Chiesa di San Pietro della Spina a Rivotorto dimenticata dai fedeli

Chiesa di San Pietro della Spina a Rivotorto dimenticata dai fedeli

da Mauro Loreti
Chiesa di San Pietro della Spina a Rivotorto dimenticata dai fedeli. Negli anni 1208-1209, Giovanni detto Francesco soleva trovare riparo con i primi Compagni in un Tugurio abbandonato situato vicino ai terreni del padre Bernardone sulla pianura di Assisi. Accanto all’angusta dimora scorreva, e tuttora si può vedere, un torrente di acqua fresca che nasceva poco più in alto sulla collina. Egli conosceva bene la zona, vi era venuto spesso a cavallo, e doveva attraversarla per recarsi verso Spoleto. Dall’attuale Rivotorto partì per Roma, per incontrare papa Innocenzo III che gli confermò oralmente la prima Regola basata sui principi di povertà, castità e obbedienza. Quando era a Rivotorto, Francesco riparò la seconda chiesina delle tre, come ci ricorda S. Bonaventura nella sua leggenda maggiore: “Riuscì così, a restaurare quella chiesetta (San Damiano), con l’aiuto di Dio e il devoto soccorso dei concittadini. Poi, per non lasciare intorpidire il corpo nell’ozio, dopo la fatica, passò a riparare, in un luogo un po’ più distante dalla città, la chiesa dedicata a San Pietro spinto dalla devozione speciale che nutriva, insieme con la fede pura e sincera, verso il Principe degli Apostoli. Riparata anche questa chiesa, andò finalmente in un luogo chiamato Porziuncola, nel quale vi era una chiesa dedicata alla beatissima Vergine”.

Questa seconda chiesina era, secondo il nostro grande storico Fortini, e la tradizione popolare, a ovest poco distante dal Tugurio, nella Balia di San Petrignano. Vi si officiava la messa fino agli inizi del 900. I resti della struttura, ciò che resta cioè dei restauri successivi dopo il 1200, sono ancora visibili, anche se in abbandono totale, come si può vedere dalle foto che ho scattato; la chiesina lentamente fu inglobata in una masseria e oggi il rudere che si vede ha bisogno di lavori archeologici approfonditi per riportarlo alla luce. Il posto è occupato da una vicina casa colonica diroccata davanti alla quale trova posto un maneggio di cavalli.

Per lo studioso contemporaneo Santucci, invece, non poteva essere quella la chiesina riparata dal Santo. Egli avrebbe trovato un documento che attesta l’intitolazione della chiesina in oggetto a San Paterniano, vescovo di Fano del III° secolo, la cui venerazione fu portata dalle nostre parti dai fedeli trasferitisi in quell’epoca storica nel nostro territorio. Ma, se anche fosse quella e non addirittura un’altra nei paraggi la chiesina dedicata a San Paterniano (molti luoghi di culto nacquero nei primi secoli del Cristianesimo), certo è che dopo 8 secoli, al tempo di Francesco, la chiesina era in rovina, visto che il Santo dovette restaurarla, ed era sicuramente misconosciuta ai più la sua origine; inoltre, trovandosi allora nel territorio appartenuto ai frati Benedettini, cioè nella terra/possedimento di San Pietro (San Petrignano significa letteralmente “possedimento di San Pietro”, e non fa riferimento a nessun santo con questo nome), Francesco credette di riparare una chiesina dedicata al primo papa.

La restaurazione di tre chiese da parte di Francesco è sottolineata come un evento importantissimo nella vita del Santo da Bonaventura: “così come furono riparati i tre edifici, sotto la guida di quest’uomo santo si sarebbe rinnovata la Chiesa in tre modi: secondo la forma di vita, secondo la Regola e secondo la dottrina di Cristo da lui proposte – e avrebbe celebrato i suoi trionfi una triplice milizia di eletti. E noi ora costatiamo che così è avvenuto”.

Ora, di questa seconda chiesina riparata da Francesco mentre era a Rivotorto non se ne ha più traccia concreta, anche se sappiamo con quasi certezza individuarne il posto dove doveva sorgere. E’ un cammino umano e spirituale quello che lo stesso Francesco ci chiede di riscoprire: S. Damiano – San Pietro – la Porziuncola. Tre tappe unite idealmente dallo stesso intento di ricostruire la chiesa di Cristo. Non si può lasciare nell’oblio questa seconda chiesina, non si può!! E’ un affronto alla storia e al nostro venerabile Padre. Ho anche pensato, io che conosco bene il luogo, che il motivo per cui sia stata abbandonata negli anni questa chiesina, isolata com’è nella campagna, è che non conveniva a nessuno economicamente farla restare in vita. Che brutta cosa rispetto all’insegnamento di Francesco!!!

Oltre a continuare uno studio d’archivio più approfondito, urge uno studio del posto, con gli scavi delle macerie ancora presenti, e anche con attrezzature tecnologiche come un drone munito di termotelecamera a infrarossi per sondare il terreno intorno al luogo al fine ti trovare delle ulteriori e forse definitive prove su ciò che stiamo cercando, e dare così un impulso decisivo alla ricostruzione della chiesina.

Questo articolo è così anche un appello a chi di dovere affinché metta a disposizione le proprie competenze per questo mirabile progetto. Pensate al meraviglioso itinerario spirituale e meditativo a piedi da Assisi, giù per San Damiano, ancora sul piano il Sacro Tugurio, passando per l’Ospedale dell’Arce ove Francesco accudiva ai lebbrosi; poco più distante questa chiesina di San Pietro (basterebbe un tunnel per soli pedoni sotto la superstrada per arrivarci), poi la Porziuncola (esiste già la strada che la collega), infine risalire alla Basilica dove è custodito il corpo del nostro mirabile Santo e venerato concittadino.

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