Realtà Popolare Assisi, città progressista, ma come?

Realtà Popolare Assisi, la strada intrapresa è giusta!

Realtà Popolare Assisi, città progressista, ma come?
Classe dirigente incapace in Città, noi non siamo alternativa di destra o di sinistra

da Giampiero Tamburi
Segretario Nazionale Realtà Popolare
È strano come tutti, dalla destra alla sinistra, invochino l’alzata dei vessilli delle forze moderate e progressiste. Lo fa il centro-destra con le nuove e fiammanti liste o, ancora peggio, movimenti nati allo scopo. Lo fa alche il centro-sinistra come proclamato recentemente da chi appartiene a quella ideologia, facendo loro il motto e usandolo per i propri fini; “Date a Cesare ciò che è di Cesare” che, per qualsiasi cosa si proclami, risulta molto d’impatto in chi lo ascolta, evocando una netta linea di demarcazione tra il buono che è mio dal meno buono che è della parte avversa ma che, in definitiva, significa tutto e, nello stesso tempo, non significa nulla se non si specificano i termini precisi di ciò che si considera buono da quello che si presume non lo sia.

Un richiamo ad una convergenza in un moderatismo che in effetti non può essere accettabile ne da parte della destra, ne da parte della sinistra perché è un concetto che riveste una valenza individuale, a prescindere, da chi ne segue le linee, dalla destra quanto dalla sinistra.

Una strumentalizzazione evocata e voluta solo in occasione di qualche rinnovo di cariche politiche per attirare l’attenzione di chi vorrebbe essere protagonista per un falso rinnovamento, usando delle condizioni di obsolete ideologie politiche di parte che non hanno più ragione di essere le quali, specialmente in questi ultimi trent’anni, hanno ridotto il nostro Paese nelle condizioni che è perché incapaci, tutte, di rinnovarsi per gestire al meglio le esigenze ed i problemi di una società che sta cambiando in tutti i suoi aspetti, politici, sociali e culturali e che, comunque, affronta problemi e situazioni nuove ed importanti per il nostro futuro di italiani, non supportata da una classe politica non preparata strutturalmente ad affrontarli con successi perché focalizzata solo verso aspetti personalistici dei vari vecchi leader.

Realtà Popolare Assisi

Il problema vero è proprio in questi principi; l’incapacità della classe dirigente, perché si trascina dietro un fardello pseudo-ideologico che non è capace, per varie ragioni di interesse sia di partito ma, molto spesso, personale, che impedisce, di fatto, la crescita della Nazione, mettendola in una posizione relativa inadeguata ad affrontare le nuove sfide che si propongono, sia a livello nazionale che, soprattutto, in quello del contesto europeo.

E questo vale soprattutto per l’assetto politico che va a costituire quello che è il primo fronte di gestione, sia politico, amministrativo che sociale, rispetto alle collettività che ne subiscono le dirette conseguenze: i Comuni!

Ed Assisi, nella fattispecie, non fa differenza! Come il resto della politica e dei politici che la esercitano, anche e soprattutto a livelli comunali, non riescono, agganciati come sono ai propri ed inutili percorsi di gestione agganciati a quelle famose ideologie che, più di ogni altro contesto sociale, nei Comuni fanno sentire la mancanza di quel cambiamento reale motore della sopravvivenza degli stessi. Vale il principio, sia economico, gestionale, amministrativo nonché politico che, un organismo che non è capace di rinnovarsi in ragione delle nuove esigenze, è, inesorabilmente destinato a soccombere sotto il proprio peso e, cosa ancora più dannosa per il percorso giusto e necessario, partorire nel proprio seno, quelle deviazioni estremiste dannose che minano alla base l’assetto stesso della Democrazia.

Per questi motivi, come per altri altrettanto importanti, REALTÀ POPOLARE non cerca l’alternativa nei termini di destra o sinistra perché risulterebbe fasulla ed inefficiente se non si terrà conto di quello che in effetti può e deve dare il vero cambiamento e cioè nell’introdurre una vera politica che tenga presente sempre che i problemi della società amministrata vanno affrontati per quelli che sono e risolverli sempre lasciando da parte gli interessi dei singoli sia personali che di partito.

Su questi principi il cittadino andando a votare deve fare le sue considerazioni e mandare a casa senza “pietà politica” chi si è reso inefficiente o addirittura dannoso per la collettività, non tenendo neanche conto di chi, sempre per le solite smanie di potere, fine a se stesso, dice o lascia intendere; “Faccio tutto io. Lasciate fare a me. I problemi ve li risolvo io da solo o con il mio partito” perché ciò non è possibile se non attraverso un costante e fruttuoso confronto tra le parti che abbiamo posto, con il nostro voto, sugli scranni delle decisioni.

 

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