Shoah, Assisi, una luce nel buio di quel periodo storico

Nel museo si parla di Don Aldo Brunacci, dell’allora vescovo monsignor Giuseppe Placido Nicolini

Shoah, Assisi, una luce nel buio di quel periodo storico

ASSISI – La giornata internazionale della Memoria del 27 gennaio, che ad Assisi assume un valore simbolico di “luce nel buio di quel periodo” poiché non vi furono vittime, ma anzi azioni di salvezza nei confronti degli ebrei, ha visto nella mattinata odierna un momento di elevato interesse nella visita del “Museo della Memoria, Assisi 1943-1944” allestito nelle sale del primo piano della pinacoteca comunale di Palazzo Vallemani. Gli alunni della secondaria di primo grado della Frate Francesco hanno ascoltato con estremo interesse i racconti di Marina Rosati, ideatrice e curatrice del museo che ha ripercorso la storia di quegli anni e il ruolo strategico che la città di Francesco ha avuto.

Una mostra unica in Umbria perché ripercorre, attraverso scritti, foto, documenti e oggetti, l’opera di salvezza portata a termine dalla rete clandestina che faceva capo al vescovo monsignor Placido Nicolini e al suo più stretto collaboratore don Aldo Brunacci. Nella città di Assisi trecento sono stati gli ebrei salvati grazie allo spirito di Accoglienza francescana e a testimonianza di ciò è anche l’elevato numero di ‘Giusti’ (cioè persone che si sono adoperate materialmente per salvare la vita agli ebrei mettendo a repentaglio la propria) che Assisi può vantare: 7 in tutto, in un totale in Umbria di 11.

“Quest’anno la Giornata della Memoria ha assunto un ruolo ancora pi importante – ha detto Marina Rosati – perché nei gironi scorsi ci siamo recati anche nelle città di Seveso e Milano dove alcune associazioni hanno voluto conoscere la storia di Assisi e ricordare i nostri Giusti.

Quello che ritengo sempre più importante ogni anno – continua Rosati – è la conoscenza di queste vicende, anche senza troppi cerimoniali e retorica. Ma lavorare affinché si formi una coscienza civica del bene e combattere cobntro qualsiasi forma di indifferenza. Perché è quest’ultima che dobbiamo debellare, inculcandola soprattutto nelle nuove generazioni”.

Nel museo si parla di Don Aldo Brunacci, dell’allora vescovo monsignor Giuseppe Placido Nicolini che tirò le fila dell’organizzazione clandestina che spontaneamente si era venuta a creare per portare in salvo tanti ebrei perseguitati, di Padre Rufino Niccacci, frate minore, padre guardiano del convento di San Damiano, del Podestà di Assisi Arnaldo Fortini, del colonnello tedesco Muller ricordato ancora oggi per il suo prodigarsi nel curare i malati e nel distribuire farmaci (Assisi era stata dichiarata città ospedaliera) anche a guerra terminata, degli ordini religiosi, del frate conventuale padre Michele Todde e tutti gli altri che si prodigarono per salvare la vita a tante persone, destinate altrimenti alla deportazione.

Uno spazio importante è dedicato ovviamente anche a Luigi e Trento Brizi, i tipografici assisani che stamparono i documenti falsi per gli ebrei nelle sale è possibile ammirare la macchina originale tipografica con cassettiere, taglierina e timbri.

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