Jacopo Incani stella della prima serata al Riverock

Jacopo Incani stella della prima serata al Riverock

da Marco Zuccaccia
Il Riverock Festival di Castelnuovo di Assisi ha preso il via presentando sul proprio palco alcuni dei migliori artisti della scena underground. Fra questi il cantautore folignate Piscibaua, fresco vincitore del Riverock Unplugged Contest 2015, i perugini Lstcat, gli interessanti musicisti romani Luminal già al quarto album e l’ex modella, ora songwriter, Simonne Jones.

L’atteso protagonista del primo giorno del festival è stato senza dubbio Jacopo Incani, noto con lo pseudonimo di Iosonouncane. L’artista ha presentato il suo ultimo album Die con uno spettacolo diviso in due parti. Incani ha fatto il suo ingresso sulle note della musica utilizzata per allestire il palco, da lui personalmente scelta, ancora in sottofondo.

Die è senza dubbio uno dei migliori concept album realizzati negli ultimi anni e Iosonouncane ha regalato un set di musica elettronica di alto livello, pur cantando meno di quello che probabilmente ci si aspettava, ma riuscendo a mantenere un’intensità molto alta.

Il tipico botta e risposta di battute che spesso si registra fra pubblico e artista, nella prima parte dello spettacolo è stato quasi assente con Incani particolarmente impegnato alle sue macchine a regalare un live assolutamente coinvolgente e originale.

L’artista sardo, che al suo fianco aveva una chitarra acustica – in questa prima parte dedicata quasi esclusivamente all’ultimo lavoro Die – ha fatto ricorso prevalentemente a campionamenti molto ben orchestrati e alla sua voce. Fra i nuovi pezzi Tanca unisce il cantato dell’artista a scandite suggestioni elettroniche fatte di ritmi vorticosi e ancestrali, mentre Stormi è più spensierata e più leggera rimandando nei ricordi a periodi più recenti, ma è soprattutto la lunga estensione acida di Carne a far vivere i momenti più trascinanti assieme all’ottima gestione dell’impianto luci.

Foto di Marco Zuccaccia

L’attesa per la seconda parte dello spettacolo dedicata ai bis è stata più lunga del solito per questo tipo di concerto, ma è servita a dividere la parte fatta di suoni campionati da quella in cui Incani ha abbracciato la sua chitarra e azzerato la distanza con gli spettatori. In questa situazione lo scambio di battute con il pubblico è stato fulmineo. Incani ha colto al volo l’occasione per scherzare con i presenti che hanno accennato qualche parola in dialetto sardo, alle quali l’artista ha precisato di non avere alcun significato nel suo dialetto. In questo seconda parte, Iosonouncane è andato indietro nel tempo fino al suo primo album “La macarena su Roma”.

Di questo lavoro ha eseguito “Il corpo del reato”, brano conosciuto e cantato dal pubblico. La lunghezza e complessità del testo ha reso possibile creare numerose sfumature, quasi delle canzoni nella canzone, che da sola è stata in grado di far capire quando Incani sia una delle migliori realtà del panorama indie-sperimentale italiano.

 

Jacopo Incani


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