ASSISI, FRATE LEONE E IL SENSO DELLA VERA LIBERTA’

grotta frate Leone 1da Claudio Pace
Tra i cammini dell’eremo delle carceri, c’è ne uno che è stato intitolato a Frate Leone, il compagno di Francesco sempre pronto ad assistere Francesco, a trascrivere i suoi insegnamenti, la sua regola, il suo modo di pregare. A lui è rivolto quello che è forse il suo unico scritto autografo che Francesco gli manda sapendo quanto, il fatto stesso di essere il destinatario di un suo scritto, doveva essere per frate Leone motivo di grande onore. Un modo forse per ringraziare il suo fratello e figlio, compagno e amico, dotato di una caratteristica tanto preziosa quanto rara sulla terra: la fedeltà.

 

Frate Leone, il tuo fratello Francesco ti augura bene e pace. Così dico a te, mio figlio, come una madre: che tutte le parole, che ci siamo detti lungo il cammino, le riassumo brevemente in questa parola di consiglio, e non c’è bisogno che tu venga da me per consigliarti, perché ti consiglio così: in qualunque modo ti sembra meglio di piacere al Signore Dio e di seguire le sue orme e la sua povertà, fallo con la benedizione del Signore Dio e con la mia obbedienza. E se ti serve, perché tu ne abbia altra consolazione, che la tua anima ritorni a me, e tu lo vuoi, vieni. Una lettera che suscita come primo sentimento, la curiosità, la curiosità di sapere di cosa hanno discusso durante il cammino, Francesco e Leone. Certamente hanno parlato di libertà, come di quella caratteristica senza la quale la sequela delle orme di Cristo, la sua imitazione sono vane.

 

L’obbedienza che Francesco come madre chiede al figlio, è la non obbedienza, il non fare perché si obbedisce ma perché si trova dentro di se stessi quella forza di fare ciò che si è chiamati a fare. Si potrebbe pensare che frate Leone avesse avuto il problema classico di chi fa una scelta di stato, e che cioè il problema per frate Leone fosse quello tipico del celibato o del non celibato, a me sembra invece che dalla parole traspare altro, e cioè che il problema di frate Leone era quello di rimanere o non rimanere a stretto servizio di Francesco.

 

Quasi che frate Leone sentisse come tentazione la consolazione di aver sempre Francesco a due passi, come se l’amore per Francesco gli rendesse arida, priva di meriti la sua vita spirituale: come si possono avere prove e meriti avendo accanto una persona che ti ama così? Come si può amare il Signore e seguire la sua via santa, se si è in presenza di qualcuno che aveva già e trasmetteva odore di cielo? Se questi furono i pensieri del compagno di Francesco, si comprende la risposta pacata, semplice di Francesco, come fosse una Madre, che non ha fretta di far andare via suo figlio ma nel contempo, piano, piano lo prepara. Forse perché sa bene che il suo cammino qui nella terra è quasi giunto al termine, e frate Leone dovrà fare a meno di lui ben presto e per frate Leone, che con lui viveva giorno e notte, la sua scomparsa forse sarebbe stato troppo forte da sopportare …

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