Tavolo operativo post sisma, Rino Freddii che fine ha fatto la mia proposta?

Ovvio non è partita nessuna azione unitaria, si è preferito agire individualmente

Tavolo operativo post sisma, Freddii che fine ha fatto la mia proposta?

Tavolo operativo post sisma, Rino Freddii che fine ha fatto la mia proposta?

da Rino Fredii
ASSISI – Con un comunicato di qualche mese indietro invitavo i Consiglieri Comunali di Assisi a deliberare una mozione – da trasmettere per l’approvazione a tutti i colleghi di Umbria, Marche, Lazio ed Abruzzo – che, oltre ad esprimere solidarietà alle popolazioni colpite dal terremoto, richiedesse al Governo la costituzione di un tavolo operativo al quale far sedere, oltre ai politici e ai tecnici, anche una rappresentanza di cittadini per individuare un percorso concordato, adeguato, chiaro e verificabile affinché “ciò che ha cancellato il passato non cancelli anche il futuro”.

Un atto politico sicuramente incisivo, in quanto promosso da una città nota in tutto il mondo, che nel passato, anche recente, è stata segnata da violente scosse telluriche, e condiviso dalle centinaia di comuni che hanno subito danni diretti ed indiretti nel 2016.

Purtroppo non si è dato seguito alla cosa e dalle località colpite dal sisma non è partita nessuna azione unitaria, ma si è preferito agire individualmente, magari raccomandandosi a qualche santo in Paradiso (Parlamento) più o meno influente.

Forse approvando la mozione non sarebbe cambiato nulla, o forse sì, quello che è certo è che nonostante le promesse fatte da tutti i politici che hanno sfilato sulla passerella mediatica, a un anno dal tragico evento che ha devastato parte del Centro Italia, la situazione è tutt’altro che rassicurante. Lo stanno a dimostrare le immagini trasmesse in questi giorni nei vari servizi televisivi e gli accorati appelli di aiuto che i residenti dei centri più piccoli e meno noti rivolgono alle Istituzioni denunciando di essere rimasti soli ad affrontare l’emergenza.

Del resto i numeri riportati dai media che fotografano lo stato di fatto non lasciano spazio ad interpretazioni di comodo, come qualcuno tenta di fare: delle 4 mila casette necessarie ne sono state consegnate poco più di 500, le stalle montate sono solo un terzo di quelle richieste, il 90 per cento delle macerie non è stato rimosso, oltre 15 mila sono i sopralluoghi che i tecnici devono ancora effettuare, gran parte della viabilità è a tutt’oggi compromessa e i 3 decreti legge e le 29 ordinanze del Commissario Errani, le ultime delle quali modificano le precedenti, complicano notevolmente l’iter burocratico dei progetti e allungano a dismisura i tempi della ricostruzione.

Se a questo aggiungiamo l’eloquente e imbarazzante dichiarazione del sindaco di Amatrice secondo il quale i lavori hanno un’accelerazione solo in concomitanza delle visite del presidente Mattarella e che 9 mila cittadini, specialmente giovani, risiedono tutt’ora in altre città rischiando di perdere oltre al lavoro anche le proprie radici, non possiamo che constatare la fallimentare gestione del dopo sisma.

Per questo, indipendentemente da mozione sì o mozione no, mi auguro che Assisi non rimanga indifferente a questa tematica, ma al contrario, forte della professionalità e competenza acquisite sul campo dai propri tecnici e dalle proprie maestranze, diventi parte attiva nell’individuazione delle proposte umbre e perché no, nazionali, affinché il terremoto con cui dobbiamo purtroppo convivere sia sempre meno devastante.

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