ASSISI: PIANO REGOLATORE GENERALE INTERVIENE PDL

Riccardo Muti, prima assoluta in Basilica San Francesco d'Assisi

Basilica Assisi(assisioggi.it) ASSISI – Così come la sentenza del TAR sulle quote rosa ha evidenziato l’inconsistenza e la demagogia di certe teorie ed accuse dell’opposizione, fra poco più di un mese finirà anche il “giochino” sul Piano Regolatore (approvazione definitiva della parte strutturale), tendente a gettare discredito non solo sull’attuale maggioranza, ma anche sull’operato dell’intero Consiglio Comunale 2006-2011, sciorinando dati superati e valutazioni prive di ogni fondamento tecnico ed amministrativo. Infatti, contrariamente a quanto affermato da vari esponenti di sinistra (assisani e non), oltre a recepire i vincoli di tutela ambientale, a prevedere le norme di gestione del sito UNESCO, a inserire le linee guida per la qualità del paesaggio e a porre particolare attenzione alla salvaguardia dei coni visuali, il progetto all’esame degli enti sovracomunali, a questo punto dell’istruttoria, rispetta tutti i parametri volumetrici previsti dalle leggi vigenti (come è logico che sia).

È bene ricordare che il nuovo strumento urbanistico è stato adottato nella precedente consigliatura senza nessun voto contrario, a dimostrazione che in passato maggioranza ed opposizione sono riuscite a lavorare opportunamente e responsabilmente con quel giusto spirito di collaborazione che richiede un atto importante come il PRG. Se ora, come sembra, i consiglieri di sinistra non condividono più le scelte dei colleghi di partito che li hanno preceduti (Renziani e Bersaniani?) e se la Lista Bartolini ha cambiato improvvisamente idea sull’impianto del PRG, che ha contribuito a definire quando era in maggioranza (presentando anche numerose osservazioni), sono problemi loro, che non possono e non devono rallentare ulteriormente l’approvazione di questo atto strategico per il futuro urbanistico, e quindi anche economico, dell’intero territorio. Noi per quanto ci riguarda continueremo con determinazione ed impegno a lavorare, impendendo alle esigenze “di parte” di condizionare le scelte finalizzate al bene della collettività.

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