CST di Assisi, autentico disastro economico e gestionale

da Giorgio Bartolini
ASSISI – Lo stipendio ed il trattamento del TFR per i licenziati sono un diritto, per cui c’è chi già batte cassa al CST di Assisi, associazione partecipata dal Comune, che dire trovasi in cattive acque è un eufemismo. L’associazione già si era ridotta a due soli soci ordinari (Comune di Assisi e Università per Stranieri di Perugia), ma ora, dopo aver anche votato contro l’ultimo bilancio, quest’ultima si è ritirata. È rimasto solo il Sindaco del Comune di Assisi che presiede l’assemblea dei soci. Ma, a parte ciò, che comunque non è di poco conto, veniamo ai numeri del bilancio. Ne bastano alcuni, per avere un’idea della situazione.

Per l’anno 2013 la perdita di esercizio è stata di 471.694 euro, si evidenziano un buco di bilancio (patrimonio netto negativo) di 600.000 euro, debiti per euro 1.130.000, di cui 541.000 euro per TFR, perdite negli ultimi 5 anni per un totale di 950.000 euro.

Gli stipendi sono arretrati. E ora giustamente c’è chi scrive al CST e al Sindaco Ricci, quale presidente dell’assemblea, e al consigliere comunale Tardioli già presidente del Consiglio di Amministrazione del CST ed attuale direttore, reclamando mensilità arretrate e il TFR. Data la gravità della situazione – tra l’altro di 11 dipendenti ne sono rimasti solo tre – l’opposizione avrebbe voluto discuterne in consiglio comunale aperto per cogliere consigli e suggerimenti, ma la maggioranza ha rifiutato la proposta. Chi dovrà pagare tanta montagna di debiti?

Questa associazione verrà messa in liquidazione? Per ora nessuna risposta. Solo stizzite minacce da parte del Sindaco su colui che avuto “l’ardire” di scoperchiare questa pentola e portarla all’attenzione di chi paga le tasse: “si procederà con tutte le tutele previste dalla legge sino a ulteriore richiesta di risarcimento”, e, “gli amministratori del CST valuteranno azioni legali e risarcimenti”, e ancora “Il risarcimento dei danni potrà risultare utile per migliorare il bilancio del CST”. Questo signore si permette anche di fare lo spiritoso, o il minaccioso, su tanto disastro. Ma mi faccia il piacere, avrebbe detto Totò!! Giorgio Bartolini

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