30° Spirito di Assisi, media e guerra, informazione e disinformazione

Padre Fortunato: "San Francesco parla ai giornalisti di oggi"

30° Spirito di Assisi, media e guerra, informazione e disinformazione
ENZO FORTUNATO

 30° Spirito di Assisi, media e guerra, informazione e disinformazione Tanti gli incontri che si stanno svolgendo ad Assisi in occasione dell’evento “Sete di pace – religioni e culture in dialogo”. Tra i diversi panel di questa mattina “Media e guerra: informazione e disinformazione” a cui hanno preso parte Jean-Pierre Denis, direttore de “La Vie”, Antonio Ferrari, inviato del “Corriere della sera”, M’hamed Krichen, giornalista di “Al Jazeera”, Philip Pulella, giornalista dell’agenzia Reuters e padre Enzo Fortunato, direttore della Sala Stampa del Sacro convento di Assisi. A presiedere l’incontro Guillaume Goubert direttore de “La Croix”.

L’intervento di padre Fortunato ha messo in risalto soprattutto l’importanza dell’informazione passando dallo scontro di civiltà all’incontro di popoli e culture, prendendo come esempio il dialogo tra Francesco  e il sultano. “Non possiamo non parlare del percorso tracciato dallo stesso san Francesco, uomo fatto di comunicazione – ha dichiarato padre Enzo Fortunato -. Non si può non menzionare il suo colloquio con il sultano d’Egitto Malik al Kamil, avvenuto a Damietta. Un momento estremamente significativo e attuale per le sue conseguenze nel dialogo interreligioso, nella pace e nell’informazione. Un primo passo per quel Dialogo Interreligioso e Interculturale – conclude padre Fortunato – che si è rinnovato in maniera significativa nel 1986, con l’Incontro Interreligioso voluto da Papa Giovanni Paolo II proprio ad Assisi“.

Il messaggio di Francesco è ancora attuale tanto da poter parlare ai giornalisti di oggi:  “Quali sono, allora – continua padre Fortunato – i principi di Francesco per evitare che l’informazione si tramuti in disinformazione, in un momento di terza guerra mondiale “a pezzi”? Dopo l’incontro col sultano il santo dona ai suoi frati tre indicazioni, tracce che oggi possiamo fare nostre per la ricerca di una giusta e veritiera informazione.

Quando i frati sono chiamati ad annunciare il Vangelo tra i popoli, Francesco chiede, prima di tutto, di verificare ‘se sono ispirati da Dio’. “L’informazione odierna non può essere ideologia, non può rispondere ai bisogni degli interessi più forti, di destra o di sinistra, ma è chiamata all’osservanza dell’etica nel rispetto dei destinatari”.

La seconda indicazione è di ‘non litigare e non creare dispute’. “Ecco che la comunicazione può essere ancella di pace, può non mentire, può non generare il conflitto, ma promuovere il confronto tra diversi punti di vista. Il rispetto umano delle persone oggetto di un’inchiesta o di un processo deve sempre essere garantito, assicurando la possibilità di replica”.

La terza questione che Francesco pone è di ‘verificare che le condizioni siano opportune’. “Come si deve coniugare oggi la libertà dell’informazione, che va assolutamente promossa e sempre allargata, con la responsabilità? Nel web come nell’informazione più tradizionale, il limite non può essere visto come una censura, ma come un esercizio che ci impone la stessa libertà: prevenire la violenza, l’offesa,  l’accanimento contro persone che non si possono difendere e che nessuno di noi tratterebbe in modo disumano se fossero nostri familiari, genitori, fratelli, sorelle”.

 

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