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Grande partecipazione alla Veglia di Pentecoste nella Basilica Superiore di San Francesco di Assisi

ASSISI – Grande partecipazione sabato sera, 7 giugno alla “Preghiera per l’Italia” indetta dal vescovo della diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino monsignor Domenico Sorrentino congiuntamente alle famiglie francescane e al Comune di Assisi nella notte di Pentecoste. La Basilica Superiore di San Francesco era gremita, personalità del mondo istituzionale, esponenti politici, religiosi e laici si sono ritrovati a pregare per il Paese per intercessione del poverello di Assisi in occasione del 75esimo anniversario della proclamazione di San Francesco patrono d’Italia. Anche Papa Francesco si è unito alla preghiera attraverso un messaggio e una benedizione fatti pervenire al vescovo Sorrentino dal Segretario di Stato Vaticano cardinale Pietro Parolin.

“Sua Santità Papa Francesco rivolge il suo cordiale pensiero, esprimendo vicinanza per la lodevole iniziativa – si legge nella lettera – ed unendosi alle speciali preghiere costì innalzate per l’amata nazione italiana, nella considerazione della sua antica e ricca tradizione cristiana e, ricordando con animo grato la continua protezione del poverello di Assisi, affida con rinnovato amore l’intero popolo alla sua celeste intercessione perché si rafforzi nelle famiglie, nelle nuove generazioni e nei credenti tutti fede viva, ferma speranza e carità operosa. Il Santo Padre – si legge ancora – invoca abbondanti doni del divino spirito su codesta terra santificata da così particolare e misericordiosa presenza perché diventi avamposto luminoso della nuova civiltà dell’amore e, mentre chiede di pregare per lui e per il suo universale ministero di successore dell’apostolo Pietro, per intercessione della Beata Vergine Maria e del celeste patrono, imparte con affetto l’implorata benedizione apostolica, propiziatrice di fecondo cammino sulla via del bene”.

Di grande spessore poi l’omelia del vescovo che, partendo dalle letture della veglia di Pentecoste, ha richiamato tutti a un fare sui passi di Francesco. “La nostra cultura globalizzata ci presenta con paradossali contrasti: da un lato, enormi potenzialità, sul piano tecnico-comunicativo; dall’altro, grande confusione, stridenti disuguaglianze. Un mondo in cui la violenza è di casa. E siamo così nella torre di Babele: simbolo di un’umanità che s’inebria del suo potere e lo vuole manifestare con una torre che raggiunge il cielo. Una sfida al Creatore. La conseguenza è la confusione delle lingue. Non ci si intende più”. Monsignor Sorrentino è poi entrato nel merito della crisi attuale: “Si era costruita, a livello mondiale, la torre della finanza che pretendeva di crescere sincera e a dismisura. Si è incrinata come una torre di carta, producendo a catena disastri nell’economia internazionale.

Aziende chiuse, lavoratori sul lastrico, famiglie in difficoltà. Dall’economia lo sguardo può portarsi su altre criticità, almeno altrettanto gravi, se non più: dalla crisi della fede, alla confusione dei valori morali, alla fragilità della famiglia, al dissesto ambientale, al difficile incontro tra le diversità, al faticoso rapporto con gli immigrati, alla questione giovani e anziani”. E allora che fare? “La nostra preghiera – ha continuato Sorrentino – si mette alla scuola di Francesco. Ci sintonizziamo in particolare con il suo Cantico, un Cantico pervaso di incanto, dove Francesco ci invita a riconoscere la creazione come un dono”. Parlando poi del conferimento dei ministeri a una cinquantina di presenti delle varie parrocchie della Diocesi monsignor Sorrentino ha fatto riferimento alla politica: “La società, non meno della Chiesa, ha bisogno estremo di uomini e donne che sappiano vivere la vita come servizio. La parola “ministro” significa questo. Altro che gioco di poltrone: dire consiglio dei ministri significa dire consiglio dei servitori”. E poi l’appello finale: “Se vogliamo prendere sul serio il patrocinio di Francesco dobbiamo inaugurare una stagione di vero dialogo civile, culturale, etico e politico”.

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