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Assisi, tanti quadrati di Lana per una Sola Coperta

Quando il social, la scuola e la comunità lavorano insieme

Assisi, tanti quadrati di Lana per una Sola Coperta

Assisi, tanti quadrati di Lana per una Sola Coperta

ASSISI – La storia che ha unito Rebecca Di Santo® di Assisi e l’Associazione Sonoxsona di Bastia Umbra inizia in Sudafrica con un bambino di nome Rolihlahla. Questo bambino ebbe un secondo nome e poi un terzo e, con questi è passato alla storia: Madiba o Nelson, Nelson Mandela.  Nelson Mandela è  un uomo che ha combattuto una battaglia enorme, la battaglia per la liberazione del suo popolo, lotta che si è tramutata, nel corso del tempo, in una lotta per i diritti di tutti: diritti etnici, diritti omosessuali, diritti socio-culturali. Ha pagato la sua determinazione e la sua indomita volontà con 27 anni di detenzione, ma ha anche ottenuto una vittoria straordinaria: l’abolizione dell’apartheid e l’elezione alla Presidenza del Sudafrica il 9 maggio del 1994. Ha ricevuto 50 Lauree Honoris Causa, un numero di premi infinito e il Premio Nobel per la Pace “per aver svolto un ruolo decisivo nello smantellamento del sistema di segregazione razziale nel suo Paese”.
Nel 2011 Nelson Mandela ha voluto festeggiare il suo 93° compleanno chiedendo come regalo a ogni donna e a ogni uomo che sentisse di volerlo festeggiare, di compiere delle azioni semplici ma efficaci, con l’incessante intenzione di rendere il mondo un posto migliore. Mandela chiese espressamente di dedicare 67 minuti della propria vita al compimento di 67 buone azioni, scelse il numero 67 per indicare gli anni dedicati alla lotta contro l’apartheid, per l’uguaglianza sociale del popolo sudafricano e nel mondo.
Ebbene tante sono le “buone azioni” cui ci possiamo dedicare: leggere un libro al nostro vicino anziano, portare del cibo al centro di accoglienza del nostro paese, invitare a pranzo la ragazza madre che sappiamo vivere nelle difficoltà quotidiane e così via. 
Nel 2015, a due anni dalla morte di Nelson Mandela, fra queste azioni da compiere in pieno spirito di condivisione e integrazione, Zelda La Grange, assistente personale di Mandela, propone di realizzare a mano 67 coperte da donare successivamente a chi ne ha bisogno.
Da quel giorno il Sudafrica non si è più fermato, questa idea ha coinvolto tutti, nelle scuole, nelle carceri, ovunque, si impugnano uncinetti o ferri e si lavora a maglia per comporre coperte, così è nato il progetto mondiale “67 Blankets for Nelson Mandela Day”, le coperte create sono, ad oggi, circa 15.000.
Questa storia con tutto il suo contenuto di integrazione è giunta in Italia ed è attiva dall’agosto del 2015. La volontà è la stessa e risponde anche alla domanda che in tanti si pongo “io, nel mio piccolo, cosa posso fare per aiutare il prossimo”? Ecco, puoi lavorare a maglia e creare insieme ad altri una coperta che abbracci il mondo.
L’iniziativa italiana è partita con un evento all’interno di Facebook, la richiesta è stata (ed è tuttora) di comporre quadrati di lana da 20×20, quadrati che poi potessero essere uniti per amplificare il significato della “buona azione” che mette in comunicazione il mondo: io lavoro per un mondo migliore ora e lavoro insieme ad altri, proprio per questo ogni coperta poi assemblata con i quadrati provenienti da ogni parte d’Italia racconta una storia di unità, di accoglienza, di integrazione. Quadrati sono giunti anche dalla Cina e dalla Svizzera.
Le coperte realizzate sono state portate da Rebecca Di Santo® presso i centri di accoglienza di Firenze (Sprar di Borgo San Lorenzo), Roma (Centro Baobab), Perugia (Unità di Strada e associazione CIDIS onlus Perugia), Lugano (per Amnesty International).
 
Il progetto ha trovato poi una sua giusta diramazione con le scuole. Dapprima con la scuola primaria di Costano, grazie all’Associazione SONOXSONA, poi per l’anno 2016-2017 si sono unite altre forze e, grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, si sono attivate scuole della Zona Sociale 3 Umbria ma anche del folignate e del perugino.
Il rapporto con il Sudafrica è sempre stato mantenuto proprio per dare a noi il senso di appartenere con i nostri piccoli gesti alla grande storia e, al contempo, per restituire loro la gratitudine per un’idea così efficace. Un’idea capace di coinvolgere e rendere chiaro come lavorare insieme sia il modo migliore per realizzare integrazione. Ricevere il messaggio di stima da parte del Console Italiano in Sudafrica, Marco Petacco, e da parte della filantropa e animatrice dell’iniziativa delle 67 Blankets, Carolyn Steyn, riempie questo nostro percorso italiano di significato e di emozione.
 
Gli interventi delle figure istituzionali presenti, hanno colto davvero il senso profondo dell’iniziativa e la portata del gesto: tessere fili insieme, fili di diversi gomitoli, persone di diverse culture. Questo il cuore di ciò che l’Assessore alle politiche scolastiche e sociali Claudia Maria Travicelli, la Presidente di Conferenza di Zona Elisabetta Galletti e la Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza Maria Pia Serlupini hanno espresso a tutte le persone presenti nell’Auditorium.
 
I bambini come sempre insegnano nel modo più semplice ciò che noi adulti facciamo fatica anche solo ad immaginare. Oltre ad aver lavorato con le loro mani sui telai con i fili di lana colorata, ci dimostrano nei fatti che accoglienza e convivenza sono del tutto naturali, laddove non intervengono le sovrastrutture che tanto limitano il mondo dei grandi. La festa stessa che ha concluso questo anno di lavoro ce lo ha raccontato, proprio come le coperte realizzate con piccoli quadrati, i bambini hanno tessuto con la stessa vivacità relazioni fra diversi: diversi per genere, provenienza, cultura, religione, con la naturalezza propria di chi non ha pregiudizi. Il momento della consegna delle 37 coperte nelle mani dei ragazzi accolti nei centri di accoglienza gestiti dall’associazione CIDIS Onlus è stato il clou di una festa di reciprocità e conoscenza.
 
Il progetto, ideato dal connubio fra Rebecca Di Santo®  e Associazione Sonoxsona, è stato finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia,  ha coinvolto 24 classi, 8 scuole, è stato patrocinato dal Comune di Assisi, ha visto partecipe la Zona Sociale 3 (con i Comuni di Assisi, Bastia Umbra, Bettona, Cannara e Valfabbrica), l’Associazione CIDIS Onlus Perugia, l’Associazione Accademia Punto Assisi, l’Oratorio del Centro Pastorale Regina Pacis di Assisi, l’Associazione Il Cerchio dell’Amicizia Onlus – Roma.
 
Le parole di Abderrahim El Khanchouli, rappresentante dell’Associazione Culturale Islamica Arrahma, raccontano con lucidità e chiarezza il mondo che vogliamo: «Ho visto i quadrati, sembrano staccarsi dalle due parti, per scambiarsi vicendevolmente e arricchirsi e questo è il senso dell’immigrazione io sono immigrato. Alcuni migrano per necessità o per divertimento, io ho seguito lo stormo, perché la mia famiglia ha emigrato prima di me e l’immigrazione è una cosa bella perché ci aiuta a conoscerci e ad arricchirci. È un invito a noi a lasciare le nostre paure e i nostri pregiudizi, anch’io essendo un ospite ho la paura di perdere le mie radici e, anche voi che ospitate, avete paura di ciò che viene da lontano, invece c’è sempre da scambiare qualcosa, quindi c’è un’interazione, una reciprocità.»
 
Rebecca di Santo
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