Coronavirus, sono 14 i casi positivi ad Assisi, il sindaco: “Fermiamo il contagio”


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Coronavirus, sono 14 i casi positivi ad Assisi, il sindaco: "Fermiamo il contagio"

Coronavirus, sono 14 i casi positivi ad Assisi, il sindaco: “Fermiamo il contagio”

Pubblica della Usl Umbria 1. Purtroppo, in linea con la tendenza regionale, anche ad Assisi sta aumentando il numero delle persone risultate positive al tampone del Covid-19. A tutti coloro che si trovano in isolamento ai loro familiari vanno il pensiero e la vicinanza dell’amministrazione comunale. Il sindaco, in qualità di responsabile del COC (Centro operativo comunale) aperto presso gli uffici di Santa Maria degli Angeli, continua a seguire e monitorare la situazione, anche nell’assistenza alle famiglie colpite e alla popolazione.

E anche in quest’occasione ribadisce l’invito a tutti i cittadini a rimanere a casa in osservanza delle misure restrittive disposte a livello governativo: “E’ comprensibile un sentimento di disorientamento e sfiducia ma non dobbiamo cedere, anzi dobbiamo tutti rispondere con responsabilità e coraggio rimanendo a casa perché soltanto così possiamo bloccare il contagio del virus. In questo momento siamo tutti in prima linea perché dipende da noi la diffusione del Covid-19, dipende da ognuno di noi se l’infezione si propaga e propaga noi stessi e i nostri cari.

Voglio ringraziare chi ha maturato la consapevolezza dell’emergenza e osserva con rigore quanto prescritto, voglio sollecitare chi non ha ancora acquisito tale consapevolezza a farlo in fretta perché solo affrontando insieme questo momento possiamo farcela a lasciarcelo alle spalle e pensare al futuro”.

8 Commenti

  1. Come si fa a rispettare con rigore le regole.
    Chi va a fare la spesa o in farmacia se non viene istituito un servizio apposito ?
    La solita raccomandazione del sindaco serve a poco se poi, specialmente le persone sole non sono aiutate e quindi, per forsa maggiore, costrette ad uscire per recarsi in posti molto frequentati come i supermercati o le farmacie!

  2. Il problema è che chi viene colpito dal virus e o viene ricoverato per il trattamento o viene relegato a casa perché positivo rimane per lo più sconosciuto alla popolazione quindi chiunque abbia avuto contatti con la persona, facilmente ad Assisi visto il numero di abitanti, non saprà mai se il suo contatto ha avuto un esito positivo si è preso il virus oppure no. Non so se la Asl fa una ricerca in tal senso in base ai ricordi del malato, per lo più scioccato dall accaduto, quindi non in grado di ricordare il tutto. Anche perché visto il lasso di tempo, mediamente 14 giorni, non tutti si ricordano con chi hanno avuto incontri 14 giorni prima. Mentre chi ha incontrato il soggetto colpito quasi sicuramente ha in mente l’incontro ed in quel caso bisognerebbe fare il tampone per togliere ogni dubbio ma ciò non si fa perché occorre avere già dei reali sintomi per. fare il tampone ed a quel punto o hai una semplice influenza oppure ti sei preso il virus quindi amen troppo tardi. Non sono un medico quindi il tutto è opera dei vari interventi visti in tv.

  3. Logicamente la cosa più grave è che nel frattempo le persone venute in contatto hanno proseguito la usuale vita e quindi incontrato altre persone per cui il virus si è trasferito ad altri soggetti è ciò perché non è stato fatto il tampone anche ripetuto più volte.

  4. I tamponi a tappeto sono l’unica via di uscita, ma le cose buone tardano ad arrivare e chi ci rappresenta non spinge con forsa per ottenerli.

  5. Si, in effetti qui si scontrano due forti esigenze, il diritto del singolo alzata sua provaci e a non essere messo alla gogna, e diritto della collettività a difendersi dal contagio. Sul web ma soprattutto a livello di opinionisti e di politici c’è il dibattito su se sia giusto togliere o ridurre dei diritti civili a favore di prassi o soprattutto sistemi tecnologici che geolocalizzano TUTTI per mostrare le probabilità che abbiamo avuto di avvicinarci ad un contagiato, così da fare tamponi mirati anche a chi non ha la minima consapevolezza di essere stato accanto ad una persona che qualche gg dopo è risultata essere positiva. In Cina ed in Corea hanno fatto così, se sia giusto oppure no è un bel dibattito che potremmo aprire anche su questo blog, certo nei paesi con sistemi di governo autoritari in questi casi è molto piu facile ma in sostanza il tema è : è più importante il diritto del singolo o quello della collettività?

  6. Mi scuso per il correttore del telefono, questa è la prima frase con il testo corretto:

    Si, in effetti qui si scontrano due forti esigenze, il diritto del singolo alla sua privacy e a non essere messo alla gogna, e diritto della collettività a difendersi dal contagio.

  7. Prima di tutto il diritto alla diagnosi sin dal primo sintomo (precoce) e quindi del diritto alla cura subito non quando la malattia è già in stato avanzato (terminale). Che il comune si faccia promotore di iniziative o pressioni presso gli enti preposti che permettano di effettuare tamponi o altri sistemi di analisi subito e per tutti i cittadini. Magari anche presso laboratori a pagamento-

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