Saimir Strati e i suoi 2.000.000 chiodi, Travicelli, perché in un garage?

Come mai l'Amministrazione non ha messo a disposizione da subito luoghi come il Teatro Lyrick o il Palazzetto del Capitano del Perdono? 

Saimir Strati e i suoi 2.000.000 chiodi, Travicelli, perché in un garage?

Da Claudia Maria Travicelli
ASSISI – Giorni fa sono entrata nella piccola, ma accogliente bottega, resa tale grazie ai Priori, che ha ospitato l’artista Albanese Saimir Strati a Santa Maria degli Angeli, per 45 giorni e con lui la sua attrezzatura e un’infinità di chiodi. Da subito ho percepito in quel luogo una grande tranquillità e una fantasia, che ha mosso non solo Saimir, ma tutti coloro che hanno potuto ammirare e ascoltare la sua storia, le sue svariate opere, con grande semplicità e umiltà. Cosa dire un’opera davvero stupenda, realizzata da un uomo piccolo di altezza, ma con un cuore grande. Saimir, da subito sorridente e gentile, ci ha illustrato tutti i passaggi utili alla realizzazione dell’opera, nata ad Assisi per Assisi raffigurante “S.Antonio Abate”.  Mentre l’artista ci raccontava la sua opera, i suoi occhi luccicavano come i chiodi utilizzati, che formano giochi di colori e donano grandi emozioni.
Devo confessarvi che da subito ho pensato che questa opera doveva essere realizzata in un luogo più grande, accessibile a tutti, dove in tanti potevano giungere ad Assisi per ammirare questa arte compiuta con semplicità e tanto amore. 
Perché, mi sono detta, proprio in questo piccolo garage, messo a disposizione grazie e ribadisco grazie solo ai Priori. Come mai l’Amministrazione non ha messo a disposizione da subito luoghi come il Teatro Lyrick o il Palazzetto del Capitano del Perdono? 
Luoghi che avrebbero potuto ospitare, sia la realizzazione in tutte le sue fasi, sia l’opera completata. A volte purtroppo, chi amministra si convince che con una visitina, un selfie o un tweet ci si possa togliere da un impiccio, un’opera candidata ai Guinness, deve essere rispettata, come chi la realizza. Andando al pratico, l’opera realizzata da Saimir in 45 giorni e con 2.000.000 chiodi, per poter essere trasportata fuori dal locale dove si trova ora, dovrà essere smontata completamente e, come ci ha raccontato l’artista necessiterà di una settimana circa per il rimontaggio, che data la delicatezza, dovrà essere effettuato  dallo stesso.
Ancora più convinta, mi domando perché non da subito il Teatro Lyrick o il Palazzetto del Capitano del Perdono? Forse qualcuno crede che l’opera non sia all’altezza di tali luoghi, o pensa che possa togliere posto ai tanti cartelloni pubblicitari, ubicati all’interno di una struttura come il Lyrick? Saimir, ha vissuto ore ed ore in quel garage, per donare alla città di Assisi il suo frutto, realizzato pazientemente con grande competenza e passione. Un po’ di quella passione, che servirebbe ai tanti, piccoli o grandi, che ogni giorno cercano di mostrare, senza dimostrare poco o niente, per non dire nulla.
Un Guinness è un riconoscimento molto importante, che porta lustro alla città e a chi vi abita, per questo dobbiamo ringraziare oltre a Saimir i Priori Serventi 2018 e i Priori tutti. Realizzare e donare, come ha fatto l’artista Strati, è un gesto di grande generosità e di amore, importante è stato l’apporto delle aziende che hanno procurato i materiali.
Saimir in questi giorni ha lasciato Santa Maria degli Angeli, per recarsi a New York, lì realizzerà tre grandi opera, altre bellezze, che troveranno certamente nuovi meritati riconoscimenti. Auspichiamo che il “S.Antonio Abate” di Saimir Strati, candidato al Guinness, possa al più presto, anche se in ritardo, trovare una consona collocazione, per poter essere visitato, come merita da grandi e piccini.
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