Forum delle Associazioni Familiari dell’Umbria, inaugurazione a Santa Maria degli Angeli

Festeggiamenti in onore di Sant'Antonio Abate a Santa Maria degli Angeli
Festeggiamenti in onore di Sant'Antonio Abate a Santa Maria degli Angeli

ASSISI – Eccezionale affluenza di pubblico alla conferenza inaugurale del Presidio del Forum delle Associazioni familiari dell’Umbria di Assisi-Bastia-Santa Maria degli Angeli, dal titolo: “Sarà ancora possibile dire mamma e papa?”, tenutasi domenica 29 giugno, alla presenza di oltre trecento persone che hanno stipato la sala conferenze della Domus Pacis di S. M. degli Angeli. Conferenza che giunge al termine di una tre giorni di incontri altrettanto partecipati e di successo a Marsciano il 27 e Orvieto il 28; segno del grandissimo interesse che suscita la materia.

L’incontro, organizzato in collaborazione con il movimento Manif Pour Tous, e moderato da Pierpaolo Servillo, coordinatore locale del Forum, ha presentato un percorso di minuzioso approfondimento scientifico, con la professoressa Assuntina Morresi del Comitato nazionale di Bioetica e consulente del Ministero della sanità, giuridico, con l’avv. Gianfranco Amato, presidente Ass. Giuristi per la vita, e antropologico, con l’avv. Simone Pillon consigliere nazionale del Forum, sull’aperta questione dell’identità di genere, collegata alla cosiddetta Legge Scalfarotto sull’omofobia. La conferenza è stata preceduta dai saluti del Sindaco di Assisi Claudio Ricci che ha conferito il patrocinio del Comune all’incontro, e del Presidente regionale del Forum Ernesto Rossi; nonché impreziosito dalla partecipazione tra il pubblico di Mons. Domenico Sorrentino Vescovo della diocesi di Assisi, e altri rappresentanti delle istituzioni.

«Inauguriamo questo presidio locale di Assisi per dare un segno di presenza, e dire: “Noi ci siamo!”». Ha detto il presidente del Forum regionale Ernesto Rossi, «per promuovere un’idea di famiglia rifugio di ogni uomo e donna e luogo di gestazione della stessa società da cui attinge lo stato. Perché siamo davanti a un pensiero unico che introduce una sua idea di uomo senza averne chiesta la condivisione con il popolo, ma non ammette repliche, e alla quale si può soltanto aderire o tacere.

Davanti a ciò la gente è frastornata, e davanti a questa scelta noi vogliamo essere il segno di una presenza, come paletti conficcati saldamente a terra, dove le persone posso saldamente tenersi; perché è necessario che qualcuno continui pur sempre a sostenere che una mamma e un papà sono importanti». Grazie a questi incontri, sta nascendo dunque la consapevolezza che la questione dell’identità di genere non può e non deve essere un fatto segreto di cui non è politicamente corretto parlare, ma al contrario, se davvero si vogliono promuovere integrazione di tutti e rispetto di tutti, è necessario parlare, parlare, parlare.

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