Morini (Realtà Popolare): “La famiglia nella Costituzione Italiana”

Morini (Realtà Popolare): "La famiglia nella Costituzione Italiana"

Morini (Realtà Popolare): “La famiglia nella Costituzione Italiana”
E come vogliamo precipitare nella superficialità Europea

da Francesco Morini (coordinatore comunale e candidato Sindaco per “Realtà Popolare” Assisi) – Il 30 gennaio è andato in scena un nuovo sit-in delle Famiglie Cattoliche a Roma per manifestare il dissenso verso quella Legge definita Cirinnà dalla Parlamentare che l’ha proposta all’aula, in discussione in questi giorni per l’approvazione definitiva, e che vedrebbe riconoscere pari diritti in fatto di “Unioni Civili” sia alle coppie eterosessuali che a quelle che vivono la loro condizione omosessuale. Se da un lato ci potrebbe pure unanimità di pensiero riguardo le questioni patrimoniali e di convivenza giuridica (ma non è detto che molto in materia sia stato fatto in questi anni), dall’altro il tema compromette un tema spinoso riguardante la “Famiglia autentica” intesa come ‘Padre, Madre e figlio’.

Quindi colpendo soprattutto i figli e quei bambini che in questi ultimi tempi sono vittime di molte pregiudiziali egoistiche dell’uomo. Su tutto si vuole stravolgere un aspetto molto importante della nostra carta Costituzionale (ormai violata in più parti), e se il disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili, venisse approvato, sarebbe anche destinato ad entrare in conflitto con la stessa Costituzione Italiana. Non c’è dubbio infatti che i padri costituenti identificarono nell’incontro fra un uomo ed una donna l’origine della società naturale fondata sul matrimonio.

L’articolo 29 della Costituzione a questo proposito così recita: “La Repubblica riconosce il diritto della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”. All’articolo 31 della Costituzione si può inoltre leggere che: “La Repubblica agevola, con misure economiche ed altre provvidenze, la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose”. Principio, quest’ultimo, mai tradotto in pratica dalla legislazione ordinaria, che in materia è tuttora carente.

Chi propone cerca di occultare le verità nascoste nella Legge, e si attacca al discorso della “stepchild adoption”: letteralmente «adozione del figliastro», è il meccanismo che permette a uno dei membri di una coppia di essere riconosciuto come genitore del figlio, biologico o adottivo, del compagno. Possibilità che il ddl Cirinnà sulle unioni civili prevede anche per le coppie omosessuali. Cioè sarebbe anche un fatto scontato per coppie conviventi eterosessuali e apparirebbe tale anche per quelle omosessuali.

Scontato se nell’uomo non ci fosse il desiderio represso di stravolgere con la perversione la realtà. Sappiamo che con i soldi l’uomo si crede ‘onnipotente’: pensate solo a quante coppie a mio dire ‘diverse’, nascono nella normalità e poi magari vivendo nella paranoia quotidiana si ritrovano stravolte nell’identità sessuale (maschio che diventa donna e viceversa), e pensate solo a come possano stravolgere la psiche di un minore abituato alla normalità di ‘madre donna’ e ‘padre uomo’ – “autentici” -: e non buttiamolo solo nel discorso Cattolico (a suo dire ‘omofobo’) ma anche nel senso Laico tradizionale comandato dall’autentico significato scientifico della Procreazione genitoriale. In ballo c’è molto da questa Legge: naturalmente anche i valori fondamentali di moralità cattolica che rappresenta la vera guida competente alla Famiglia Tradizionale. Non mi vengano a dire che in passato non c’erano uguali desideri nascosti in coppie omosessuali (esistenti), ma che si vivesse quella condizione nell’anonimato etico senza stravolgere l’esteriorità del mondo. Molte coppie lo stesso avevano il desiderio di adottare un figlio (ma adozione intesa per adozione autentica come una normale coppia eterosessuale); ora invece i soldi stravolgono un mondo secolarizzato, e vogliono corrompere la stessa realtà evidente. Le questioni dell’utero in affitto o altri concepimenti biologici, risaltano solo un “non rispetto della donna” che evidenzia una donna “Laboratorio Commerciale usa e getta” solo per dare un senso al Patrimonio di chiunque voglia comprare un “figlio come se entrasse in un normale negozio commerciale”.

Si vuole equiparare una questione coinvolgendo quindi i minori, già vittime in questi anni di violenze educative scolastiche nelle “teorie del Gender”, facendogli apparire normale un’immoralità nella crescita mentale di vedere una madre donna e un padre uomo “falsi” e con essi ogni valore indirizzato verso la loro vera identità sessuale.

Da cattolico praticante mi auguro in una presa di coscienza in extremis, cosa improbabile, visti gli interessi provenienti da più parti specie da quelle lobby gay che ormai vogliono il predominio su tutto. Ieri ho aderito al family day: la piazza è importante ma “rischia di essere poco incisiva” se poi alle elezioni “tutto va bene e tutti i candidati sono uguali” avvolti da quel “relativismo culturale” che anche in Umbria ha avuto ampie forme; ovviamente è sacra la libertà, di vivere come si vuole, e poter vedere riconosciuti tutti i “sacri” diritti, (citazione). Come credo non si devono strumentalizzare quei due milioni di partecipanti di ieri.

La classe dirigente politica ha bisogno di cristiani/cattolici incisivi e che combattono questi giusti valori, ma non credo che spetti alla Chiesa doverli nominare né inserirli all’interno delle Istituzioni. Spetta alla Politica incidere in Materia, come spetta solo al Popolo votare i propri rappresentanti sulla base dei valori e ideali che si riconoscono in questo particolare momento in cui viviamo.

Dobbiamo raccogliere l’eredità di quello scudo morale Cristiano che nella Prima repubblica impediva ogni attacco specie della nostra Carta Costituzionale, e nei singoli, anche in “Realtà popolare” dobbiamo promuovere nella famiglia partendo dal Sociale, e nel dialogo giungendo a una perfetta integrazione dei diritti che competono a chiunque.

 

 

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