Unipegaso

Crisi turismo ad Assisi, Antonio Amori, così non ne veniamo fuori

abbiamo assolutamente bisogno di un progetto completo per rilanciare

Crisi turismo ad Assisi, Antonio Amori, così non ne veniamo fuori
Antonio Amori

Crisi turismo ad Assisi, Antonio Amori, così non ne veniamo fuori

da Antonio Amori
ASSISI – Sì….pero’….lo vogliamo capire o no che qui ad Assisi e dintorni ci sono centinaia di strutture che bene o male hanno a che fare con il turismo e lavorano grazie al turismo e che abbiamo bisogno di fiumi di gente di tutte le estrazioni sociali come negli anni 80? Lo vogliamo capire che siamo un po’ come la Val di Fassa, piena di strutture ricettive? E che sono sempre pieni?

Lo vogliamo capire che ben venga una recita su un vicolo, ben vengano i mercatini, ben venga lo sporadico evento di tre giorni, ben venga qualsiasi cosa che può portare anche un solo turista in più, ma e’ di altre cose che assisi ha bisogno per riportare quel turismo che fino a 20 anni fa faceva parte del nostro quotidiano, noi abbiamo bisogno di quei numeri a meno che non vogliamo, nel giro di qualche anno, vedere ridimensionata considerevolmente l’offerta turistica…

Meno strutture di accoglienza, meno negozi e più povertà sociale! ….abbiamo assolutamente bisogno di un progetto completo per rilanciare Assisi che oramai e’ in crisi totale, gli ultimi dati parlano di meno 35% bus operator e -25% famiglie.

Lasciamo agli altri “i rattoppi”…. Facciamo vedere di cosa siamo capaci realizzando progetti innovativi oppure cediamo le armi e dichiariamo il fallimento!!!

Print Friendly, PDF & Email

4 Commenti su Crisi turismo ad Assisi, Antonio Amori, così non ne veniamo fuori

  1. Antonio siamo d’accordo con te ma analizziamo in maniera corretta la situazione…20 anni fa era un altro mondo e mentre il mondo ha corso noi siamo stati fermi pensando che il nostro grande Santo avrebbe risolto tutto…non c’erano tutti questi agriturismi. ..affittacamere…b&b che ci sono oggi quindi erano in meno a dividersi il numero di turisti che arrivavano…lo stesso dicasi per ristoranti..bar…negozi di souvenir…ecc…i flussi erano gestiti diversamente da oggi…internet ha trasformato il modo di muoversi di ognuno di noi…mi ricordo c’era la casa del pellegrino a s.maria e qualche casa di accoglienza…oggi senza ipocrisia diciamo che la concorrenza è notevole da parte di queste “case di accoglienza “….vogliamo poi dire che siamo rimasti forse gli unici che non usufruiscono dell’alta velocità e che non hanno un aereoporto di un certo rilievo per cui arrivare in Umbria è scomodissimo? Che non ci siamo dotati di strutture adatte per la convegnistica? Che da noi l’unico polo è l’umbria fiera di Bastia Umbra? Non abbiamo il mare…non abbiamo grandi fiumi…non abbiamo le Dolomiti…non abbiamo avuto e non abbiamo una classe politica che è riuscita a guardare oltre il proprio naso e la nostra colpa (lo critico ma in questo sono d’accordo con Guarducci)è stata ed è tuttora di non stare addosso e rompere le scatole tutti i giorni affinché chi di dovere si attivi per risolvere i problemi di cui abbiamo fatto un lungo elenco…..c’è un’altra strada…impegnarsi in prima persona a livello politico senza aspettare che siano sempre gli altri a cercare di risolvere i problemi spesso senza riuscirci….aspetto una tua risposta….buona serata

  2. Condivido le dichiarazione di Antonello, ma sono di un opinione diversa, non possiamo sempre dare la colpa agli altri e in particolare alla classe politica carissimo Luca. Oggi il turismo è cambiato, i posti letto in Assisi rispetto alle presenze sono di gran lunga superiori al mercato, come pure i negozi di souvenir, i bar ed i ristoranti ecc. ecc. Sino ad alcuni anni fa, si pensava che non era necessario nessuna iniziativa sul turismo, in quanto era convinzione comune, che i turisti, comunque arrivano e che tutte le attività comunque non avrebbero tirato avanti.
    A mio avviso carissimo Antonello, anche i commercianti devono fare la loro parte e non aspettare che la Pubblica Amministrazione risolva tutte le problematiche. Il turismo in Assisi è vissuto grazie alla Basilica di San Francesco, ma oggi non è più sufficiente. In via San Francesco, come in via Portica, gran parte delle attività, chiudono in concomitanza della chiusura della Basilica, che naturalmente ha i suoi costi di gestione. Le due vie dopo la chiusura della Basilica, diventano deserte. Ti pongo una domanda :
    Hanno mai pensato i commercianti di Assisi, di chiedere al Sacro Convento di prolungare l’orario di apertura della Basilica ?
    Hanno mai pensato i commercianti di Assisi di dare un contributo finanziario alla Basilica o anche alla Chiesa di Santa Chiara per prolungare l’orario di chiusura?
    Sono naturalmente delle provocazioni, ma anche gli operatori economici devono fare la loro parte, mettendosi intorno ad un tavolo e proporre progetti concreti e di fattibilità alla Pubblica Amministrazione.

  3. Ognuno ha le sue ricette ci mancherebbe ma non credo che il problema lo risolviamo chiudendo più tardi le Basiliche….invece dobbiamo far diventare Assisi centro convegnistico con strutture appropriate…turismo non solo religioso ma fatto di soggetti che si fermano a dormire 2 o 3 notti per il convegno…che la sera va al ristorante…che riporta a casa un souvenir. …ma a monte devi creare i presupposti perché Assisi possa essere raggiunta facilmente con alta velocità….con un aereoporto che funzioni…con una E45 che non sia un colabrodo…ma per fare tutto questo dobbiamo avere un peso specifico a Roma…dove si decidono gli investimenti…caro mio manca la materia prima…politici con gli attributi…è tanto tempo che non abbiamo più sponsor per Assisi e l’Umbria in generale…dai tempi della DC…. siamo all’ anno zero…come dice Antonio o facciamo squadra e cerchiamo la soluzione (anche politica) o chiudiamo e ce ne andiamo altrove…del resto i nostri giovani lo stanno già facendo…questa è la triste realtà caro mio…

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*