La città di Assisi piange la morte di Papa Benedetto XVI

La città di Assisi piange la morte di Papa Benedetto XVI

La città di Assisi piange la morte di Papa Benedetto XVI

Il Sindaco Stefania Proietti unitamente all’amministrazione comunale e alla Città Serafica esprimono profondo cordoglio per la morte di Sua Santità Benedetto XVI e partecipa al dolore dell’intera chiesa cattolica.

“Vogliamo ricordare – ha detto il sindaco Stefania Proietti – il legame speciale che Joseph Ratzinger, diventato poi Papa Emerito, ha sempre avuto nei suoi quasi 8 anni di pontificato con la nostra città. Due le visite importanti e ufficiali, la prima nel giugno 2007, in occasione dell’ottavo centenario della conversione di San Francesco, e poi il 27 ottobre 2011, giornata in cui si celebrava lo Spirito di Assisi, città della pace, a 25 anni dal primo incontro di preghiera interreligiosa, promosso lo stesso giorno del 1986 da Giovanni Paolo II”.

“Restano fisse nella nostra mente le immagini di quelle visite – ha ricordato ancora il sindaco – quando Papa Benedetto arrivo’ da pellegrino di pace e volle toccare tutti i luoghi francescani, passando anche per piazza del Comune,  e poi da Capo della Chiesa sul sagrato della basilica di Santa Maria degli Angeli quando ricevette i leader religiosi di tutto il mondo”.

“Bellissime le sue parole in occasione della prima visita da Pontefice – ha ricordato ancora il sindaco – a proposito della nostra città ‘Assisi è un punto di riferimento interiore, che dà forza interiore’. Parole che ancora oggi ci emozionano e inorgogliscono, pensando alla sua levatura teologica, spirituale e intellettuale. La sua figura e la sua eredità resteranno un esempio di fede, devozione e difesa delle radici cristiane”.

Il papa emerito Benedetto XVI non è più tra noi. Lo affidiamo all’abbraccio di Dio forti delle certezze di fede che egli ha contribuito a rendere in noi profonde e luminose. Le due diocesi “sorelle” di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e di Foligno si uniscono nella preghiera per lui. Uomo dall’intelligenza fine, l’ha messa tutta al servizio della fede, come teologo, pastore, pontefice. Ci ha messi in guardia da una malattia mortale del nostro tempo: la “dittatura del relativismo” che ci nutre di voci contraddittorie impedendoci di trovare il senso ultimo della vita. Ci ha segnalato la medicina per guarirla: lo “splendore della verità”, che può essere cercata a fatica, ma non può essere negata, senza che la nostra vita piombi nel non senso e nella tristezza. Ci ha proposto insieme la forza rigenerante dell’amore e della speranza, dandocene il segreto: Gesù, di cui egli ha disegnato i lineamenti con i suoi libri, i suoi discorsi, le sue omelie. Dietro il vigore e il rigore del pensatore, vibrava una calda umanità che si esprimeva nella discrezione e nella delicatezza con cui si concedeva al rapporto con tutti. Io ho avuto modo di conoscerlo anche prima che diventasse papa. Fu lui ad inviarmi ad Assisi, dove l’ho poi accolto due volte: la prima il 17 giugno 2007 per la visita pastorale a questa Città a lui particolarmente cara, anche per la sua speciale devozione a san Francesco maturata attraverso gli studi su san Bonaventura. La visita sigillò la “riforma” che egli aveva appena fatto con il motu proprio Totius orbis con il quale inaugurava nella Città serafica una nuova storia di comunione e sinergia pastorale tra diocesi e famiglie francescane, che tanto bene ha prodotto in questi sedici anni. Il suo discorso nella cattedrale di San Rufino illustrò i fondamenti teologici di questa riforma, che lungi dal restringere la vocazione universale di Assisi, l’ha potenziata. Altra visita il 27 ottobre 2011, questa volta all’insegna dello “spirito di Assisi”, nel 25° anniversario dello storico incontro di preghiera per la pace vissuto insieme da San Giovanni Paolo II e dai leader delle religioni mondiali. Assisi guarda alla sua figura con speciale gratitudine. Durante questi lunghi anni di silenzio da papa emerito, egli ha dato uno straordinario contributo di preghiera alla Chiesa universale, continuando a guardare con affetto alla nostra Chiesa particolare, come ebbi modo di percepire nell’unica volta in cui mi è stato possibile fargli visita. Il rapporto stretto di Assisi con papa Francesco, che fin nel nome è legato a questa Chiesa del “Poverello”, non ha per nulla attenuato il nostro amore per papa Benedetto. Questi giorni speciali, tra anno trascorso e anno nuovo, sono all’insegna del ringraziamento. In tutte le chiese lo ricorderemo. Diciamo grazie per quanto ci ha dato e lo accompagniamo all’incontro con l’eterno.

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