Turismo azzerato, non vogliamo essere dimenticati, il grido degli imprenditori

 
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Turismo azzerato, non vogliamo essere dimenticati, il grido degli imprenditori

Turismo azzerato, non vogliamo essere dimenticati, il grido degli imprenditori

Cominciata da Assisi la protesta di tutte quelle realtà imprenditoriali che vivono di turismo, oggi totalmente azzerato. Colpiti duramente dalla crisi conseguente all’emergenza sanitaria, non sono tra i beneficiari di alcuna forma di ristoro. E non si rassegnano a morire nell’indifferenza generale.

#noidimenticati è l’hashtag che ha accompagnato la manifestazione degli imprenditori di Assisi, che vogliono rappresentare anche il malessere dei colleghi degli altri territori ad alta vocazione turistica dell’Umbria.

Gli imprenditori di Assisi hanno deciso di scendere in piazza per rappresentare la loro enorme preoccupazione per il futuro. “Siamo dimenticati tra i dimenticati”, dicono. “La filiera legata al turismo è allo stremo. La nostra categoria, da Assisi città simbolo di pace e solidarietà, chiede per noi e per tutti i colleghi d’Italia un’attenzione particolare. Occorre un intervento speciale, immediato e strutturale. Se non vogliamo che le nostre belle città diventino buie scatole vuote”.

Intanto continua la pressione di Confcommercio, sia in forma diretta sul governo che attraverso i parlamenti umbri ai quali è stato avanzato un ulteriore accorato appello perché gli aiuti arrivino a tutte le imprese colpite dall’emergenza, in forma rapida e coerente con il danno subito.

Una mobilitazione che va vanti da settimane. «Al momento la categoria del piccolo commercio non è minimamente coinvolta nei cosiddetti ‘ristori’ – ha detto Vincenzo Di Santi, presidente della Confcommercio di Assisi -, parlo delle attività al dettaglio di tutta la filiera turistica: siamo allo stremo. A una situazione già grave si aggiunge il fatto che con gli spostamenti impediti a causa dell’emergenza, sia tra comuni, si tra regioni, il settore ha le gambe tagliate, inesistenti gli incassi».

  • Importante la partecipazione alla manifestazione ‘statica’ e nel rispetto delle norme di sicurezza.

Gli operatori di Assisi si trovano, in sostanza, a fare i conti anche con affitti elevatissimi, bollette da pagare a fronte di un movimento di visitatori nullo.

  • IN  CENTRO STORICO – 319 attività commerciali, 226 delle quali legate al turismi e di queste 93 sono di souvenir.

«Le istituzioni devono comprendere che non possiamo restare in questa condizione, se tutto va bene, parlando ottimisticamente, sino a Pasqua 2021 senza nessun aiuto – scrive oggi Baglioni – , sia a livello regionale che nazionale: candele e lumini che oggi abbiamo acceso devono rappresentare uno spiragli di luce», ha aggiunto Di Santi che ha evidenziato anche le difficoltà di chi ha avviato attività con l’inizio d’anno e che non ha nessun documento relativo al fatturato dell’anno precedente ed è quindi fuori da tutto.

«La nostra iniziativa vuole essere di sensibilizzazione, a livello regionale e nazionale, anche con le realtà che si trovano nelle nostre stesse condizioni – ha aggiunto Stefano Leoni, vice presidente della Confcommercio di Assisi -. E’un discorso di dignità, di diritto al lavoro: non finirà qua, siamo decisi a continuare a portare avanti la nostra iniziativa in favore del commercio nelle città d’arte». Un’iniziativa, quella di ieri, fortemente voluta, da coloro che si definiscono i «dimenticati tra i dimenticati». Con la richiesta, anche a nome dei colleghi degli altri territori ad alta vocazione turistica dell’Umbria e di tutti i colleghi d’Italia, di un’attenzione particolare. «Occorre un intervento speciale, immediato e strutturale – è stato ancora evidenziato -; invochiamo aiuti adeguati al dramma che stiamo vivendo».

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