Ippica rischia default, “Serve un miracolo” appello di Padre Reverberi a premier e ministro

Ippica rischia default, “Serve un miracolo” appello di Padre Reverberi a premier e ministro
Una protesta seria accorta e prolungata a questo punto sia l’unica risposta plausibile e seria che tutti gli ippici

“Non credo servano molte parole in un momento tragico come quello attuale, il processo di degrado e il protrarsi nel tempo di soluzioni ai problemi, di promesse mai mantenute cui l’intero comparto dell’ippica nazionale sottostà da ormai troppi anni ha portato ad una situazione insostenibile sotto molteplici aspetti.

Da una parte l’insufficienza delle risorse annuali a disposizione, vuoi per la cronica mancanza di fondi, per gli innumerevoli tagli al montepremi per il crollo delle scommesse, fanno si che diventi impossibile garantire lo spettacolo delle corse di cavalli in diversi ippodromi su scala nazionale che si vedranno costretti a chiudere; dall’altra l’impossibilità di gestire tutto il personale addetto alla cura, alla preparazione e all’allenamento dei cavalli – ma anche l’impossibilità di sostenere i costi di allevamento – faranno si che oltre 50.000 famiglie in Italia e molte anche nella mia regione, l’Umbria, resteranno senza lavoro senza retribuzione e senza dignità.”

E’ quanto scritto nero su bianco nel messaggio-appello, che, padre Danilo Reverberi, frate francescano conosciuto ed apprezzato in ambito nazionale per la sua competenza ippica, ha inviato al presidente del consiglio dei ministri Matteo Renzi, al ministro delle politiche agricole, Maurizio Martina competente in materia per cercare di evitare il default di tutto il comparto sportivo legato al mondo dei cavalli da corsa. Padre Danilo Reverberi ha raccolto il grido d’allarme di tutte le categorie di trotto e galoppo, proprietari di ippodromi in testa, che sono giunti a paventare lo stop di tutte le attività, corse comprese, a partire dal primo gennaio 2016 se non interverranno fatti nuovi.

“La drammatica contrazione delle dimensioni del settore dal 2009 ad oggi, è stato ribadito dai rappresentanti degli ippodromi, a causa della riduzione di giornate di corse (da 2.493 a 1.500) del montepremi (da 218 milioni a 97), dei corrispettivi per ippodromi (da 110 milioni a 57), ha provocato, ogni giorno, la chiusura di centinaia di aziende, la perdita di migliaia di posti di lavoro, la riduzione drammatica del numero dei puledri nati e la fuoriuscita di tantissimi cavalli dal settore ippico.” Da qui l’appello inedito del frate francescano per difendere i posti di lavoro a rischio.

“Resta da chiedersi – prosegue padre Danilo Reverberi, nell’accorato appello – quale intenzione abbia il Ministero e il governo a riguardo di tutto il settore ippico, quali tutele sia disposto a mettere in campo per salvare uno sport tanto antico quanto amato in Italia, e infine bisognerebbe valutare se davvero conviene al settore restare ancorato ad una ente politico che negli anni ha solo dimostrato di prosciugare risorse – finchè ce ne sono state – e mai, dico mai è intervenuto con regole e riforme capaci di incentivare o sviluppare questo sport ancora oggi tanto amato.

Credo che una protesta seria accorta e prolungata a questo punto sia l’unica risposta plausibile e seria che tutti gli ippici – UNITI E CONCORDI – possano mettere in atto per difendersi e tutelarsi in previsione di un futuro che non si prospetta ne roseo ne felice”.

Ippica

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