Assisi, “Quote rosa”, comitato ricorre al Consiglio di Stato

(assisioggi.it) ASSISI – L’atteggiamento di alcuni esponenti della maggioranza, che banalizzano la questione dell’assenza di donne in giunta, mostra il livello di profondo “maschilismo” e l’arretratezza di questi amministratori. Il primo punto è il rispetto della legge. Senza rispondere a inutili esternazioni, tanto simili da sembrare frutto della stessa penna, aspettiamo con fiducia l’esito giudiziario. A oggi, infatti, nonostante le tante parole al vento, non c’è stata ancora nessuna pronuncia nel merito da parte del Consiglio di Stato.

 

Al di là delle vicende legali, poi, che faranno il loro corso, vogliamo sottolineare che è evidente (a chiunque voglia vedere) che nel 2013 non è più ammissibile avere giunte senza neanche una donna.  Dovrebbero esserci, al contrario, almeno metà assessori in rosa. Altro che zero! La cosa intollerabile, in tutto ciò, è l’arroganza di chi difende l’indifendibile. Ci sono tantissime donne competenti e capaci nel nostro comune, che farebbero un lavoro certamente migliore di quello portato avanti dagli assessori in carica, che non sono né luminari internazionali, né l’élite culturale e professionale assisana.

 

Vergognose, poi, sono le minacce del Sindaco di portare avanti azioni legali (da pagare ovviamente con i soldi delle casse comunali e non con i suoi) nei confronti di coloro che, come noi, percorrono normalissime vie, come quella del ricorso al Consiglio di Stato (che rappresenta un diritto di qualsiasi cittadino), mettendoci i soldi di tasca propria.

 

Lo sanno, infine, gli assisani che questi assessori, per mantenere le proprie poltrone, hanno incaricato (delibera Giunta comunale n. 224 del 22 novembre 2013) l’avvocato diventato tristemente famoso, nei mesi scorsi, per essere il beneficiario di una pensione da nababbi (di quasi 50 mila euro al mese), percepita come ex dipendente del Comune di Perugia e derivatagli dalle sue “salate” parcelle? Chi lo pagherà? Non certo gli assessori, ovviamente!

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