Riqualificazione aree gioco, “pincetto” deserto e inutilizzato

Riqualificazione aree gioco, “pincetto” deserto e inutilizzato

da Mario Bellini
Riqualificazione aree gioco, “pincetto” deserto e inutilizzato Recentemente si è costituito spontaneamente in Assisi un comitato di giovani mamme chiamato: “MammAssisi” volto a sensibilizzare l’Amministrazione Comunale sul problema sempre più impellente della mancanza di spazi pubblici rivolti ai bambini. Vorrei contribuire a riguardo con alcune proposte, che spero possano essere utili ad aprire un dibattito e stimolare idee. Mi sono spesso chiesto come mai Piazzale Trieste detto “pincetto” questo spazio di verde pubblico a poche centinaia di metri dal centro città, rimanga costantemente deserto e inutilizzato da chicchessia, mentre aree meno qualificate a riguardo, come ad esempio l’esiguo spazio di Porta Nuova a ridosso delle mura medioevali o il sagrato antistante la chiesa di San Pietro, (una volta lo era anche il prato di San Francesco) sono ampiamente frequentate da mamme e bambini.

Penso che la risposta, per quanto riguarda il pincetto, possa essere condensata nei seguenti aggettivi: ombroso, buio, inaccessibile, cupo. Detta area, progettata e realizzata in epoche remote, è naturalmente lontana anni luce da quelle che sono le esigenze dell’attuale società; necessiterebbe pertanto di un diverso assetto da permetterne un utilizzo costante e idoneo.

Partiamo dai motivi per cui si è venuta a creare questa anomalia. L’accesso al parco è ostacolato da tre fattori: 1°) La fitta cerchia di alberi che lo circondano, ostacolano anche l’ingresso della luce solare rendendo asfittico il prato e tutto il resto della vegetazione. A tale proposito basterebbe sfittirli se non addirittura eliminarli, almeno quelli a valle. 2°) Sempre nella parte a valle troviamo un compatto ed alto muro di scoglietti, mentre nella parte nord c’è una scarpata in forte pendenza anche questa poco invitante. 3°) Il tutto è recintato da una fitta siepe che occlude ancora di più la visuale sia dall’esterno che dall’interno. Come se non bastasse, i temerari che si inoltrano in tale luogo trovano anche l’asfittico prato di cui sopra, recintato da un’ulteriore siepe di fitto bosso che a quanto pare dovrebbe proteggerlo dall’ essere calpestato.

Vado oltre. Eliminando l’attuale marciapiede a valle, (vedi disegni) si creerebbe spazio per la realizzazione di una “scalinata belvedere” che oltre a facilitare l’accesso, costituirebbe una “seduta” incantevole per grandi e piccini. Il marciapiede in questione verrebbe spostato al lato opposto della strada a sbalzo sulla pianura così da costituire un ulteriore punto da cui godere la vista di un panorama unico. Naturalmente il filare di piante ed il parcheggio attuale delle macchine lungo il detto lato stradale, resterebbero così come sono.

Concludo con un ulteriore proposta. Una volta appianate le difficoltà di cui sopra sarebbe auspicabile la realizzazione di un chiosco di bibite e gelati che potrebbe favorire ancor più l’aggregazione di adulti e bambini, nonché creare lavoro per la cooperativa di giovani che gestisce il Pincio. Tale soluzione credo sarebbe gradita anche ai cittadini e turisti, che nelle serate estive troverebbero un nuovo punto di interesse e svago a pochi passi dal centro della città. Penso ce ne sia abbastanza almeno per aprire un dibattito mi auguro onesto e obiettivo, ma soprattutto volto a trovare una soluzione a questo antico problema.

P.S. Con le moderne tecniche i lecci in questione (12/13) possono essere spostati tranquillamente altrove senza conseguenze. Ho anche un’idea a riguardo …… ma questa è un’altra storia

 

5 Commenti

  1. Tagliare questi alberi sembra uno scempio. Fare poi un chiosco bibite attiguo al monumento ai caduti potrebbe sembrare irrispettoso, penso. Magari invece inserire più giochi dedicati ai bambini fino ai 4/5 anni mi sembrerebbe auspicabile visti gli attuali. In Italia tutto si fa quindi vedremo.

  2. In un paese normale sarebbe la cosa più sensata da fare. Ma prevedo che gli attuali bambini si dovranno purtroppo accontentare di qualche altalena e dell’immancabile scivolo d’ordinanza.

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