Donne di politica, Travicelli, “Noi donne non vogliamo fare le belle statuine”

Assisi, bilancio previsione 2016-2018, Travicelli di sì

Non voglio entrare in merito alle vicende che ci hanno portato sin qui, sono da sempre abituata, vuoi per l’educazione datami dai miei genitori, vuoi per le esperienze di vita, a rispettare il volere o per meglio dire ciò che sortisce da vicende amministrative, o, nello specifico, dalle aule di un tribunale.

Premesso ciò, è bene che sinceramente e per coerenza io dica cosa penso su noi donne in politica, mi sento serena nel dire che noi donne siamo un valore aggiunto a questa èra fatta di politica, sempre più e troppo piena di tanti (oserei dire) molti che utilizzano posizioni per raggiungere degli scopi per nulla nobili, atti a portare guadagni, non solo individuali, ma parentelari, che durano magari per varie generazioni.

Ahimé, però sono anche tante le donne che stanno, in tal senso, prendendo una brutta strada o, come direbbe il mio povero papà, una brutta piega. Sì, mio padre quell’uomo che, pur essendo venuto a mancarmi molto, troppo presto, mi ha accompagnata sin qui, con questa faccia, ma soprattutto libera, senza obblighi alcuni, dovendo ringraziare solamente chi (e direi dai numeri in tante e in tanti) mi hanno dato fiducia.

Noi donne, che una volta ci dovevamo battere per poter esprimere il nostro voto (Il diritto di voto alle italiane fu concesso nel 1945 ed esercitato per la prima volta nel 1946) e che ancora oggi in molti paesi dobbiamo farci uccidere per sostenere le nostre idee; noi donne che troppo spesso, franchezza per franchezza, dobbiamo fare i conti non con le quote rosa, ma con un maschilismo anche politico, che dalla base di partiti politici o per meglio dire da quattro ciarlatani, equipaggiati per lo più dalle parole facili…a volte ricoperte da insulti, appartenenti ad un vocabolario del “qui comando io”, o del “qui le donne sono solo un numero”, e qui è meglio che mi fermo.

È tanto facile parlare di quote rosa, quando non si fa poi nulla, o quasi per combattere veramente quella diversità tra uomo e donna che, in politica come nella vita, non ha una concretezza precisa, se non parlarne in qualche dibattito di campagna elettorale o l’8 Marzo-Festa della Donna, dove si pensa di fare colpo sul pubblico femminile affrontando le tematiche prettamente di genere, ricordando troppo spesso quei nomi di donne uccise o, permettetemi, ammazzate barbaramente e sovente dimenticandosi poi di loro dal giorno dopo.

Noi donne non abbiamo bisogno di tutto questo. Rispettare una donna non é trattarla come un animale raro e metterla in qualche lista o in qualche altro posto per farne un numero, e poi accoltellarla alle spalle alla prima occasione, per dimostrare quella superiorità che solo con la nostra intelligenza e dimostrando le nostre vere capacità, noi donne potremo veramente abbattere. Negli anni ho visto ed ascoltato tanti discorsi, tante brodaglie sulle donne, sui diritti, sul ruolo nella politica, e tanti discorsi finiti sempre con una risata, se andava bene, e con un zampata nel didietro se andava peggio.

Quello che mi fa più male al cuore è la scarsa solidarietà tra le donne, che, nei tanti discorsi fatti in TV o negli articoli di giornale si proclamano vicine e solidali e poi, dietro le spalle, per un proprio fine, si mettono al livello di quegli uomini che fino ad un minuto prima hanno colpevolizzato o contro i quali hanno fatto,quasi sempre,delle finte battaglie.

Noi donne in politica, ma anche e soprattutto nella vita, dobbiamo saper dimostrare il nostro vero valore, dobbiamo meritarci i complimenti se abbiamo fatto bene, o dei richiami se abbiamo toppato: l’elemosina non fa parte del sesso femminile, doversi abbassare a certe politiche non conviene a nessuno e non porta nessun beneficio. Gesù Cristo ha creato l’uomo e la donna, non ha creato due esseri, uno di serie A e uno di serie B, ma due persone e persone con gli stessi diritti e gli stessi doveri.

Questo, a mio avviso, vuol dire uguali e pronti a dimostrare le proprie capacità e aperti alle sfide che la vita ogni giorno ci riserva. In politica paga molto la serietà, la coerenza, la voglia di fare bene, la serietà nell’operare, il voler stare in mezzo alla propria gente. Questo può essere fatto sia da un uomo che da una donna, non ci vuole un sesso preciso per mettersi a disposizione di una città, di una regione, di una nazione.

E poi, fatemela dire tutta: mettersi in gioco in una votazione può essere anche una soddisfazione, si sa che si deve dare tutto per fare il bene, sempre con umiltà, cercando di imparare sempre e non pensare mai di essere arrivati, e poi, permettetemi, togliersi anche qualche soddisfazione ed essere eletta, la più votata nella tua città! Le quote rosa sono un tema che chi le ha inventate a volte vorrebbe mordersi i gomiti, possono andare bene in un senso, poi però nei partiti si tirano le sedie se una donna poco, poco prende il sopravvento e si corre ai ripari cercando per lo più soluzioni che, con le quote rosa, non hanno nulla a che fare, neanche la puzza.

Cosa dire di più se non ribadire con forza che noi donne non vogliamo fare le belle statuine o le occupanti di posizioni-civetta in liste partitiche. Noi abbiamo, se solo lo vogliamo dimostrare, le capacità per fare tutto e bene, senza pensare che qualcuno ci obbliga o ci destina una posizione nelle vita e nel quotidiano.

Comprendo che oggi, più che mai la politica, tende a diventare una barzelletta, una bagarre fatta per chi urla più forte, alla quale troppo spesso non si pensa più al bene delle cittadine e dei cittadini, o lo si pensa come portatori di voti, ma nessuno vuol capire che tutto questo porta ad un disamoramento verso la politica e verso tutto quello che vi circola intorno. Anche a livello locale si parla troppo spesso di argomenti che per lo più non si comprende cosa si stia dicendo.

Pur di farsi campagna elettorale si arriva a utilizzare tutto e tutti, a volte si esce persino di scena dopo aver ricevuto un contentino e si riappare come il salvatore, senza comprendere o conoscere minimamente il territorio. Le donne certamente comprendono le difficoltà della politica, ma non vogliono essere loro stesse le difficoltà in politica, questo è importante e alla base di tutto.

Dopo queste mie riflessioni, forse per alcuni o alcune annoianti o fatte da una donna troppo spesso sognatrice, mi permetto di entrare con grande rispetto nell’argomento specifico “costituzione della nuova Giunta”, ricordando a me stessa che il Sindaco di qualsiasi appartenenza sia, da sempre, poiché democraticamente eletto, ha il potere di affiancarsi di persone che reputa capaci e a lui più vicine.

Premesso ciò, essendo io Consigliere Comunale al secondo mandato ed avendo condiviso, seppur a volte con posizioni, idee diverse, un percorso amministrativo con molti dei presenti oggi in questo Consiglio Comunale, mi sento vicina a Moreno Massucci e a Francesco Mignani, amministratori ma soprattutto uomini, che hanno rappresentato la nostra città (lo so il mio pensiero è quello di una donna che vive ancora in una politica antica e con il pensiero di quella sinistra orfana di Enrico Berlinguer, che oggi sempre più si sente incapace di trovare un vero erede).

Sì una pensatrice, io, che spesso si sofferma sulla capacità che aveva Berlinguer nel rispettare gli avversari e di dialogare con loro, un costume, una mentalità, che la politica italiana, immersa in un perenne gioco delle tifoserie, ha progressivamente perso, ammantando le divisioni di una nebbia ideologica molto simile a un retorico polverone e incapace di parlare ormai a una società rinnovata.

Alle nuove Assessore Monia Falaschi e Serena Morosi, auspico che possano dimostrare il vero valore delle donne, consapevole che il loro percorso non sarà certamente senza difficoltà, viste anche le ristrettezze economiche e la crisi in cui versano le Regioni, i Comuni e soprattutto l’Italia intera. Ho voluto essere presente il 12 Agosto alla loro presentazione ufficiale, come donna e come Presidente della terza commissione consiliare, a cui molte delle loro deleghe fanno capo, pur consapevole della mia posizione che occupo in minoranza nel Consiglio Comunale, ma pienamente convinta che le quote per noi donne si dimostrano con la vicinanza e non con le guerre, che mi sembrano sempre più infinite. Poi, naturalmente, sarà il tempo che darà loro modo per giudicare il loro operato, come lo farà con gli uomini e lo ha fatto sempre nella vita per molti uomini e molte donne nel corso degli anni.

Rispettosa delle istituzioni auguro buon lavoro al Signor Sindaco Claudio Ricci, al Vice Sindaco Antonio Lunghi, agli Assessori Lucio Cannelli e Moreno Fortini e, perché no,a tutto il Consiglio Comunale.

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