Primi d'Italia

Cento anni di pugilato, mostra tra arte e nobile arte

Per il Centenario della Federazione Pugilistica Italiana, 1916-2016, la Mostra sul Pugilato rappresenta l’incontro tra arte e “nobile arte”.Il fascino del dialogo con la boxe ha permesso di poter contare su delle partecipazioni attive, non solo volte a realizzare delle opere su di un tema, ma a varcare quella linea di superficialità che spesso è il confine della committenza, della richiesta, che, se non superata, può portare ad una risultante fredda.

L’amore profondo per il pugilato nasce dal fatto che è sport senza compromesso, fatto di atleti pronti al martirio della vita, come del ring, volti a perseguire la loro scelta in maniera determinata e coerente, anche fino ad una tragica fine.

Molti artisti partecipanti hanno con continuità raccontato il mondo del pugilato con le loro opere.

È il caso del pittore Wainer Vaccari, modenese, che da sempre ha narrato gli eroi e le gesta del mitico quadrato, o della pittrice Stefania Fabrizi, che ha parlato di epici duelli di atleti, o del pittore Massimo Campi, figlio d’arte – il padre fu pugile di livello internazionale ed allenatore di Primo Carnera – arrivando fino a quel sublime poeta che è Piero Pompili, capace di indagare per un quarto di secolo palestre e spogliatoi, gente e déi, disgraziati e campioni, di scoprire col suo obiettivo e di “fermare” – prima di qualsiasi talent scout – i migliori pugili di ieri e di domani, immortalandoli prima della fine.

Altri artisti, in maniera meno ossessiva direi, hanno guardato il ring ed i pugili, e dalle loro esplorazioni, dalle loro curiosità verso questa disciplina, tanto antica quanto moderna, sono nate, scaturite, opere autentiche e sincere, vere e genuine come soltanto la boxe sa essere tra gli sport.

Così Franco Mulas ha raccontato del dinamismo dello scambio dei colpi durante un incontro, Alessandra Giovannoni del silenzio del ring e del richiamo delle forme a colori ispirati dall’antichità delle figure rosse e nere, Luigi Pagano ha indagato la maestà del corpo del pugile, Daniela Montanari infine la fisicità quasi scultorea di questi atleti.

Rubidori Manshaft ha sapientemente mischiato il dna delle immagini, ottenendo una composizione allegorica quanto equilibrata. Massimo Luccioli, quasi da una scomposizione atomica del segno ha ricostruito l’immagine di un atleta. Mauro Molle ha fatto emergere i simboli distintivi della boxe – il sacco, i guantoni, la postura, il raccoglimento – nella composizione.

Oltre ai già sopra citati, partecipano inoltre i fotografi Giuseppe Cardoni, Luigia Giovannini e Renata Romagnoli, lo street-artista Junkie, i disegnatori e grafici Andrea del Sole e Mimmo Lombezzi, le pittrici Maya Brittain-Sakuma, Maddalena Mauri e Lena Salvatori, le disegnatrici e grafiche Monica Anselmi, Bernadette Moens e Bianca Provenzale, lo scenografo e pittore Gabriele De Stefano, i pittori Salvatore Alessi, Alessandro Ariaudo, Michele Attianese, Marco Beccattini, Paolo Favi, Hayssam Masri e Mimmo Nobile.

Artisti da tutta Italia, trenta in tutto, diversi per generazione e formazione, si sono ritrovati in questo racconto sul pugilato. Narrazione fatta attraverso la totale libertà narrativa, agli artisti è stato chiesto di realizzare le opere nella tecnica che preferivano, che prediligevano.

È nato così un percorso, fatto di fotografie e di incisioni, di gouache e di tele, che conduce ad uno dei pochi luoghi dove gli uomini sono uguali l’uno di fronte l’altro, il quadrato del ring

Print Friendly, PDF & Email

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*