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Giorgio Bartolini, numeri bilancio di Assisi parlano chiaro, non c’è decollo

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Giorgio Bartolini, numeri bilancio di Assisi parlano chiaro, non c’è decollo
da Giorgio Bartolini
ASSISI – Il bilancio consuntivo 2016 evidenzia purtroppo l’immobilismo di questa nuova amministrazione che, dispiace dirlo, non appare adeguata all’attuale momento economico e sociale del nostro territorio, colpito, seppur indirettamente, ma comunque in maniera pesante dal terremoto.

Infatti a dispetto dei numerosi quotidiani annunci più o meno comprensibili della Sindaca, nemmeno il più piccolo progetto è stato realizzato per favorire la ripresa dell’economia turistica e artigianale. Nulla in favore dell’occupazione, giovanile e non, ma solo tante riunioni per annunciare idee più o meno bizzarre e lanciare slogan altisonanti (Fertily room, Smart city, Erasmus per anziani, Festival degli animali, Festa della mamma ecc.). In realtà: nulla di concreto. L’unica manifestazione realizzata, “Umbria in moto”, è stata un flop terribile! Infatti ad Assisi abbiamo avuto meno di 100 motociclisti per qualche ora. È andata meglio a Perugia, che ha riempito qualche albergo.

Intanto Assisi, a causa di un terremoto di cui non è stata minimamente interessata, ma che ha forviato i turisti, ha subito pesanti danni economici, con un calo del 50% delle presenze. Risultato: gli albergatori e molti ristoratori e commercianti ora hanno difficoltà economiche. E nulla è stato fatto per prevenire questo danno.

Un consiglio che ci sentiamo di dare agli imprenditori è quello di non aspettare che si muova l’amministrazione comunale, ma di prendere l’iniziativa autonomamente per fare fronte comune e promuovere il turismo, facendosi affiancare nei loro progetti – com’è logico – dall’amministrazione comunale. Se viceversa ancora pensano che sia questa nuova amministrazione a promuovere con un piano di successo il turismo in Assisi, allora “stanno freschi”! Infatti questa amministrazione è poco sensibile alle problematiche che hanno i piccoli imprenditori: gli unici che possono realmente creare posti di lavoro.

Purtroppo gli amministratori di Assisi ancora deplorano la cementificazione, ma non si sono accorti che tutta l’edilizia è ferma da dieci anni, tanto che in Italia si sono persi mezzo milione di posti di lavoro nel settore! Qui ad Assisi l’amministrazione ha di fatto bloccato perfino un progetto di sperimentazione industriale di soli 9 giorni all’anno (niente di stabile e men che meno di pericoloso dal punto di vista sanitario o ambientale!), creando danni ingenti ad un’importante industria locale che dà lavoro a 100 famiglie e avrebbe potuto incrementare l’occupazione se solo quella sperimentazione avesse potuto essere condotta in porto.

È bene che si sappia, anche se non se ne parla mai, che, pur essendo il turismo un settore strategico, nel nostro territorio è ancora preponderante il settore manifatturiero, che occupa migliaia di operai e impiegati.

Ad Assisi manca un progetto politico ed economico a lunga scadenza. Bisogna ripartire dall’occupazione. Cosa facciamo per attrarre imprenditori nelle nostre zone industriali e per agevolare le imprese del turismo? Niente o troppo poco. Le tasse sugli immobili e per la nettezza urbana sono sempre alte e, ciò nonostante, il degrado del territorio cresce in misura palpabile. Le strade che dagli alberghi delle frazioni portano alle chiese e ai monumenti non sono in condizioni accettabili. Come si può pensare che gli ospiti stranieri possano adattarsi alle nostre strade sporche e piene di buche o ai nostri marciapiedi da terzo mondo? Ovviamente preferiscono andare in località che, almeno sotto l’aspetto ambientale, sono alla pari dei territori dove loro abitano. Sono stati creati tanti “tavoli” per lo più inutili. Né consigliamo uno per agevolare il ritorno dei turisti muniti di maggiori possibilità di spesa: istituite il “tavolo del decoro del territorio”. Ormai ce n’è proprio bisogno.

Leggendo il bilancio consuntivo del 2016 si dimostra cifre alla mano che di tutte queste esigenze l’amministrazione di sinistra a guida Proietti non ha tenuto minimamente conto e non ha saputo dare risposte adeguate.

Infatti sotto l’aspetto dei numeri il bilancio, anche se non crea preoccupazioni, evidenzia però alcune criticità. Infatti la gestione finanziaria riporta al netto dei fondi obbligatori per legge un disavanzo di 549.000: c’è scritto DISAVANZO, non avanzo. E il disavanzo non è qualcosa che si può spendere, come tutti sanno.

Peggio ancora però è il conto economico, cioè le entrate e le spese riferite al 2016 “per competenza” che evidenzia una PERDITA di 1.450.000 euro. Questo è un dato che fa pensare perché il conto economico è la cartina di tornasole della salute di un’azienda o di un ente. È la dimostrazione che nel 2016 i costi sopportati dal Comune sono stati superiori ai ricavi, e lo fanno notare anche i revisori contabili che rilevano “il peggioramento del risultato della gestione rispetto all’esercizio precedente”.

Allora va tutto male? Non si potrà fare alcuna opera? No, ci sono ancora soldi “vecchi “da spendere. Sono quelli relativi ai lavori in corso di vecchia data e ancora non utilizzati, a cui si aggiungono altri soldi già incamerati negli anni precedenti e nel 2016, ma ancora non ancora utilizzati per un totale di alcuni milioni di euro. Ciò denota scarsa efficienza dell’azione amministrativa e bassa capacità nell’esecuzione di opere pubbliche e servizi che mettano a frutto le risorse disponibili. Occorre velocizzare il tutto per immettere questi soldi, per lo più sottratti alle tasche dei cittadini ma sono fermi e inattivi, nel ciclo economico del territorio, che ne ha urgentissima necessità.

Un altro dato fa tremare le vene e i polsi: l’importo dei crediti di oltre 14 milioni di euro che il Comune vanta, ma per i quali ha difficoltà di riscossione. È chiaro che una fetta di questa montagna di denaro la perderemo di sicuro. Infatti i crediti di natura tributaria ammontano a circa 10 milioni di euro; di questi ben 7 milioni sono “vecchi”, cioè antecedenti al 2016. Resta comunque chiaro che, se si perderanno questi soldi, non si potrà diminuire la pressione fiscale sui cittadini che pagano le tasse regolarmente. Scarsa è anche la capacità del comune nel pagare i suoi fornitori. Infatti i residui passivi (i debiti da pagare) superano i 6 milioni di euro. Inutile dire che tale ritardo crea danni ingenti ai fornitori, che debbono a loro volta pagare operai, fornitori e tasse. Anche in questo si evidenzia la scarsa funzionalità dell’ente comunale, la cui responsabilità è in capo ad amministratori poco esperti e che non sanno dare efficienza alla macchina burocratica, con grave danno della comunità e del territorio. Dopo tante promesse, questi sono i risultati. Non c’è proprio da stare allegri.

 

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