Solenne Pontificale ad Assisi con autorità civili e militari
📌 FLASH NEWS – Assisi celebra San Rufino. Nel solenne Pontificale in cattedrale il vescovo Felice Accrocca richiama i fedeli a vivere la vita come dono, seguendo l’esempio del patrono e la testimonianza di San Francesco nella Chiesa locale.
La vita vissuta come dono, seguendo l’esempio di San Rufino e mettendo al centro la testimonianza cristiana, è stata il filo conduttore del solenne Pontificale celebrato mercoledì 12 agosto nella Cattedrale di San Rufino ad Assisi. A presiedere la celebrazione per la festa del patrono della città e della diocesi è stato il vescovo monsignor Felice Accrocca, che nell’omelia ha richiamato i fedeli alla responsabilità di una fede vissuta concretamente.
Alla celebrazione, animata dalla Cappella musicale di San Rufino, hanno partecipato autorità civili e militari. Presenti anche rappresentanti della Regione, della Provincia e degli altri Comuni appartenenti alla diocesi. La solennità ha così riunito la comunità ecclesiale e le istituzioni attorno alla figura del santo patrono.
Il messaggio di Accrocca alla Chiesa locale
Nella parte conclusiva dell’omelia, monsignor Felice Accrocca ha espresso l’auspicio che la Chiesa locale possa trovare nella figura di San Rufino nuova forza per offrire una testimonianza di fede serena e gioiosa.
Il vescovo ha individuato nella vita intesa come dono il messaggio centrale delle letture proclamate durante la celebrazione. Un principio che, secondo Accrocca, attraversa il Vangelo e trova una delle sue immagini più significative nella figura del pastore che offre la propria vita per le pecore.
Il presule ha richiamato anche il testo paolino proposto nella seconda lettura, sottolineando il valore di una testimonianza capace di andare oltre le parole e di coinvolgere direttamente l’esistenza della persona.
La sfida contro l’individualismo
Nel suo intervento, il vescovo ha posto l’accento sul contrasto tra la prospettiva cristiana e una visione individualistica dell’esistenza. Vivere per gli altri, ha spiegato, rappresenta una sfida particolarmente significativa in un contesto nel quale la persona può essere portata a considerare se stessa come centro della realtà.
La prospettiva indicata durante il Pontificale è invece quella rappresentata da Gesù, che offre se stesso per la salvezza degli altri. Da qui l’invito rivolto alla comunità a procedere in una direzione opposta rispetto all’egoismo e a trasformare la propria esistenza in un dono concreto.
Accrocca ha utilizzato l’immagine del pane spezzato per indicare una vita capace di mettersi al servizio del prossimo. In questo percorso, l’esempio di San Rufino viene proposto come riferimento per continuare la semina evangelica e costruire relazioni fondate sulla disponibilità verso gli altri.
Il martirio di San Rufino e la responsabilità dei fedeli
Un’altra parte dell’omelia è stata dedicata al martirio di San Rufino e al significato che questa eredità assume per la Chiesa locale. Essere una comunità ecclesiale edificata sulla testimonianza di un martire, ha osservato il vescovo, comporta una responsabilità particolare.
Accrocca ha distinto tra quello che ha definito martirio bianco e martirio rosso. Il primo riguarda l’esistenza quotidiana e consiste nella scelta di non vivere in maniera egoistica, facendo invece della propria vita un dono.
Il secondo, nella riflessione proposta dal presule, non coincide necessariamente con il rischio fisico della vita. Riguarda anche la capacità di continuare a testimoniare la propria fede quando questa scelta espone al disprezzo o allo scherno.
Proprio queste difficoltà, ha evidenziato il vescovo, possono generare la tentazione di non esporsi. La vicenda di Rufino mostra invece una convergenza tra la testimonianza quotidiana e quella affrontata nelle prove più dure. Da questa esperienza deriva la consegna rivolta ai fedeli: vivere la propria esistenza come dono.
Il richiamo all’esempio di San Francesco
Nel corso dell’omelia è entrata anche la figura di San Francesco d’Assisi. Monsignor Felice Accrocca ha ricordato l’Ammonizione sesta, nella quale Francesco richiama l’esempio dei santi che hanno seguito il Signore attraversando tribolazioni, persecuzioni, difficoltà, infermità e tentazioni.
Il riferimento francescano è stato utilizzato per sottolineare la distanza che può crearsi tra il semplice racconto delle opere compiute dai santi e la scelta di tradurre concretamente il loro esempio nella propria esistenza.
Il messaggio è stato rivolto all’intera comunità dei battezzati e, in particolare, a pastori e diaconi, chiamati a vivere autenticamente il battesimo e il ministero ricevuto.
La festa patronale riunisce comunità e istituzioni
La solennità di San Rufino ha rappresentato per Assisi e per la diocesi un momento di incontro tra la dimensione religiosa e quella istituzionale. La presenza delle autorità civili e militari, insieme ai rappresentanti degli enti territoriali e dei Comuni della diocesi, ha accompagnato una celebrazione profondamente legata all’identità della comunità locale.
Al centro del Pontificale è rimasto il richiamo alla responsabilità personale e comunitaria. La figura del patrono è stata proposta non soltanto come memoria di una testimonianza del passato, ma come esempio da tradurre nelle scelte quotidiane.
La conclusione dell’omelia ha ricondotto il messaggio alla necessità di vivere con autenticità la propria vocazione. Accrocca ha invocato per i fedeli la capacità di essere pecore docili, mentre per chi esercita il ministero pastorale ha richiamato la necessità di unire forza e clemenza.
La festa di San Rufino ha così riaffermato nella Cattedrale di Assisi il legame tra la storia del patrono e la vita della Chiesa locale, con un messaggio centrato sulla disponibilità verso gli altri e sulla testimonianza della fede anche nelle difficoltà.

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