Come fa Claudio Ricci a dimenticarsi che è stato sindaco di Assisi?

Come mai le tecnologie sofisticate di controllo del traffico di cui parla non furono adottate mentre era sindaco?

Come fa Claudio Ricci a dimenticarsi che è stato sindaco di Assisi?

Come fa Claudio Ricci a dimenticarsi che è stato sindaco di Assisi?

da Walter Stoppini (Vicesindaco)
ASSISI – Che ha  introdotto lui stesso i varchi elettronici (con delibera di Giunta n.93 del 20 aprile 2012 e per un costo totale di 300.000 euro) misura confermata dal suo successore Lunghi? Come ha potuto permettere che il centro storico di una città membro dell’associazione città Unesco italiane (associazione che peraltro ha presieduto) fosse invasa dalle auto? Come mai le tecnologie sofisticate di controllo del traffico di cui parla non furono adottate mentre era sindaco?

Non ci sembra che con l’accesso selvaggio al centro storico (caratteristico della gestione Ricci, governo – ahimè – per certi versi indimenticabile) si sia fatto crescere il numero dei residenti e il giro d’affari dei commercianti, anzi: in questi anni di sindacatura Ricci proseguita con il facente funzioni Lunghi tutti concordano circa l’impoverimento di una città che merita – ed avrà – un destino migliore.

Dopo il malgoverno Ricci degli ultimi anni, con l’ex sindaco che ha concesso tanto e troppo a scopo elettorale pur di approdare in Regione, ci sembra che adesso il tentativo maldestro sia quello di ricostituirsi un titolo ed una credibilità fra gli assisani.

Che invece non solo non sono stupidi, ma hanno anche buona memoria. Con la regolamentazione del traffico non intendiamo fare barricate ma cercare una soluzione che sia la più condivisa possibile insieme a residenti e attività economiche, rendendo la città attrattiva sia per chi la vive che per chi la visita.

Per questo invitiamo i cittadini a partecipare all’incontro sul tema martedì prossimo 6 febbraio alle 18 alla Sala degli Emblemi. Onestà, partecipazione e interesse del bene di Assisi: queste sono le nostre priorità, per risollevare la città dalla mala gestione della quale Ricci è il primo imputato.

 

2 Commenti

  1. Buongiorno,
    mi corre alla memoria un bel film del premio Oscar Roberto Benigni, “Jonny Stecchino”, la scena mentre dialoga con il Suo autista, questi usando delle parafrasi descrive le piaghe della Sicilia, e tra quella più importante, “Il Traffico”. Trasfigurando quindi la mafia nel “traffico”. Bella scena. Orbene, trasponendo quell’ilare scena alla realtà Assisana, si vorrebbe appunto far ricadere le “piaghe” di questa città sul “traffico”……E per sillogismo sulla chiusura del traffico.
    Invece il problema di Assisi è veramente il traffico. L’anarchia che regna nel fenomeno traffico. Aggravata da circa una diecina di anni di lassismo e permessivismo e “chiusocchismo” che ha reso le vie di Assisi una brutta copia di un trafficato ed anonimo borgo di provincia. Purtroppo il traffico sta veramente uccidendo questa città. Non è il contrario. Il paradosso, la poca, anzi nessuna, lungimiranza dell’Assisano è che se vogliamo una città accogliente, orinata e degna di un luogo turistico che si meriti proprio questo nome, è a certi orari poter passeggiare e vivere la città senza le macchine che, alla barba del Codice della Strada, strombazzano dietro le terga del turista, oppure sfrecciano per via Borgo Aretino, come se partecipassero ad un gran premio di Formula uno. Spesso mettendo in serio pericolo i pedoni.
    E’ vero che esistono anche le esigenze dei residenti. Il residente, quando questo è vero residente, non gli si può negare l’accesso alla propria abitazione. Ma dato che l’”homo assisiensis” con vorrebbe arrivare la macchina anche al proprio cesso, difficilmente ha contezza che vivendo in un luogo così speciale, motivo anche perché spesso il suoi cento metri quadri della sua casa valgono il doppio, se non il triplo di un altro immobile magari posto a Bastia, deve capire che questo ha un prezzo. Direi un piccolo prezzo che si traduce in qualche sacrificio. Il teorema traffico selvaggio, uguale rinascita della città, è falso. Non è dimostrabile. Invece è dimostrabile il contrario. Le attività del centro storico, anche quelle poche a carattere non turistico, purtroppo anche se le dotassero di 10 posti auto riservati, accesso libero h.24, il loro fatturato non aumenterebbe se non di qualche centesimo….. Centesimo, ho scritto bene. Il problema non è l’accessibilità dei veicoli, è la mancanza di attrattiva, sia delle attività che di questa città. Sono problemi che non si risolvono in un giorno. Partendo dalla forma mentis dell’”homo assisiensis”. Lo scrivente, residente al centro della città, ad esempio, spesso usa i mezzi pubblici, possiede una auto che parcheggia in abbonamento ridotto per i residenti, in uno dei parcheggi della SABA (al costo di poco più di un caffè al giorno). Lo scrivente, pur essendo titolato a transitare per corso Mazzini il sabato pomeriggio, non vi transita ma per rispetto di chi vi passeggia, come mai ha utilizzato il clacson per farsi strada tra i turisti. Cioè sarebbe, per dirla con Shakespeare, l’assisano sarebbe “…….quel mostro dagli occhi verdi che dileggia il cibo di cui si pasce……..”. Assisi vive di turismo e coloro che ne traggono vantaggio, de visu, sono spesso tra quelli impazienti che avvolte imprecano anche il poveri turisti, pure se come attenuante hanno che i turisti spesso sembrano armenti.
    Il traffico senza regole non salverà Assisi e le sue attività. Solo una città più accogliente che veda il turismo come una risorsa e non come dei polli da spennare, che punti sulla qualità, la cultura, gli eventi, ed un ambiente urbano a misura di residente e di turista, solo allora si potrà semmai protestare.
    A mio giudizio, ora ce la si prende con il dito che indica la luna. Invece l’”homo assisiensis” non si è accorto che il mondo fuori le mura in meno di venti anni è cambiato, sono cambiate le abitudini e le esigenze della clientela, oggi purtroppo alcune attività, rebus sic stantibus, purtroppo, come già enunciato in narrativa, non hanno più un futuro se non si rinnovano o che comunque non vengano studiate politiche diverse per governare la città. Il traffico selvaggio, di sicuro, è la peggiore delle cure. Come la regolazione non è la sola soluzione. Diciamo una delle cure da affiancarne ad altre. Spesso a costo irrisorio, come le piccole manutenzioni, ma non mi dilungo oltre.
    L’explicit, o per dirla con le parole del grande Manzoni, “il sugo della storia” è che occorre regolamentare il traffico, cum grano salis, ma il malato necessita di altre cure da cavallo.
    Giovanni Angelucci.

  2. Bah, parlare con la pancia piena ed essere residente in Borgo Aretino e quindi appena dentro le mura é un conto, vivere in Assisi centro con tutti i disagi (se permette non mi interessa il valore della casa che abito perché é la mia casa e non mi interessa certo se vale molto di più (forse) di una stessa casa a Bastia – opinione sua e solo sua personale…. il mercato immobiliare insegna con le decine e decine di case in vendita ad Assisi ormai a prezzi stracciati rispetto a 10 anni fa).
    Sulle attività dissento ugualmente perché guardando da Borgo Aretino avrà sicuramente notato che qualche Assisano non residente ma ugualmente Assissano in certi orari forza la chiusura e forse, forse si prende un caffé, va dal Geometra, va dal Fotografo, va in Merceria, in Pasticceria o dal Fiorario….con i varchi penso che nessun pazzo proverà a forzarli….devo continuare.
    Una volta esisteva Furiani per le scarpe, la Talmone per il cioccolato, il Bar Angelucci a Santa Chiara, la Tipografia Vignati, la Olivetti al corso, le Ferramenta Damiani, il fotografo Leoni…..perché queste attività sono morte??? E ne ho sicuramente dimenticate decine e decine

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