“La Chiesa per la scuola”, intervento di Monsignor Sorrentino

Mons. Sorrentino

«E’ un momento importante, perché tutta la Scuola si senta interpellata dalla stima e dalla parola della Chiesa. La Scuola è laboratorio di futuro e le nuove generazioni hanno bisogno che la Scuola venga vista da tutte le realtà sociali, specie dalla politica, con una rinnovata attenzione facendo sinergia e mirando all’obiettivo di una Scuola ricca di valori oltre che di istruzione». A dirlo è l’arcivescovo mons. Domenico Sorrentino, vice presidente della Ceu e delegato dei vescovi umbri per l’Educazione, la scuola e l’università, nell’annunciare che anche l’Umbria si è mobilitata per partecipare all’evento del prossimo 10 maggio “La chiesa per la scuola” promosso dalla Conferenza episcopale italiana (Cei) a Roma, in Piazza San Pietro, con la presenza di papa Francesco, per testimoniare l’attenzione del mondo ecclesiale verso quella componente fondamentale della società che è l’Istituzione scolastica.

«Saranno 2.066 gli umbri, rappresentativi di tutte le componenti scolastiche, a partire dagli studenti, compresi quelli più piccoli accompagnati dai genitori – evidenzia la prof.ssa Annarita Caponera, coordinatrice della Commissione regionale per l’educazione, la scuola, e l’università (Cresu) –. Molti parteciperanno tramite i mezzi approntati per l’occasione dagli Uffici diocesani pastorali della scuola e dalle realtà religiose e aggregative; a loro si uniranno varie altre persone e famiglie che privatamente si daranno appuntamento con gli altri a Piazza San Pietro».

«L’avvenimento romano non è un fatto isolato – sostiene la prof.ssa Caponera –, ma costituisce il culmine di un itinerario di preparazione iniziato nel maggio 2013 con il Convegno nazionale Cei di pastorale della scuola. I contenuti e gli stimoli di quello stesso Convegno sono stati poi attualizzati nel territorio, nello specifico della nostra regione attraverso la Cresu, presieduta dall’arcivescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino mons. Domenico Sorrentino. Giova ricordare, a tal proposito, i tre incontri dello scorso marzo e aprile, che hanno fatto eco alla visita del Papa nella città serafica, con l’analisi dei suoi forti messaggi educativi rivolti ai giovani, per educare alla solidarietà, alla responsabilità, alla scoperta della propria vocazione».

Naturalmente ogni diocesi, aggregazione laicale, istituto religioso ha provveduto a sensibilizzare ed organizzare quanto necessario, affinché la giornata di Roma sia vissuta non solo come una grande festa della scuola, ma anche per la scuola. Così, infatti, ha scritto a suo tempo il Segretario generale della Cei mons. Nunzio Galantino: «l’obiettivo della mobilitazione del 10 maggio va inquadrato nel contesto del decennio sull’educazione e centrato sull’idea concreta di bene comune. Se educare è possibile e necessario, se coltivare l’umano viene prima del profitto, se la scuola è la frontiera della socializzazione, non possiamo far finta di niente. La Chiesa storicamente ha sempre avvertito l’urgenza di stare dentro a questo mondo perché sa per esperienza che solo persone libere e critiche possono dar seguito ad una società giusta ed aperta».

«L’appuntamento del 10 maggio, perciò, si configura non solamente come una pur doverosa mobilitazione del mondo cattolico anche a sostegno di peculiari ideali – conclude la coordinatrice Cresu –, ma come occasione di rilancio dell’attenzione verso un mondo, quello scolastico, che intercetta tutti i bambini-ragazzi-giovani e le rispettive famiglie e che non può essere considerato in un’ottica aziendalistica ed efficientistica. Infatti la scuola è una comunità educante, dalla cui giusta valorizzazione possono e devono scaturire prospettive positive, anche sul piano economico nel senso di investire in cultura e capitale umano, per il nostro Paese».

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