Cei, Cardinale Bagnasco, lavoro, politica, famiglia e scuola al centro dalla prolusione

Aperta oggi pomeriggio, lunedì 10 novembre, la 67ª Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana. I lavori, che termineranno giovedì 13, si svolgono presso la Domus Pacis in Santa Maria degli Angeli – Assisi. La cerimonia è iniziata alle ore 16, con la prolusione del Cardinale Presidente, Angelo Bagnasco.

A causa della disoccupazione “si sta perdendo una generazione”. E’ questo l’allarme lanciato ad Assisi dal cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, che di “occupazione in discesa nonostante l’impegno dei responsabili” ha parlato oggi in apertura dell’Assembela straordinaria dei vescovi italiani. “Che cosa sara’ di tanti giovani? Quali vie li attendono se sono costretti a rimanere ai bordi di una societa’ che sembra rifiutarli? Quali loschi personaggi, in Italia e altrove, sono pronti a farne scempio per i loro interessi?” si e’ chiesto rilevando che “la disoccupazione che non cenna ad invertire la direzione”. Secondo Bagnasco, per favorire l’occupazione occorre che “si ragioni non solo in termini di finanza, ma innanzitutto di produzione e sviluppo, assicurando con ogni sforzo che il patrimonio industriale e professionale, di riconosciuta eccellenza, possa rimanere saldamente ancorato in casa nostra”. E in questo campo, ha sottolineato, “l’esperienza insegna che non esistono garanzie che tengano”.

Nel Dopoguerra “dalle macerie delle case e delle persone, chi era in piedi ha realizzato quel patto sociale da cui e’ nata la Costituzione”. Sempre il cardinale Angelo Bagnasco. “Allora – ricorda il porporato – c’era un tessuto connettivo del Paese e da quello partivano le legittime differenze che, pero’, non impedivano di intendersi sui principi fondamentali”. Nell’Italia di oggi, invece, se “non ci sono macerie di case da ricostruire, sembrano esserci le macerie dell’alfabeto umano: e’ necessario – dunque – rifondare la politica, rimettere cioe’ a fuoco che cosa vuol dire stare insieme, lavorare insieme per essere che cosa”. “Non e’ – ha spiegato Bagnasco – un esercizio astratto, ma la premessa di ogni urgente dover fare, che nell’Italia del dopoguerra era chiara per tutti, anche per quanti forse non sapevano dirla a parole, ma la sentivano col cuore”.

Secondo Bagnasco, tuttavia, “pensare che ora siamo in mezzo ad un groviglio da risolvere solo con capacita’ e determinazione, sarebbe vero ma incompleto, riduttivo”. Con l’Italia, l’Europa intera infatti attraversa “non soltanto una crisi economica e strutturale”, ma “una crisi culturale da prendere sul serio”. “In questo senso, l’Occidente – suggerisce il presidente della Cei – dovrebbe mettersi maggiormente alla scuola di un’autorita’ alta, quella di coloro che soffrono, che stanno peggio, ricordando che l’ascolto delle sofferenze illumina e guida ogni politica, che intende essere forma”. Nella sua prolusione, Bagnasco condanna quindi “la globalizzazione dell’indifferenza, dell’interesse e del malaffare”, che non lascia spazio allo “scambio virtuoso” che deve “coinvolgere chi ha meno o niente”.

[box type=”note” align=”alignleft” ]”I poveri e i bisognosi, di ieri e di oggi, guardano con terrore – conclude – una societa’ che corre e si allontana, rispetto alla quale loro non hanno piu’ il passo o non l’hanno mai avuto”. “Il Paese – assicura – ci sta a cuore come Pastori attenti al bene della gente con la quale condividiamo pesi e preoccupazioni, gioie e speranze. Al Paese diciamo di tenere desta la speranza, di non scoraggiarsi nelle difficolta’ persistenti e, per certi aspetti, crescenti”. L’auspicio e’ che la globalizzazione sia “vera opportunita’ per culture, risorse, valori”, e non “destinata ad arricchire i ricchi e a impoverire i poveri”.[/box]

“E’ irresponsabile indebolire la famiglia, creando nuove figure per scalzare culturalmente e socialmente il nucleo portante della persona e dell’umano”, afferma il cardinale Angelo Bagnasco. Secondo il porporato con il recepimento da parte dei Comuni di matrimoni gay celebrati all’estero, assistiamo a “distinguo pretestuosi che hanno l’unico scopo di confondere la gente e di essere una specie di cavallo di Troia di classica memoria”.

“La famiglia, come definita e garantita dalla Costituzione, continua – scandisce il presidente Cei -ad essere il presidio del nostro Paese, la rete benefica, morale e materiale, che permette alla gente di non sentirsi abbandonata e sola davanti alle tribolazioni e alle ansie del presente e del futuro.

Il cardinale Angelo Bagnasco ha mandato un segnale chiaro in merito al cammino sinodale avviato da Papa Francesco che portera’ nell’ottobre prossimo a proposte definite in tema di accesso alla comunione dei divorziati risposati. “Abbiamo sentito anche l’eco delle famiglie fragili e ferite”, ha esordito infatti Bagnasco continuando poi con le parole della “Relatio” contestata in Vaticano da diversi cardinali e vescovi: “La Chiesa, in quanto maestra sicura e madre premurosa, pur riconoscendo che per i battezzati non vi e’ altro vincolo nuziale che quello sacramentale, e che ogni rottura di esso e’ contro la volonta’ di Dio, e’ anche consapevole della fragilita’ di molti suoi figli che faticano nel cammino della fede”. “Anche a loro, e alla prassi sacramentale dei divorziati e risposati, il Sinodo ha pensato con quella cura pastorale che vuole rispecchiare l’esempio di Cristo”, ha assicurato il presidente della Cei con parole sue.

A Gaza “abbiamo visto brillare, soprattutto sui volti dei moltissimi ragazzi e giovani, la voglia di una vita diversa, di abitare non solo le case, ma il futuro”. Con grande partecipazione umana, il presidente dei vescovi italiani ha confidato cosi’ l’emozione piu’ forte vissuta in Terra Santa nella missione di pace compiuta con gli altri membri della presidenza Cei. “Isolare gli estremisti e’ interesse comune, e la via della moderazione e del dialogo e’ spesso lunga e con esiti alterni, ma e’ la vera alternativa alla via della violenza”, ha rilevato in proposito Bagnasco.

“Sconcertante”. Con questo aggettivo il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, ha definito nella sua prolusione di Assisi “il pervicace progetto di eliminare la presenza cristiana dalla Terra Santa come da altre regioni sia del Medio Oriente che dei Balcani e della Terra, attraverso una persecuzione a volte evidente e brutale”. Di essa, ha detto, “un esempio recente e raccapricciante e’ accaduto in Pakistan”, ma si tratta di un fenomeno diffusissimo anche se la persecuzione appare “altre volte subdola e mascherata, ma non per questo meno violenta”. Secondo Bagnasco, tutto questo “e’ inaccettabile non soltanto per la coscienza cristiana, ma anche per la coscienza civile, che usa affermazioni altisonanti sui diritti umani, ma che finge di non vedere e tace di fronte ai crimini che continuano a danno dei cristiani e di altre minoranze”. “Forse che i cristiani sono una presenza scomoda per progetti culturali e politici, per interessi economici e finanziari? E’ forse questa la vera ragione di tanta connivenza internazionale?”, si e’ chiesto il presidente della Cei affermando a nome dei vescovi: “noi non possiamo tacere: le comunita’ cristiane di tutto il mondo leveranno la voce come un’onda contro questa ingiustizia che sa di genocidio, e che raggiunge l’abiezione di crimine contro l’umanita’. E’ una sconfitta non di una parte, ma dell’intera civilta’”. “Una forma concreta di sostegno richiestaci dai nostri fratelli nella fede, e’ quella – ha poi concluso il cardinale di Genova in merito alla Terra Santa – dei nostri pellegrinaggi. Per i cristiani e’ importante e confortante, li incoraggia e li sostiene, mentre noi siamo confermati nella fede dal loro esempio”.

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“Stima e incoraggiamento” sono espressi dai vescovi alla scuola italiana nella prolusione letta questo pomeriggio ad Assisi dal presidente della Cei, Angelo Bagnasco. Lodando l’impegno delle famiglie e riconoscendo che “alcuni recenti provvedimenti vanno nella giusta direzione”, Bagnasco ha pero’ chiesto nuovamente sostegno per “le scuole cattoliche, che sono scuole pubbliche non private, non sono le scuole dei ricchi, ma di coloro che si privano di molto per l’educazione dei figli, il loro vero tesoro; pagano le tasse come tutti, ma senza ricevere dallo Stato cio’ che ricevono gli altri”. “I Centri Professionali sono il salvacondotto educativo e professionale di tanti ragazzi che vengono avviati al lavoro e alla societa’ attraverso dei percorsi specifici. E forse, piu’ ampiamente, vengono riconciliati con la vita”, ha aggiunto il porporato sottolineando che “i contributi, oggi stanziati in misura nettamente inferiore agli anni passati e totalmente insufficienti rispetto alle esigenze arrivano puntualmente in ritardo alle scuole che vivono in perenne affanno per pagare stipendi e strutture”.

Per testimoniare Gesu’ portando l’Eucaristia in mezzo agli uomini di oggi, sempre piu’ disorientati e spaventati, ai preti “serve una solidita’ umana, culturale, affettiva, spirituale, dottrinale”. Ha voluto ripetere le parole rivolte l’anno scorso in Brasile da Papa Francesco ai vescovi latinoamericani del Celam, il cardinale Angelo Bagnasco.

“Di fronte all’ora presente – ha sottolineato il presidente dell’Episcopato italiano a nome di 220 vescovi del nostro paese – non ci lasciamo andare alla tentazione del lamento o del pessimismo, e neppure della ingenuita’ acritica, ma vogliamo promuovere e curare una formazione qualificata che crei persone capaci di scendere nella notte senza essere invase dal buio e perdersi; di ascoltare l’illusione di tanti, senza lasciarsi sedurre; di accogliere le delusioni, senza disperarsi e precipitare nell’amarezza; di toccare la disintegrazione altrui, senza lasciarsi sciogliere e scomporsi nella propria identita’”.

[tabs type=”horizontal”][tabs_head][tab_title][/tab_title][/tabs_head][tab]”Da tempo – ha rivelato – abbiamo desiderato metterci idealmente attorno al tavolo di casa e, come si fa in famiglia, aprire l’anima, comunicarci gioie e preoccupazioni, esperienze e proposte, pensando a coloro che hanno il primo posto nel nostro cuore di Pastori, i nostri Sacerdoti, primi collaboratori ed amici”. Secondo Bagnasco, “il sacerdote non e’ un solista del bene, ma un chiamato a vivere la fraternita’ presbiterale con realismo, accettando le gioie e i limiti che anche le famiglie vivono nel loro interno”. Dunque ogni prete deve “imparare a specchiarsi nella figura di Gesu’ “per misurare la propria maturita’ umana, cristiana e sacerdotale”. “In Lui – ha esortato il presidente della Cei – ognuno deve guardarsi nella verita’, con fiducia e senza nascondimenti, al fine di integrare la propria affettivita’ nella vocazione ricevuta, di far crescere l’indispensabile capacita’ di relazione e di collaborazione, di maturare la virtu’ della fortezza nelle inevitabili tensioni della vita e del ministero”.[/tab][/tabs]

“Ogni altro ausilio, pur utile o necessario che sia, deve contribuire a questa permanente relazione non solo come intimita’ di vita, ma anche come criterio di giudizio esigente e pieno di grazia”, ha precisato il cardinale, tornando a citare Papa Francesco per invitare i sacerdoti italia a “non vivere autoreferenziali, ma a farsi dono”.

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