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Il Rotary Club Assisi ricorda Giuseppe Placido Nicolini, Vescovo della Città Serafica

Con il titolo “Da Trento ad Assisi” (pubblicato da Cittadella Editrice 2014 nella collana”Biografie”) l’insigne esperto di storia assisana Francesco Santucci ha proposto un itinerario nella documentazione relativa al Vescovo Giuseppe Placido Nicolini (1876-1973) che per ben 44 anni resse la Diocesi di Assisi. Il presule lasciò una traccia profonda e durevole nella vita della comunità che in segno di gratitudine gli riconobbe nel 1947 la cittadinanza onoraria, su iniziativa del primo Sindaco socialista del periodo repubblicano, Giuseppe Sbaraglini. In occasione della conviviale mensile (sabato 27 settembre) il volume di Santucci è stato presentato ai Soci del Rotary Club Assisi da Francesco Frascarelli, nell’ambito delle iniziative di recupero memoriale che caratterizzano il programma del Presidente Nicolangelo D’Acunto.

L’attenta esegesi del relatore ha colto tanti momenti significativi che hanno visto il Presule protagonista di un lungo episcopato, iniziato con la nomina disposta da Papa Pio XI: l’ingresso nell’ordine monastico benedettino con il cambiamento del nome Baldassarre in Giuseppe Placido, a ricordo di uno dei primi compagni (Placido) del venerato fondatore San Benedetto; il governo delle Abbazie di Praglia e di Cava dei Tirreni; il solenne ingresso in Assisi che dal 1975 ne custodisce le spoglie mortali nella cattedrale di San Rufino (Cappella della Madonna del Pianto); la dedicazione della città alla Vergine Maria (1937), legata alla devozione cui lo aveva avviato la madre Cecilia; l’attribuzione a san Francesco del titolo di Patrono d’Italia concesso dopo un’azione diplomatica di alto profilo e a santa Chiara quello di Patrona della Televisione; il salvataggio di tanti ebrei perseguitati per la cui azione al Vescovo Nicolini è stata riconosciuta l’onorificenza di “Giusto d’Israele” ricordata in Yad Vashem (il museo dell’Olocausto); la “Peregrinatio Mariae”, per ridare speranza a una comunità stremata e sofferente; la visita di Papa Giovanni XXIII giunto in pellegrinaggio ad Assisi nel 1962;la costituzione del Segretariato Ecumenico Diocesano (1965) segno importante della sua lungimirante sensibilità pastorale.

Nella lettura finale di alcuni passi del testamento spirituale, redatto nel 1971, si trova conferma autentica dell’amore profuso per la comunità che gli era stata affidata in anni difficili segnati da tanti eventi incisi nella storia del nostro Paese.

Sullo sfondo compaiono tanti personaggi tra i quali spicca la profonda reciproca amicizia con Arnaldo Fortini con cui il Vescovo condivise un ruolo non secondario nella Conciliazione tra Stato e Chiesa, favorendo i colloqui preliminari tra il Cardinale Raffaele Merry del Val e il Ministro Pietro Fedele. Non minore importanza ebbe la preparazione nelle nozze reali tra Boris di Bulgaria e Giovanna di Savoia che furono celebrate nel 1930 aprendo Assisi definitivamente allo scenario internazionale.

Amicizia e stima ha caratterizzato anche il rapporto tra il Vescovo Nicolini e il Colonnello Valentin Müller, che assicurò ad Assisi il ruolo di città ospedaliera, come tale preservata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale. La paterna comprensione rivolta senza distinzioni “erga omnes” favorì la conversione alla religione cattolica dell’esule rumeno Eugenio Dragutescu, della Contessa Berkeley, del celebre pittore William Cogdon.

Con un altro convertito statunitense, Francesco Federico Mason Perkins, grande collezionista di opere d’arte, si instaurò un rapporto di amicizia che sfociò in un cospicuo lascito testamentario a favore della Diocesi.

Tra i pregi del volume di Santucci meritavano ed hanno avuto una menzione particolare le lettere di mons. Nicolini alla madre e il sofferto epistolario dei prigionieri di guerra deportati in Germania che avevano trovato nel Vescovo e nei suoi contatti con la Croce Rossa Internazionale e con il Vaticano l’unica possibilità di comunicare con le rispettive famiglie.

Di questi documenti ha parlato da ultimo, spiegando il metodo seguito nella composizione di questo libro, lo stesso Santucci, segnalandone la valenza paradigmatica di un personaggio dedito al servizio del prossimo in maniera esemplare. Bene ha fatto il Rotary a dedicargli una serata che resterà scolpita negli annali del Club.

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