Assessore Porzi all’Happening degli Oratori, il suo intervento

Una bacchetta per la Pace, Porzi presenta iniziativa a presidenti assemblee italiane

da Donatella Porzi (Assessore cultura, Provincia di PG)
Questo happening, che è un’opportunità di confronto e di scambio per tutti gli educatori che vi operano, è un’occasione, anche per chi opera in altre realtà, come la scuola o altre istituzioni pubbliche, per riflettere con attenzione sul tema proposto della spiritualità e su come esso, in fondo, riassuma in sé la questione della crescita e dello sviluppo della personalità dell’individuo, e con esso di tutta la collettività, in tutte le sue sfaccettature.

A questo scopo mi è sembrata particolarmente suggestiva l’immagine, proposta dalla Nota pastorale della CEI), dell’oratorio come “Laboratorio dei talenti”. In ogni luogo deputato alla sana crescita della persona, come nella scuola ma anche in tutte le forme di associazionismo giovanile dove si praticano le più diverse attività, sportive, culturali, ricreative, del volontariato, in fondo l’obiettivo prioritario può essere individuato nel richiamo alla spiritualità e alla messa a frutto dei talenti dell’individuo.
Non è un caso che anche Papa Francesco, in una delle udienze tenutesi lo scorso anno, lo abbia fatto, riprendendo sinteticamente il tema sviluppato più ampiamente nella Nota pastorale ad esso dedicata, in cui si sottolinea l’importanza fondamentale dell’educazione alla vita buona del Vangelo, vita buona considerata “Il Laboratorio dei Talenti”, appunto.

Voglio, consegnare e precisare alcuni concetti: anche così, recuperando il significato più profondo che le parole hanno, si contribuisce a realizzare la vita buona, fatta di rapporti autentici, di amore, verità.

Cos’è il talento?
È la risorsa che continuamente cambia e rinnova la nostra vita, è la sua linfa, il suo nutrimento.
Nel linguaggio comune con la parola “talento” si definisce un’abilità dai tratti eccezionali. Si ritiene di solito che a un grande talento debba seguire una carriera brillante, costellata da elevati guadagni.

Il talento, quindi, viene visto come caratteristica esclusiva di personalità famose, attori, pittori, artisti, sportivi… Vi è inoltre la tendenza a credere che tale “dote” speciale venga scoperta solo in giovane età, che bisogna coltivarla con impegno e sforzo per poterla sviluppare. Questo è il modo corrente di pensare, che svaluta il talento a strumento di ricchezza e di fama; invece esso è ben altro: un’energia creativa che vive dentro ognuno di noi e che, lasciata libera, porta ogni persona alla sua piena e spontanea realizzazione.

È un patrimonio alla portata di tutti, che non riguarda capacità speciali ma l’attitudine a seguire le proprie vere inclinazioni, la realizzazione di se stessi, a qualsiasi età. L’espressione del proprio talento permette di manifestare la propria vera natura. Il talento è presente in ogni individuo, è una “forza” in grado di guidare l’uomo verso le scelte più coerenti per far affiorare la sua essenza, la sua irripetibile impronta sulla terra.

Questo “diamon” o “genio”, come venne definito da James Hillman, uno dei massimi allievi di Jung, è presente in ogni uomo, e ne rappresenta il nocciolo più vero e profondo, la sua personalità, le sue vocazioni, in sintesi la sua immagine più autentica. In altre parole, il suo talento, la nostra carta d’identità esistenziale, la nostra tendenza naturale, il perno invisibile attorno al quale tutti noi ruotiamo e sul quale si fondano la nostra realizzazione e la nostra felicità. Ma questo nocciolo che ci definisce deve essere continuamente cercato, compreso, alimentato, durante tutto l’arco della vita, per il suo pieno dispiegarsi.

Visione laica, il daimon di Hillman, e visione cristiana, i talenti che il Signore dà ai servi, dunque, confluiscono nello stesso messaggio: quello di non vivere una vita vuota, grigia, povera di contenuti, ma di viverla in modo attivo, aperto agli altri, alla relazione e, perché no, anche al rischio, cercando di vincere con gli altri le innumerevoli paure ed angosce.

Molti pensano che il nostro processo di crescita finisca quando il corpo, le sue funzioni e i suoi organi sono del tutto formati. Giunti all’età adulta, insomma, secondo questo modo di pensare, non ci sarebbe più nulla che debba evolversi in noi.
Niente affatto: ci sono in tutti noi funzioni invisibili, sottili, di cui il talento è espressione sintetica, che non cessano mai di svilupparsi e di crescere ed è soprattutto lì che si gioca la nostra identità e la possibilità di realizzarsi ed essere felici.
È fondamentale comprendere che l’anima non smette mai di fiorire nel corso della nostra vita e che dipende da noi nutrirla nel modo giusto. Le funzioni “sottili” legate all’anima e al talento costituiscono la trama profonda del nostro essere, come un germoglio che prepara i suoi frutti. Far emergere il talento significa dunque “fare i frutti” della pianta che siamo.

Questo può avvenire in qualsiasi stagione della nostra vita. C’è dunque un’identità profonda depositata dentro ognuno di noi: in essa sono inscritti il nostro modo di essere, le nostre caratteristiche, cosa ci appassiona e cosa detestiamo, come amiamo, i nostri gusti, il modo di reagire alle difficoltà, il carattere, che strada siamo portati a percorrere nella vita e mille altre sfumature ancora.

Tutto questo concorre a formare il nostro talento, quel tratto originale e unico che ci contraddistingue l’uno dall’altro.
Spesso però questa immagine nasce da input esterni, da immagini stereotipate di successo, di moda, di bellezza imposte dai media. Queste immagini conformiste aleggiano attorno a noi, pronte a disturbare l’affermarsi dell’immagine nostra più autentica. Cerchiamola dentro di noi, in profondità, attraverso la pratica del raccoglimento interiore e della ricerca della spiritualità.

Il termine talento deriva dal greco “talanton” che significa “bilancia”. In seguito poi con la parola talento si passò a indicare il peso che veniva posizionato su uno dei piatti della bilancia per valutare il peso dell’oggetto posto sull’altro piatto. Poi la parola passò a definire il valore stesso di questo peso, e in particolare delle monete, perché il loro pregio dipendeva dal materiale con cui venivano coniate e quindi dal loro peso. Col termine “talento” fu chiamata dunque una moneta diffusa nell’antica Grecia, che aveva valore diverso a seconda delle varie città e in base al fatto che fosse d’oro o d’argento. Il “talento” fu quindi presso molti popoli antichi il nome di una moneta, un’unità di misura del valore economico.

Solo con la progressiva diffusione del Vangelo il termine talento cominciò a prendere altri significati, rispetto a quelli prettamente economici che lo contraddistinguevano all’origine, in seguito alla nota parabola contenuta nel Vangelo secondo Matteo.
In seguito alla diffusione della parabola dei talenti, alla parola talento venne poi attribuito comunemente il significato di qualità, di dote. Così diventò di uso comune anche la frase: «far fruttare i propri talenti», con il significato di mettere a frutto le proprie qualità personali.

Sì, è tutto bello, eppure manca qualcosa, e senza questo qualcosa non possiamo veramente dirci felici. In molti casi qualcosa manca veramente, solo che si tratta di un elemento a cui non diamo abbastanza importanza: qualcosa che ci metta in contatto diretto con noi stessi: la ricerca del nostro essere più profondo, di quella spiritualità che va oltre le cose materiali, che più ci avvicina a Dio ma anche agli altri uomini.

Anche questo, soprattutto questo deve essere il nostro talento: un bagaglio di valori da riscoprire dentro di noi, da tutelare e da mettere in pratica, nelle forme che ci sembra più giusto utilizzare.
Forse non siamo stati abituati a dargli voce abbastanza, fino al punto che non sappiamo cosa sia e quale sia. Far emergere il proprio talento e coltivarlo cambia completamente il modo di stare nella realtà. Ha un effetto prodigioso sulla psiche: ci fa sentire bene e realizzati. Ma per avere questo effetto dobbiamo individuarlo o riscoprirlo, difendendolo dagli innumerevoli impegni della vita quotidiana, dagli stereotipi delle false realizzazioni di sé oggi dominanti.

La nostra unicità va difesa e tutelata.
Lo psicoanalista americano James Hillman dice che per vedere il “genio” che è in noi ci vuole l’occhio non della mediocrità, bensì un occhio che guardi la “differenza”, il “diamon” che è dentro ognuno di noi; Ecco il talento esplicita la nostra diversità. Talento non vuol dire che vinci le Olimpiadi, Il talento è uno stato spontaneo dell’anima che produce azioni in correlazione con la nostra interiorità.

Dice Hillman: «C’è bisogno di uno sguardo nuovo, e lo sguardo nuovo è uno sguardo posato su di te non per cercare ciò che devi raggiungere ma semplicemente per guardare un mistero che si rivela a frammenti».
Non coltivare il talento rischia di provocare effetti dannosi sulla nostra salute fisica e psichica e, dunque, su tutta la società.

Viviamo in tempi difficili per tutti, e in particolare per i giovani. Sappiamo dalle indagini effettuate in Europa ed in Italia le difficoltà più evidenti vissute dai giovani:
Abbandono scolastico,
Bassi tassi di scolarizzazione e, in particolare, di scolarizzazione terziaria,
Fenomeno dilagante dei Neet (Not in education, or employment or training),
Disoccupazione,
Incertezza nelle prospettive future.

Tutte problematiche molte ben presenti a livello europeo e nella strategia “Europa 2020” che guiderà le azioni europee nel prossimo settennio, che dovranno contribuire ad una crescita intelligente, sostenibile, inclusiva, in questo operando una più stretta connessione tra gli aspetti economici, ambientali e sociali di ogni progetto approvato.

Un’enfasi particolare viene dato alle problematiche sociali più urgenti prima elencate, ed in particolare alla questione giovanile. Essa può senz’altro rientrare nei macro programmi approvati di recente dall’UE, come ad esempio ERASMUS Plus, che combina tutti gli attuali regimi di finanziamento dell’Unione europea nel settore dell’istruzione, della formazione, della gioventù e dello sport, compreso il precedente programma di apprendimento permanente (Erasmus, Leonardo da Vinci, Comenius, Grundtvig), Gioventù in azione e cinque programmi di cooperazione internazionale (Erasmus Mundus, Tempus, Alfa, Edulink e il programma di cooperazione con i paesi industrializzati). Esso comprende inoltre per la prima volta un sostegno allo sport.

Ma anche nel programma EUROPA CREATIVA possiamo trovare delle possibilità di finanziamento, un programma quadro di 1,46 miliardi di euro dedicato al settore culturale e creativo per il 2014-2020, composto da due sottoprogrammi (Sottoprogramma Cultura e Sottoprogramma MEDIA) e da un fondo di garanzia per il settore culturale e creativo.

Per concludere le problematiche giovanili prima elencate, dunque, possono essere affrontate da vari punti di vista ed essere inserite in progetti a valenza europea.

Ecco che l’incremento della scolarità può essere senz’altro considerato un fattore importante per la crescita personale, ma anche un fattore che può agevolare l’inserimento nel mercato del lavoro;
La riscoperta dei comuni valori europei, tra i quali quelli cristiani, quelli presenti in tutte le costituzioni nazionali ed anche nella Carta dei diritti fondamentali, favorisce l’allentamento delle tensioni sociali e contribuisce al rafforzamento della coesione delle comunità.

Ecco, dunque, che anche gli oratori possono diventare luoghi e soggetti protagonisti di una progettazione europea volta ad affrontare le problematiche sociali del contesto in cui sono immersi, nell’ambito di partenariati pubblico-privati che includano anche gli enti pubblici, in particolare per la conduzione di attività informali e non formali, ma pur sempre educative, al fine della diffusione dei valori della tolleranza, della solidarietà, dell’amore verso il prossimo, e del rafforzamento di quelle competenze trasversali, utili in ogni professione ma anche nella vita privata degli individui, come saper stare in gruppo, programmare e realizzare un progetto, individuarne le criticità e farvi fronte, …

Tutto ciò nell’ambito dei valori cristiani, ma direi universali, dell’amore, della tolleranza, del rispetto della vita e della dignità delle persone che è bene supportare in questi tempi di crisi, economica e di valori, con la consapevolezza che un piccolo aiuto può essere determinante per l’individuo e, dunque, per l’intera società, per la scoperta e la messa a frutto dei propri “talenti” nel senso evangelico ma anche laico prima richiamato.

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