Monsignor Sorrentino, omelia: “Non facciamoci travolgere dalla festosita’ consumistica”

Monsignor Sorrentino: “non facciamoci travolgere dalla festosita’ consumistica” In tanti alla celebrazione del Te Deum nella cattedrale di San Rufino; Capodanno con i poveri per il vescovo
San Rufino

Monsignor Sorrentino: “non facciamoci travolgere dalla festosita’ consumistica”
In tanti alla celebrazione del Te Deum nella cattedrale di San Rufino; Capodanno con i poveri per il vescovo

Una cattedrale di San Rufino molto gremita che ha partecipato giovedì 31 dicembre alla celebrazione del Te Deum di ringraziamento di fine anno presieduta da monsignor Domenico Sorrentino. Nella sua omelia il presule ha sintetizzato alcuni dei momenti più importanti dell’anno appena trascorso tra cui il Sinodo della famiglia a livello di Chiesa universale e il Sinodo diocesano per quanto riguarda la comunità locale.

Monsignor Sorrentino

Inoltre il vescovo ha ricordato il 2015 come l’anno dell’Enciclica del Papa “Laudato Si’” che ha un sapore “fortemente francescano” e come l’anno del Giubileo della Misericordia. Nelle conclusioni monsignor Sorrentino, che trascorrerà il Capodanno insieme ai poveri della Caritas, ha invitato a non farsi travolgere “dalla festosità frastornante e consumistica, immettendo il sapore della fede e dell’amore, della preghiera e della solidarietà, anche nei nostri brindisi di mezzanotte. Allora si realizzerà per noi l’antica benedizione diventata nuova in Gesù: ‘Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace’”.

Cattedrale di San Rufino

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
 La cattedrale di San Rufino è il duomo della città di Assisi e la cattedrale della Diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino.

La chiesa sorge in piazza San Rufino 3, piazza che anticamente era una terrazza, creata in epoca romana, forse (ma non esistono prove documentate) il foro della città romana di Asisium.

OMELIA
Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace. Questa benedizione che Aronne dava agli israeliti, ha acquistato una densità inimmaginabile col mistero dell’incarnazione. Il volto di Dio è un volto di carne. Plasmato nel grembo di una donna. E la pace di Dio è il suo stesso Spirito, che adombra quel grembo di donna e lo rende capace di generare nel tempo il figlio eterno di Dio. Il primo giorno dell’anno ci fa guardare alla Madre di Dio. E con lei l’avvicendarsi inesorabile dei giorni è avvolto di tenerezza materna.

Tanto più lo è in questo anno incentrato sulla misericordia, ossia sull’amore che si fa tenero, perdonante e accogliente. Amore che viene a lenire le nostre piaghe, e ci spinge a lenire le piaghe dei fratelli.

È bello sentirci ripetere dalla parola di Dio: “non sei più schiavo, ma figlio”, perché nei nostri cuori è venuto ad abitare lo Spirito del Figlio, «che grida: “Abbà, Padre”». È bello metterci ancora una volta sulle orme dei pastori per andare ad adorare Gesù, e imparare da Maria a custodire tutte le sue parole. È qui il segreto per affrontare il nuovo Anno. Ma anche la prospettiva da cui rileggere l’Anno appena trascorso. Lasciamo pure spazio ai ricordi, dove si rincorreranno luci ed ombre, gioie e dolori, problemi e speranze. Gli stessi ingredienti che inevitabilmente porteremo anche all’incontro del 2016. Ma lasciamo soprattutto spazio alla lode e alla gioia del cuore: perché è questo il modo cristiano di guardare al mondo.

È quello che, alla fine di questa Eucaristia, faremo intonando il Te Deum, corale ringraziamento di fine d’anno, nel ricordo delle tante cose che quest’anno abbiamo ricevuto dal Signore. Ognuno di noi le potrà ripercorrere nella sua mente, dicendo per ognuna: Grazie Gesù! Dire grazie persino per il dolore e le prove? Sì, per quanto difficile, dobbiamo sforzarci di dirlo, cogliendo il filo di luce della misericordia anche nel buio della notte. Nelle nostre notti è piantata la croce di Cristo, e da questa Croce scaturisce sempre la nostra salvezza. Al di là di questa memoria individuale, proviamo a fare anche memoria comune, guardando a qualche evento che ha caratterizzato l’anno che è ormai alle spalle.

Uno è senz’altro il Sinodo, nella sua duplice espressione: il Sinodo che si è celebrato a livello di Chiesa universale, sul tema della famiglia, e il Sinodo che abbiamo celebrato nella nostra Chiesa particolare. Grandi temi posti alla riflessione.

Ma soprattutto uno stile che abbiamo sperimentato, e che deve diventare programma per gli anni a venire: la “sinodalità”, ossia la capacità di camminare insieme, uscendo dalle strettoie a cui ci condanna il nostro egoismo. Sinodalità è diventare sempre più capaci di rinunciare a un po’ alla nostra “sovranità” per fare spazio agli altri e ritmare il nostro passo con quello degli altri. Lasciamo un anno di Sinodi, per sviluppare sempre più uno stile sinodale.

Un altro regalo che l’anno appena trascorso ci ha portato è l’enciclica del Papa sulla custodia del creato come casa comune: Laudato si’. Un’enciclica che ha particolare sapore francescano, e pertanto assisano.

Un’enciclica che ci obbliga a una revisione dei nostri stili di vita, e prima ancora ci esorta a porci con atteggiamento stupito e non “stupido” nei confronti del creato di cui siamo parte, facendone il luogo di una universale fraternità in cui far fiorire anche la fraternità umana: “Laudato si’ mi Signore, cum tutte le tue creature”. Un terzo regalo è l’Anno giubilare della Misericordia, che ci ha dato l’emozione di un inizio così coinvolgente in questa Cattedrale, la cui porta trasparente, abbinata all’atrio della misericordia al Serafico, ci invita ad intrecciare lo sguardo verso il cuore misericordioso di Gesù, con quello verso il suo volto dolorante nei fratelli, con un unico movimento di misericordia ricevuta e donata.

Proprio in questo periodo – quasi a chiederci la prova concreta dell’Anno della Misericordia, sono arrivati tra noi fratelli e sorelle che, venendo da lontano, con viaggi della speranza segnati da brividi di disperazione, ora sono in mezzo a noi – e forse altri ancora ci raggiungeranno – per spingerci ad abbattere ogni barriera, e a fare dei nostri cuori e delle nostre case spazi di accoglienza senza confini.

La nostra Assisi non può non essere prima in questa storia di amore che la Provvidenza ci chiede di costruire. Per questo, portando nel cuore anche i volti di questi fratelli che ormai conosciamo a distanza ravvicinata, invito ciascuno di voi a salutare il nuovo Anno con il canto del ringraziamento e della misericordia. I due accenti sono indivisibili, e devono camminare insieme, se vogliamo che tocchino veramente il cuore di Dio. Come sempre, aspetterò la mezzanotte con tutti i poveri raccolti dalla nostra Caritas. Quest’anno abbiamo avuto bisogno, per aspettare la mezzanotte, di in un luogo più grande a Bastia. Sono aumentati. Sono parte della nostra famiglia. E con loro pregherò, per le loro intenzioni e quelle di tutto il mondo. Cerchiamo di non farci travolgere dalla festosità frastornante e consumistica, immettendo il sapore della fede e dell’amore, della preghiera e della solidarietà, anche nei nostri brindisi di mezzanotte. Allora si realizzerà per noi l’antica benedizione diventata nuova in Gesù: “Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”. Amen

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