Parcheggiatori abusivi, ad Assisi si evitino azioni di forza, si costruisca la pace

Casapound, stop all'abusivismo dei parcheggiatori

da Gabriele Pinca e Francesca Vignoli
Parcheggiatori abusivi, ad Assisi si evitino azioni di forza, si costruisca la pace. Condanniamo fermamente l’azione svolta dai militanti di Casapound, che non possono arrogarsi il diritto di “sostituirsi” a nessuno. Più che di “sostituzione”, come loro affermano, si è trattato di una squallida dimostrazione di forza: ci siamo “noi” e “voi” che siete negri (e quindi spacciate, rubate e vivete come bestie: questo è ciò che pensano quelli di Casapound e, purtroppo, non solo loro) almeno per un giorno restate a casa.

Li invitiamo quindi a utilizzare i termini corretti per descrivere queste loro azioni. Un titolo come “Casapound: a causa dell’assenza delle istituzioni, presidia il parcheggio davanti alla Basilica di Santa Maria degli Angeli al fine di allontanare i richiedenti asilo e rifugiati presenti nell’area” spiegherebbe meglio la loro natura, cioè la volontà di sostituirsi alla legge. Probabilmente però hanno paura di dichiarare apertamente quello che sono, cioè un’accozzaglia di rigurgiti fascisti e nazionalisti, e quindi si mascherano dietro le parole.

Tutto lo scalpore che da mesi solleva la presenza di alcune persone nel parcheggio di Santa Maria degli Angeli è assurdo e merita una seria riflessione, sia alla luce della direzione assunta dalla politica nazionale, sia in considerazione del fatto che quel parcheggio è frequentato maggiormente da persone (che si dicono) religiose e che, invece di chiedere interventi di forza e fomentare odio, potrebbero ascoltare le esigenze o le richieste dei cosiddetti parcheggiatori abusivi (cioè persone!).

Si accusano questi ragazzi di fastidiosa insistenza nel chiedere soldi e qualcuno è arrivato a parlare anche di reati di estorsione. Non neghiamo che questo possa accadere, anche se bisognerebbe valutare caso per caso prima di rivolgere accuse generalizzate di tale calibro. Tra l’altro sanzionarli lascia il tempo che trova, dal momento che si tratta di persone che non hanno reddito e, nello stesso tempo, neanche la consapevolezza o percezione di aver compiuto un reato, a causa soprattutto della condizione di sopravvivenza che si trovano ad affrontare.

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Molti di questi ragazzi sono richiedenti asilo con un procedimento amministrativo in corso, oppure rifugiati con protezione internazionale o umanitaria. Sarebbe opportuno, invece di sollevare problemi che minano solo la tenuta dei rapporti sociali, interrogarsi e mobilitarsi per aiutarli (anche insieme agli ordini francescani). D’altronde è la stessa Italia che li ha provvisti di permesso di soggiorno nel nostro territorio nazionale e che – a causa dei lunghi tempi amministrativi, della giustizia, della mancanza di lavoro e dei pregiudizi della maggior parte degli imprenditori – li condanna a sopravvivere (perché ricordatevi che anche loro devono mangiare!) anche frequentando forme borderline tra legalità e illegalità. Prendersela con loro è vigliacco, inutile e triste ed è solo quello che vogliono i potenti per i loro fini.

Certo, tra quei parcheggiatori abusivi potremmo trovare anche persone soggette a un provvedimento di espulsione, ma se il nostro paese non riesce a renderlo effettivo (è questo che succede nella realtà) e quella persona non ha i mezzi per abbandonare il paese, vogliamo condannarla a morte? Se l’illegalità o il caporalato possono servirsi di queste persone è perché la società e la politica italiana non riescono a gestire in modo efficiente la questione dei migranti, richiedenti asilo e rifugiati (che è una questione anche europea, almeno allo stato dei fatti). È un fenomeno strutturale dal quale l’Italia potrebbe invece ricavare grande ricchezza. Come succede già in molte zone del nostro Paese, che hanno saputo fare dell’accoglienza e dell’integrazione un punto di forza (il comune di Riace è un bellissimo esempio).

Sarebbe bello se l’intera città di Assisi – e quindi amministrazione, frati conventuali, minori e cappuccini e società civile – invece di riempirsi la bocca della parola pace a fini d’immagine o puramente commerciali, iniziasse a costruirla apertamente e realmente, accettandone i rischi e magari iniziando un dibattito pubblico sul problema.

Lo speriamo. Lavorando nel settore delle migrazioni e dell’educazione, ci rendiamo disponibili. Nell’attesa invitiamo tutti a diffidare e a contrastare le azioni dimostrative di Casapound.

 

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2 Commenti

  1. Intanto è grave chiamare i militanti di casapound “accozzaglia di fascisti nazionalisti ecc…” in quanto esseri umani con le loro idee politiche e convinzioni che si possono o non si possono condividere ma vanno rispettate se vogliamo chiamarci ancora un paese democratico…fare il processo alle intenzioni è altrettanto grave fatto poi da chi si occupa di educazione…è un vero controsenso.. senza citare poi il clero che dovrebbe proteggere questi soggetti in difficoltà ed invece reclama per la loro presenza che disturba chi va a donare “l’obolo” a favore di una chiesa sempre più affamata di soldi e potere…e per ultimo un’amministrazione che in questi casi decide di tacere con un silenzio assordante senza prendere posizione..il sindaco che parla sempre di pace di collaborazione tra popoli di aiuti…sempre così sensibile ma in questi casi non l’abbiamo mai sentita prendere posizione…chissà mai perché. Lasciamo libera interpretazione.

  2. Mah…..che articolo sconclusionato….invito l’Autore e l’Autrice a ripensare le parole scritte e sopratutto lasciar perdere l’aria buonista……..quella che ci ha portato a non essere piu’ liberi in casa nostra (la parola giusta dovrebbe essere PADRONI).
    Ben venga ogni iniziativa che sopperisce alla mancanza cronica di presenza dello Stato….ne abbiamo di esempi in Italia….qui ad Assisi ancora si sopravvive ma i segnali non sono confortanti, per cui ogni iniziativa che aiuta a rispettare (e non a sostiuire) la legge ben venga.
    P.S.: forse tra un po di tempo ci chiederenno una moneta per poter entrare in casa nostra o per non parcheggiare l’auto difronte casa nostra

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