Assisi venti anni fa, cronaca di una inconsueta giornata

Mi alzai subito cercando anzitutto di rassicurare i miei familiari...

Mattarella ad Assisi per ricordare il sisma del 1997
ERALDO MARTELLI

Assisi venti anni fa, cronaca di una inconsueta giornata

da Eraldo Martelli
Venti anni sono passati, sembra un’eternità a chi come me sta cercando di rimuovere e allontanare nel tempo un ricordo devastante e tragico. Sono molti anni ormai che la ricostruzione è terminata e non ci sono segni legati al terremoto, oggi possiamo apprezzare la bellezza di Assisi rinnovata da imponenti opere di consolidamento e restauro.

Questo sicuramente non è sufficiente per dimenticare quegli episodi che ci hanno segnato in maniera indelebile, infatti ogni volta che ci penso rivivo quei momenti, rivedo quei volti impauriti e provo ancora le sensazioni di quel 26 settembre 1997. La sera precedente andai a letto tardi, non ricordo il motivo e non sono mai andato a vedere sulla mia agenda quali fossero i miei impegni nel giorno precedente che spesso si protraevano sino a tarda sera.

Mi coricai dopo le due pensando a quanto fatto durante la giornata e a come organizzare nel migliore dei modi i tanti impegni del giorno successivo, quindi quando arrivò la prima scossa poco dopo le due e trenta ero ben sveglio.

Mi alzai subito cercando anzitutto di rassicurare i miei familiari e telefonai all’allora ingegnere capo che abitava a Perugia per attivare le necessarie procedure, mi rispose che anche lì la botta era stata forte ma che non era il caso di attivarsi, io insistetti e decidemmo comunque di fare un giro di telefonate per verificare se ci fossero stati danni, telefonai personalmente all’ospedale di Assisi , mi rispose il già sindaco Giuliano Vitali che mi segnalò delle crepe alla struttura ma non particolarmente significative oltre alla grande paura di alcuni pazienti. Venimmo subito a sapere che nella basilica di S. Francesco si erano verificati alcuni crolli, decidemmo comunque verificato che la situazione non era proprio cosi tragica di aggiornarci al mattino seguente.

La prima decisione da prendere era se chiudere o no le scuole con posizioni contrastanti tra noi assessori, alla fine prevalse l’apertura per le rassicurazioni fornite dai tecnici  sulla solidità delle strutture sul fatto che solitamente nei terremoti del passato la scossa principale era stata sempre la prima (fino ad allora !) e per non arrecare ulteriori disagi alle famiglie.

Quel giorno avevo molti appuntamenti con cittadini, uno anche con la ditta GESENU per parlare della rimodulazione dei servizi (scusatemi ma questa ve la devo raccontare: quello fu un primo incontro solo per valutare la possibilità e i costi di un servizio più efficiente per la città di Assisi non seguito per ovvi motivi da nessun incarico formale con tanto di delibera e relativa copertura di spesa; ebbene dopo otto o nove mesi dall’evento questi signori hanno avuto il coraggio di presentarci un conto salatissimo riferendosi alle ipotesi fatte in quella riunione, badate bene per servizi tra l’altro mai svolti in quanto specialmente nei primi mesi il terremoto aveva bloccato tutto, rispondemmo per le rime e non si sono più fatti sentire).

Passò nel mio ufficio il sindaco Giorgio Bartolini a chiedermi se volevo andare con lui a fare il sopralluogo a S. Francesco, gli risposi di no in quanto ancora avevo molti altri appuntamenti e fu cosi che non rischiai la vita non trovandomi con loro al momento del crollo.

Nel momento dello scossone delle 11,23 ero in piedi vicino al muro nell’ufficio commercio che era sotto la sala della Conciliazione, avevo appena salutato un cittadino e ne stava entrando un altro,  ebbi la netta sensazione che mi mancasse la terra sotto i piedi, fu come precipitare verso il basso per circa un metro, parti di intonaco mi cadevano sulle spalle (piccole per fortuna!), davanti a me non scorderò mai la faccia impaurita del mio amico Vittorio attaccato con le due mani al  montante della porta e l’immediato fuggi fuggi di Sandra e Nadia insieme a tutti gli altri presenti nell’ufficio, a nulle sono valse le mie richieste di attendere la fine della scossa dovute anche alla preoccupazione che potessero cadere sulla ripida scala di accesso.

Rimasi qualche istante immobile a pensare sul da farsi e iniziò il calvario, fuori la paura le grida della gente che si andava radunando sulla piazza che cercavo di rassicurare anche se l’angoscia era forte pure per me pensando ai miei familiari con i quali non riuscivo a mettermi in contatto e non sapendo bene le conseguenze di quella scossa.

Per più di unìora tutte le comunicazioni interrotte, erano i tempi dei primi cellulari che sono stati strumenti indispensabili nella gestione delle fasi post sisma anche grazie alla fornitura gratuita che ci fece la ditta Visconti.

In quella situazione non potendo fare nulla decisi di fare una corsa a casa, verificato che i miei erano all’aperto davanti all’abitazione sono tornato di corsa in comune e proprio mentre risalito sono riuscito a mettermi in comunicazione con un mio amico a Roma, che svolgeva un’importante ruolo all’interno del Corpo Forestale dello Stato che inviò immediatamente due elicotteri  per monitorare gli effetti del sisma.

Subito riunione con sindaco assessori e alcuni dipendenti a prescindere dal loro ruolo per uno scambio di informazioni e decidere cosa fare, circolava già l’ipotesi delle quattro vittime confermata successivamente, ancora oggi il mio pensiero affettuoso va ai loro familiari.

Arrivò l’invito da parte del Centro Operativo Misto che si era costituito a Foligno ad inviare un rappresentante del comune e il sindaco mi chiese di andarci in quanto assessore alla protezione civile. Partii immediatamente passando prima presso la sede della Croce Rossa di Assisi allora guidata da Maurizio Biagioni che proprio per quel giorno aveva programmato una esercitazione di montaggio tende invitandolo ad istallare due tende all’Istituto Serafico e due all’ospedale, criticità già segnalataci che furono prontamente alleviate grazie all’immediato intervento della Croce Rossa.

Arrivai alla sala operativa e trovai sulle scale esterne una persona che successivamente mi dissero che era Barberi, responsabile nazionale della protezione civile, al quale diedi la notizia delle quattro vittime nella basilica.

Riferii la situazione di Assisi e mi chiesero le nostre necessità immediate oltre ad indicare le aree dove istallare le tendopoli, chiamai l’ingegnere comunale che mi disse che quelle indicate nel piano comunale non erano adatte e immediatamente utilizzabili.

Presi la decisione di indicare i tre campi sportivi Di Assisi, S. Maria e Rivotorto per allestire tre tendopoli e richiesi 50 roulotte da inviarne due o tre in ogni frazione di montagna.

Diciamo subito che l’organizzazione della Protezione Civile anche degli stessi volontari non era certo paragonabile a quella odierna, quando in serata arrivarono i materiali per allestire i campi di Assisi e S.Maria alcuni volontari non erano neanche in grado di montare le tende, anche grazie all’aiuto dei giovani di un circolo angelano a tarda notte i campi erano allestiti.

Intanto al COM di Foligno dopo due falsi allarmi di arrivo al campo di aviazione delle 50 roulotte richieste, avevo già fatto allertare molti automobilisti provvisti di gancio da traino pronti per venirle a prendere ma non si riusciva a capire cosa stesse succedendo. Vedevo roulotte passare avanti e indietro per la città di Foligno, ad un certo punto arrivò la notizia che le strade di Colfiorito erano intasate dalla prersanza di troppe roulotte.

Solo verso le ore 23 arrivarono le prime notizie della situazione catastrofica di Nocera e dopo la terza buca per le roulotte tornai sconsolato ad Assisi…e da allora decidemmo di fare da soli, ma questa è un’altra storia che forse un’altro giorno racconterò.

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