Allevatore e allevamento abusivo animali dissequestrati caso risolto

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Allevatore e allevamento abusivo animali dissequestrati caso risolto

Avv. Massimiliano Manna
Foro di Perugia.
Nel febbraio del 2016, era finito all’attenzione della cronaca locale il caso di un allevatore di suidi nel circondario di Assisi, al quale erano stati sequestrati dalla Polizia Provinciale 14 esemplari, nel presupposto si fosse in presenza di un “allevamento abusivo”, seguendone una salata sanzione pecuniaria e l’onere di custodia sino alla confisca: il presunto trasgressore, tuttavia, in occasione della notifica del verbale sanzionatorio aveva dichiarato espressamente come i capi di bestiame fossero frutto di parti generati di razza maialini vietnamiti fortuitamente coperti da cinghiale selvatico, non necessitando alcuna delle autorizzazioni contemplate per la detenzione della fauna selvatica.

La Regione Umbria, pur a seguito del ricorso promosso dall’allevatore e l’intervento della A.U.S.L. Umbria 1, secondo cui gli esemplari assoggettati a sequestro erano degli ibridi frutto di incrocio accidentale, con precipue caratteristiche somatiche e fenotipiche del suino vietnamita, convalidava il provvedimento e ne disponeva la confisca, applicando l’art. 32, comma VIII, Legge Regionale 14/1994, il quale prevede una specifica autorizzazione per l’allevamento degli “… ibridi tra specie selvatiche oggetto di caccia e domestiche, laddove presentino evidenti caratteri della specie selvatica …”.

Il presunto trasgressore, tuttavia, non si dava per vinto e, anche alla luce della normativa nazionale in materia di fauna selvatica, in particolare, dell’art. 18, n. 1, lettera d), legge 157/97, che contempla esclusivamente il “sus scrofa”, ovvero il cinghiale selvatico, quale specie protetta ed assoggettata alle relative restrizioni, impugnava il provvedimento della Regione Umbria avanti il Tribunale di Perugia, il quale, anche in considerazione di un analogo caso in Umbria definito dalla cassazione, con sentenza n. 161 del 1 febbraio 2019, ha accolto il ricorso.

A distanza di circa tre anni, pertanto, il malcapitato allevatore, gravato da un improduttiva custodia, ha finalmente ottenuto il dissequestro degli animali: la risoluzione del caso, quindi, ha confermato come per i suidi di indole e caratteristiche domestiche, frutto di incroci tra il cinghiale ed il maiale, non necessiti alcuna delle autorizzazioni previste per la fauna selvatica, bensì la mera registrazione presso il registro di stalla, come per le specie domestiche. L’allevatore è stato difeso in giudizio dall’Avv. Massimiliano Manna del Foro di Perugia.

 

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