme. Della loro storia si è occupata la Survivors of the Shoah Visual History Foundation, la Fondazione creata dal regista Steven Spielberg allo scopo di raccogliere le testimonianze di tutti i sopravvissuti all’Olocausto e dei loro salvatori. “Ad Assisi- sottolinea l’autore dell’opera teatrale Paolo Mirti- il coraggio e l’umanità di alcune persone hanno sconfitto il nazismo. Per questo dobbiamo continuare a raccontare questa storia .Proprio come fa Lea. Per commuoverci certo, ma anche per riflettere sul senso delle nostre azioni e sul peso delle nostre omissioni”.

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